” Hasta siempre” ha detto Yvan Sagnet presidente dell’Associazione NoCap e ”Basta con i comitati sicurezza pubblica” (ritenuti non esaustivi) sui problemi dei migranti gli ha fatto eco Gianni Fabbris, presidente di Altragricoltura a Matera, dopo la costituzione del Forum, per annunciare un periodo di manifestazioni per voltare pagina (la decennale vicenda di Palazzo San Gervasio insegna) sulla vicenda degli immigrati de ”La Felandina’, della quale abbiamo parlato abbondantemente in altri servizi. E loro con le argomentazioni ripetute e scritte nel ”Forum della dignità” che pubblichiamo più avanti, hanno denunciato la insostenibilità della situazione e chiesto impegni precisi che ribadiranno nei prossimi giorni a Matera, Potenza e in altri luoghi. In sintesi sono rispetto della dignità del lavoro, semplificazione dei tempi di regolarizzazione. applicazione delle norme sui flussi di manodopera in agricoltura, sistemazione logistica adeguata dopo l’annunciato sgombero dal sito precario della ” Felandina” a Bernalda( Matera) dove nei giorni scorsi si è verificato un incendio, che ha procurato la morte di una immigrata. Sono le richieste che gli attivisti del ”Forum Terre di Dignità” , Altragricoltura, Associazione NoCap e Comitato Braccianti della Felandina hanno illustrato a Matera nel corso di una manifestazione e di una conferenza stampa davanti alla Prefettura.


” Occorre -ha detto Gianni Fabbris, presidente di Altragricoltura- uscire una volta per tutte dall’emergenza, restituendo dignità ai lavori immigrati dei campi, superando precarietà e illegalità. Gli strumenti per operare ci sono e vanno applicati con una programmazione adeguata e condivisa. Per questo nei prossimi giorni rafforzeremo con il confronto con le Istituzioni locali e coinvolgendo quanti sono impegnati nella soluzione del problema, a cominciare dalla data sgombero del ghetto della Felandina e dalla sistemazione dei migranti che non conosciamo”. Richieste ,poi, ufficializzate nell’incontro in Prefettura Alla manifestazione ha partecipato, tra gli altri, anche Yvan Sagnet presidente dell’Associazione NoCap che sta partecipando in questi giorni alla realizzazione del docufilm ”Il Nuovo Vangelo” diretto da Milo Rau con l’apporto della Fondazione ”Matera-Basilicata 2019”sulla situazione dei migranti e dei ghetti. E la presenza degli immigrati, alcuni dei quali hanno preso la parola, hanno denunciato tutta la insostenibilità della situazione. Sagnet, che ha ricevuto una onorificenza del Presidente della Repubblica per la lotta a favore dei braccianti immigrati, è andato al cuore del problema evidenziando i limiti della legge Bossi Fini e chiedendo una attestazione ”temporanea” anagrafica per i migranti, in attesa di regolarizzazione. Giriamo la richiesta al futuro governo del BelPaese. La problematica dei migranti e dello sfruttamento di manodopera in agricoltura avrà ulteriore risalto nel film ”Il Nuovo Vangelo”, con alcune sequenze (conferenza stampa compresa) che finiranno nel filmato. Un film denuncia con i colori giallo rosso e nero davanti alla chiesa di San Domenico, chiusa da cinque anni, e una grafica dal teoria della liberazione che ci ha ricordato ”largamente” l’esperienza del vescovo sandinista Lorenzo Cardenal .Altri tempi per un potere agli ultimi, con la testa cinta da una corona di spine,bandiere e pugno chiuso. Hasta Siempre , Felandinos ! #Jesusisback. Gesù è tornato…e lotta insieme a noi.

IL DOCUMENTO DEL FORUM

Bernalda, Sala Parrocchiale Chiesa “Mater Ecclesiae” – 10 agosto 2019
Metaponto di Bernalda, Ghetto della Felandina – 21 agosto 2019

Noi, associazioni e singoli impegnati nella difesa del territorio, delle Comunità, della nostra terra e dei diritti, ci siamo incontrati una prima volta a Bernalda nella Sala Parrocchiale della Chiesa “Mater Iglesiae” su proposta dell’Associazione TerreJoniche per discutere e valutare la situazione del territorio all’indomani dell’incendio della ex “Felandina” in agro di Metaponto e, successivamente, nel Ghetto della Felandina per ratificare questo documento e decidere la costituzione del Forum Terre di Dignità.
Siamo diversi per approccio culturale, visione politica, esperienze concrete, composizione e natura delle pratiche che mettiamo in campo ma (in nome dell’impegno laico come dell’impegno religioso, di quello sociale come di quello istituzionale) siamo tutti testimoni attivi di una presenza diffusa da anni a sostegno dei più deboli, dei diritti e del territorio in quanto rappresentanti di sindacati, associazioni di volontariato, comunità e associazioni di credenti, movimenti civili, espressioni della cultura e dell’arte, comitati di iniziativa.
In nome della nostra diversità che coltiviamo come valore e ricchezza, riconoscendoci nei comuni valori della democrazia, avendo bene a cuore i principi di umanità e di giustizia e l’obiettivo di tutelare e difendere le nostre comunità, dopo esserci incontrati abbiamo deciso di costruire uno spazio comune di iniziativa per mobilitare la società e le istituzioni perché la barbarie e l’arretratezza dei ghetti in cui vivono i braccianti impegnati nelle campagne di raccolta e nel lavoro delle nostre terre abbia una risposta degna della nostra storia e cultura civile e democratica.
Per questo oggi sottoscriviamo questo documento a base della costruzione del Forum Terre di Dignità come spazio aperto, plurale e inclusivo di coordinamento e gestione delle iniziative comuni per mobilitare la società lucana e nazionale e per chiedere che le Istituzioni Territoriali (Comuni e Provincia), Regionali e Nazionali assumano la piena responsabilità delle risposte ormai non più rinviabili per superare la condizione dei ghetti e integrare ai braccianti (italiani e non) ed agli agricoltori le migliori condizioni a garanzia delle qualità e della sicurezza della nostra produzione agricola.
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Il Forum delle Terre di Dignità per il Riscatto delle Comunità
Le nostre comunità rurali siano i luoghi dell’accoglienza e dell’agricoltura dei diritti per agricoltori, braccianti e cittadini, con uomini e donne al lavoro per produrre un cibo giusto
tutelando il territorio e la democrazia
L’incendio della Felandina (Metaponto), in cui il 7 agosto 2019 è morta fra le fiamme Eris Petty Stone è l’ultima grande tragedia, in ordine di tempo, nel nostro territorio. La Felandina rappresenta l’ennesima vergogna italiana come lo sono tutti i ghetti in cui sono costretti i braccianti che si spostano per lavorare nei campi sia italiani che europei.
Il ghetto è uno dei tanti non luoghi dove vivono in condizioni disumane centinaia di persone (uomini, donne e bambini) la gran parte di loro lavoratori regolari nel nostro agroalimentare.
“Agglomerati urbani di fortuna”, baracche prive di acqua, luce e servizi igienici, luoghi non consoni per chi contribuisce a mantenere vitale il nostro sistema produttivo. Tutto questo nella totale indifferenza e disinteresse dello Stato, della Regione, dei Comuni, istituzioni incapaci fin qui di garantire il rispetto minimo dei diritti umani e di assolvere alla funzione di programmazione e supporto che competono loro.
Se ci sono eventi prevedibili nel Metapontino (come ovunque in Italia e in Europa) questi sono i bisogni e i flussi di manodopera in agricoltura. Sappiamo tutto con sufficiente approssimazione: quanti ettari delle differenti colture si mettono in campo, in quali periodi si svolgono le lavorazioni, quanti sono i bisogni stimati di uomini e donne che dovranno essere impegnati per lavorare. Se si sa programmare la gestione dell’acqua, perché non si possono organizzare i flussi di lavoro?
Dove è “l’emergenza”? Centinaia di braccianti (migliaia se consideriamo gli spostamenti interregionali) arrivano ogni anno da fuori del nostro territorio per integrare l’offerta di manodopera locale insufficiente, senza trovare le condizioni adeguate per poter lavorare: servizi, abitazioni, trasporti. Non potranno essere gli agricoltori a farsi carico da soli di risolvere problemi che, evidentemente, richiedono la piena responsabilità delle istituzioni nel determinare le condizioni logistiche e operative per l’accoglienza, un piano di gestione dei fabbisogni, una gestione trasparente del rapporto domanda/offerta di lavoro, una infrastrutturazione dei trasporti.
Cosa ci dobbiamo aspettare se i pomodori sono pagati 8 centesimi al campo o le albicocche 5 centesimi? Quale qualità del lavoro e dei prodotti potrà essere garantita? Possiamo scandalizzarci del lavoro schiavo se accettiamo l’idea che i prodotti al campo vengano sottopagati dalla speculazione commerciale e finanziaria?
In un Paese che da millenario luogo di produzione del cibo e lavoro della terra diventa una grande piattaforma commerciale, la presenza dei migranti nel nostro territorio durante le campagne di raccolta e lungo i tempi del lavoro della terra amplifica i nostri ritardi e i problemi di una società economicamente sempre più debole con un’agricoltura che sta vivendo una crisi insopportabile.
È in questo quadro che dobbiamo unire gli sforzi per affermare, al contrario, il fronte comune di chi lavora e produce e di chi ha interesse diretto ad un cibo giusto prodotto in un territorio tutelato e in contesti trasparenti; il nostro sistema straordinario dell’ortofrutta non può permettersi condizioni barbare da medioevo e le istituzioni non possono lasciare soli i nostri agricoltori e i braccianti a pagare lo sfruttamento di prezzo al campo ed a scaricarlo sui più deboli.

Tantomeno possiamo permetterci che in alcuni luoghi delle nostre aree rurali, con i ghetti, sopravvivano delle persone senza assistenza sanitaria sia perché è una condizione incivile e indegna per chi vi vive sia perché questo espone le stesse comunità rurali a rischi intollerabili.
Serve un piano coordinato e integrato che, oltre che a determinare l’efficienza logistica e una vita dignitosa per chi lavora la terra, affronti una forte azione per garantire al tempo stesso le più corrette condizioni di rispetto dei diritti del lavoro sia per i braccianti italiani che non italiani ma, anche, la più trasparente e giusta distribuzione del reddito lungo le filiere agroalimentari in modo che alle aziende venga riconosciuta la redditività degli investimenti e del lavoro.
Abbiamo bisogno, ora più che mai di una forte alleanza per costruire le condizioni di intorno alle campagne di raccolta dell’ortofrutta nel nostro territorio ed a quello di cura delle nostre terre durante tutto l’anno, servizi adeguati, accoglienza, intermediazione di manodopera trasparente ed efficace per garantire sia le imprese agricole che hanno bisogno delle braccia nei campi sia i braccianti che vi lavorano (italiani e non italiani). Uscire dalla barbarie e dall’arretratezza dei ghetti è nell’interesse di tutta la comunità
Prima condizione per l’alleanza e suo obiettivo strategico è quello di ricostruire le condizioni di dignità del lavoro nelle campagne italiane e nelle comunità rurali che devono essere, come sono sempre state, il luogo dell’accoglienza, della condivisione e della cittadinanza per tutti coloro che vi vivono e vi lavorano.
Per noi la cittadinanza è un diritto che deriva direttamente dal vivere e lavorare onestamente nella comunità; diritto che va pienamente riconosciuto superando i lacci e laccioli che, al contrdignità ario, tendono a trasformare in clandestini anche chi prova a integrarsi ed a lavorare, consegnando fasce sempre più larghe di braccianti migranti nelle mani del caporalato. La garanzia, al contrario, del diritto alla cittadinanza a quanti sono direttamente impegnati col lavoro diventa il primo presidio per sottrarre una delle armi più potenti in mano della criminalità e restituire alle comunità rurali le condizioni di legalità e trasparenza cui hanno diritto.
Su questa base oggi nasce il Forum Terre di Dignità
Confidiamo che la comunità locale, che ha dimostrato in questi giorni una forte sensibilità fornendo un continuo aiuto materiale nel superare l’emergenza seguita al tragico evento dell’incendio, sia pronta a contribuire a questa iniziativa di grande valore sociale e civile.
Invitiamo, comunque, tutti e tutte (anche le Associazioni e i Movimenti extra territoriali) a sottoscrivere numerosi il documento, ad aderire e a mobilitarci per realizzare i cinque obiettivi concreti che ci proponiamo per affrontare le questioni della condizione del lavoro nelle campagne e dell’integrazione dei lavoratori migranti:
– promuovere la più ampia alleanza sociale dal basso inclusiva e plurale che veda al centro i braccianti, gli agricoltori e i cittadini fruitori
– coordinare (nel pieno rispetto dei differenti percorsi di ognuno) le iniziative delle associazioni e dei soggetti che sottoscrivono il documento per rendere più efficace l’iniziativa di sostegno e tutela dei braccianti migranti con particolare riferimento all’accoglienza, al diritto alla salute, al supporto per il riconoscimento della cittadinanza o dei permessi di soggiorno
– lanciare e sostenere la più ampia iniziativa di comunicazione sociale definendo una campagna di educazione, formazione, informazione e controinformazione rivolta ai cittadini ed alle comunità
– individuare ed elaborare proposte e progetti di piani e azioni che nei territori intervengano a creare esperienze ed esempi positivi anche mettendo a valore le disponibilità di risorse pubbliche
– fare pressione nei confronti delle istituzioni locali, regionali e nazionali perché il tema del superamento dei ghetti, del rispetto dei diritti al salario per i lavoratori ed al reddito per gli agricoltori diventi centrale per il rilancio della nostra agricoltura e del ciclo produzione/distribuzione/fruizione del cibo sia con azioni e provvedimenti legislativi, sia utilizzando a pieno e trasparentemente le risorse messe a disposizione dalle fonti nazionali e comunitarie.

Firme.

– Associazione TerreJoniche
– Comitato Braccianti della Felandina
– Altragricoltura Confederazione per la Sovranità Alimentare
– Associazione NoCap
– Campagna “La Rivolta della Dignità”
– Associazione ARCI “Iqbal Masih” Venosa
– Associazione “Venosa Pensa”
– Laboratorio per il Bene Comune, Bernalda
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