Una mostra come un libro da sfogliare che materani e turisti sono invitati a visitare, per la gran messe di informazioni, foto, tecniche e attrezzature che interessano Matera e la sua provincia attraverso la cronaca, di fatti di nera ma anche di attualità positiva e di relazioni.

La visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1991, l’attività svolta nel 2003 durante la rivolta al sito nucleare unico nazionale a Scanzano Jonico, episodi di cronaca nera come l’omicidio di Antonio Grieco a Montescaglioso, gli attentati incendiari al carro trionfale del 2 luglio nel 1996 e alla chiesa di Sant’ Agnese nel 1994 a Matera, il furto di affreschi nelle chiese rupestri della Murgia nel 1962, la visita del G7 dei ministri finanziari europei del 2017, fino al concerto di Jovanotti a Policoro e la gran mole di attività sul piano della prevenzione e della sicurezza per Matera capitale europea della cultura 2019.

C’è anche un pezzo di cronaca della Basilicata , integrata nella mostra itinerante ”Frammenti di storia. L’Italia attraverso le impronte, le immagini e i sopralluoghi della polizia scientifica” inaugurata a Matera su iniziativa della Polizia di Stato, Questura di Matera nell’ambito dell’anno di Matera capitale europea della cultura 2019.

La mostra, inaugurata dal questore Luigi Liguori e dai direttori Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, Francesco Messina, del Servizio Polizia Scientifica dirigente superiore Luigi Rinella, si snoda attraverso teche e pannelli che ripercorrono la storia del Paese attraverso gli atti della Polizia Scientifica dal secolo scorso a oggi con le foto segnaletiche di politici come Benito Mussolini, Luigi Longo, Alcide De Gasperi, di terroristi come Mario Moretti e malavitosi come Carmine Schiavone, fino alle stragi di via D’Amelio, Bologna, Ustica, all’arresto di boss come Bernardo Provenzano e agli sbarchi dei Migranti.

Davvero interessante è la sezione dedicata alle attrezzature utilizzate dalle donne e dagli uomini della scientifica. Ieri quando in caserma si sviluppavano i rullini di pellicole fotografiche in bianco e nero, mettendo poi le foto ad asciugare come biancheria su un filo stesso in camera oscura. E si rilevavano le impronte prendendo l’occorrente dalla valigetta, spargendo con un pennello, polvere di alluminio il cosiddetto grigio-argento e additivi (che si deposita sulle linee papillari) dove si presume sia l’impronta.

E poi macchine fotografiche a pozzetto (Rolleiflex di varie epoche e tipo, Linhof supertecnica con telemetro, due ottiche e filtro luce;cineprese come una Bolex Paillards da 16 mm) registratori, rulline, microfoni,lampade fino ai moderni impieghi di tecnologie avanzate e di laboratorio.

La mostra -allestita nell’ex ospedale San Rocco- resterà aperta fino al 17 settembre, orari di apertura 9,30-13,00/16,00-19,30.