I residenti dei rioni Sassi, riuniti in un Comitato di quartiere che continua a chiedere confronto sulla base di proposte e di progetti sulle cose da fare, metteno le mani e suonano il campanello di allarme sul rischio che gli antichi rioni di tufo e la ” capitale europea della cultura 2019” diventino come Venezia con tutti i rischi che la cosa comporta. A Matera, purtroppo, e lo abbiamo segnalato nell’altro servizio sull’abusivismo delle guide e di alcuni promoter che con fare insistente tallonano i visitatori, il turismo va avanti da sè come il ” Carrozzone” di Renato Zero, sulle note scontate del ” Va bene, va bene così”’ di Vasco Rossi” e del ” Non c’è più niente da fare” di Bobby solo. Situazioni paradossali ma possibili se non si intereviene per tempo. ” Le sentinelle” dei Sassi non ci stanno e ricordano le proposte avanzate, ma con poco costrutto, sul piano e sul metodo del confronto circa la fruizione dei luoghi, l’igiene e il decoro, la manutenzione di siti e spazi che mostrano il peso degli anni, l’usura e l’aggressione dell’uomo e della natura. Vecchi problemi e tanti S.O.S, come evidenziato per il percorso- danneggiato da orde di turisti- che da Porta Pistola porta a quello che i somari chiamano ponte tibetano sulla gravina. E che dire del muraglione di via Muro, attaccato da rampicanti e arbusti che stanno sgretolando il masso tufaceo a ridosso della scalinata che ha ospitato le scene de Il Vangelo Secondo Matteo, ” The Passion”, ” Ben Hur” e tanti altri ? Dal Palazzo di città – denuncia in una nota il Comitato Sassi- solo immobilismo e una richiesta, in vista della visita dei ministri economici del G7- che vedranno da Palazzo Lanfranchi una realtà viva, di proprietà demaniale, che non potrà essere trasformata in una Disneyland per turisti. “…Ammireranno questo nostro ‘presepe’, in nome di un’economia altra, costruita intorno all’abitare i Sassi e Matera tutta in forme vere, non come vetrina di un finto vivere”. Una scommessa per Matera 2019 e per quel ruolo di abitanti culturali, che due anni fa e passa fecero la fortuna della nostra candidatura.Ma in tanti, maneggioni del politica di bassa lega, l’hanno dimenticato. E le vicissitudini della Fondazione della fase oscura e segnata dalle polemiche, seguita alla proclamazione, lo hanno confermata. Ma c’è tempo per riscattare in parte il tempo perduto. Si cambi metodo: ascoltarsi e confrontarsi. Il cuore antico della nostra città, patrimonio dell’Unesco, ha bisogno di questo.

E’ tempo di futuro: Matera e i Sassi oltre la stasi

Comitato del Quartiere Sassi

Stasi, siamo fermi di fronte a muri restaurati, ma incapaci di comunicare.
Questa è la situazione oggi, a quasi un anno dalla grande assemblea pubblica che come Comitato dei Sassi organizzammo a giugno dell’anno scorso, proprio per rilanciare l’idea di comitati di quartiere e di voci collettive di cittadinanza che si ponessero in una dinamica di dialogo con l’amministrazione.
Allora fummo ‘nominati’ sentinelle dei Sassi: ma non vorremmo essere divenuti anche noi sentinelle di pietra, talmente connaturati con lo spazio che abitiamo (sia come residenti che da persone che lì operano nelle loro attività lavorative), da divenire oggetti percepiti come immobili, degni eventualmente (sempre rispettando i lunghi tempi della macchina amministrativa) di soli interventi di restauro. Con il nostro lavoro, abbiamo fatto capire all’amministrazione che il ruolo della cittadinanza, una volta assolto il suo compito di corpo elettivo, non può essere più percepito come semplice spettatore, fruitore, ma dovrebbe essere sempre più coinvolto nei processi di costruzione delle politiche, in particolare quando si abita un luogo delicato, fragile, carico di mille anime (sia storiche che contemporanee), che hanno bisogno di un dialogo continuo.
Ci abbiamo provato, con tante proposte, emerse nel ricco documento presentato proprio in occasione dell’assemblea: dalle questioni igienico/sanitarie, a quelle della fruizione dei luoghi, all’uso del patrimonio demaniale secondo modalità diverse (con attività che non siano solo al servizio di un turismo di consumo), ai muri che crollano (porta Pistola, via Muro, e tanti altri) e per i quali nulla si sta facendo.
Abbiamo chiesto udienze alle varie commissioni; abbiamo lanciato iniziative di recupero, come nel caso dello spazio di via Casalnuovo. Abbiamo cercato il dialogo, proprio perché non siamo di pietra.

La risposta? Un silenzio assordante (a parte la moda di vuoti comunicati, selfie amministrativi, tesi più a fare mostra di sé che a cercare il dialogo).
Non ci sentiamo sentinelle, né tantomeno siamo di pietra.
Siamo semplici cittadini che vivono un luogo, con un profondo senso di cura per il nostro quartiere e per i processi di coinvolgimento che sentiamo dovrebbero muovere anche altri quartieri della città. Siamo stanchi di un politica, questa sì, di pietra, ferma, immobile, chiusa nelle proprie stanche stanze, dove giunte e consiglieri si parlano addosso, azzerandosi e riazzerandosi, spenti nell’eco di pareti immobili.

La città tutta si sta trasformando, mentre al palazzo comunale assistiamo ad un incredibile immobilismo.
Negli ultimi ponti vacanzieri, abbiamo assistito a orde di turisti che invadevano i nostri spazi (e non solo quello dei Sassi), ad ‘ammirare’ quello che una volta era il simbolo della vergogna.
Ecco, ora noi ci sentiamo parte di una vergogna rinnovata, quella di non essere in grado di rispondere ad un vecchio modello di politica e di turismo, ancorata a modelli novecenteschi. Una politica fatta dall’alto, senza interlocuzioni, ed un turismo di consumo, che, in continuo aumento, è destinato a corrodere quello che ora esaltiamo nelle sue forme restaurate, non nel suo essere spazio dinamico di vita contemporanea e di visione del futuro.
Non vogliamo, con i dovuti distinguo, divenire una nuova Venezia, che in 50 anni ha perso più di due terzi della sua popolazione: noi vogliamo abitare Matera e i suoi Sassi, con nuove economie che non la condannino ad essere solo spettacolo, ma luogo vivo di rinnovate energie.
Matera ha una peculiarità che molti altre città italiane – che già rifuggono questo modello di consumo – non hanno: gran parte dei Sassi sono di proprietà demaniale, in gestione all’amministrazione comunale. Per rifuggire gentrificazioni e ‘Disneyland’ per i turisti, noi dobbiamo offrire modelli diversi di vita, di economia, con uso diverso degli spazi, mirati alla cura di una comunità che non vuole solo vendere sé stessa per poi scomparire (corsi e ricorsi della storia). Ed è questo che vorremmo suggerire ai ministri dell’economia del G7 che il 12 maggio, dall’affaccio di Palazzo Lanfranchi, ammireranno questo nostro ‘presepe’, in nome di un’economia altra, costruita intorno all’abitare i Sassi e Matera tutta in forme vere, non come vetrina di un finto vivere.

Ci auguriamo che la ripartenza del processo Matera 2019, che ha a cuore questi temi, aiuti questo senso di rinnovata cittadinanza.
Ma serve la politica, serve il dialogo, servono persone (sindaci, assessori e consiglieri) che sappiano dialogare con la comunità tutta. Serve una democrazia che esca dai protagonismi (e azzeramenti continui), che faccia della partecipazione vera (e non per eventi) il nuovo strumento di costruzione.

Non bisogna essere sentinelle o uomini d’acciaio per fare questo: basta prendere atto del bisogno di profonde trasformazioni, che noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di costruire quotidianamente, nella sana relazione fra abitanti. Basta uscire da una politica autoreferenziale dei ‘rappresentanti’.
Se capiamo questo, andremo avanti, altrimenti saremo condannati allo spopolamento e a divenire luogo vuoto per gli occhi di altri.
E’ tempo di futuro, non di reclusione e restauro delle pietre morte.

(per continuare a discutere anche delle nuove forme di affermazione delle nostre volontà, ci ritroveremo il 20 maggio, alle ore 15, presso la sala parrocchiale di San Pietro Caveoso)