Una vita di lavoro, un quarto di secolo in cui il ruolo professionale che ci siamo scelti (per i più fortunati) o che ci è capitato di svolgere, assorbe quotidianamente gran parte delle nostre giornate  e che arriva ad identificarci e rappresentarci a tal punto che, una volta giunta l’età della pensione, si può verificare un senso di vuoto.

Un buon antidoto è, sicuramente, ridisegnare la propria persona dando più spazio alla sfera sociale e personale che negli anni dell’attività lavorativa spesso vengono trascurate o coltivate in minima percentuale.

Ed ecco, allora, che la pensione diventa un trampolino di lancio per nuovi progetti. Un momento prezioso per aprire i famosi cassetti dove sono stati riposti quei  sogni che ti permettono di volare sempre alto. E’ quello che farà, Donato Cascione, dipendente comunale per oltre trent’anni e da qualche ora in pensione ma con la testa già su un gran  lavoro. Lui che nella sua vita, fortunatamente i cassetti dei sogni non li ha mai chiusi a doppia mandata,  ma ha permesso, conciliando gli impegni di famiglia e di lavoro, di coltivare le proprie passioni. L’arte, in primis. Poeta, scrittore, pittore, Cascione, con le sue opere  ha sempre contribuito nella città di Matera e al di fuori dei confini di essa, a proporre un modello sociale fondato sulla semplicità delle cose senza prescindere dall’esaltazione dei sentimenti.

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Lui che ha raccontato i Sassi di Matera attraverso le storie di chi, quelle emozioni, privazioni, disagi, amarezze e sofferenze ha vissuto. Lui che ha raccolto in un posto “fisico”, con pazienza certosina,  gli oggetti che un tempo accompagnavano mestieri e giornate di un mondo rurale dando vita al Museo Laboratorio della Civiltà Contadina (www.museolaboratorio.it), perla preziosa della memoria della città.

Un museo etno-antropologico  situato nell’antico rione dei Sassi situato in una  struttura costituita da un lamione soppalcato del XVI sec che prolunga il volume di una rete di varie grotte preesistenti, collegate per esigenze espositive.

Oltre 500 m², il più grande del Sud Italia nel suo genere.

Punto di riferimento anche per le produzioni cinematografiche che, proprio nei Sassi hanno girato pellicole famose. Ad esempio l’ orologio da parete che appare sulla scena del film “I tre fratelli” pellicola del 1981 diretto da Francesco Rosi con la scenografia di Tonino Guerra, oppure tutti gli attrezzi della stalla, che compaiono nello stesso film, o ancora, gli arredi e gli attrezzi della bottega del falegname  San Giuseppe , nel film The Passion (2004) scritto e diretto da Mel Gibson e le orce in terracotta smaltate bianche, utilizzate perché ricordavano i vasi palestinesi.

Ed è proprio al Museo che saranno dedicate da oggi le energie di Donato. “ Sto lavorando ad un Catalogo. Una banca dati di tutto il patrimonio di interesse storico completo di schede e illustrazioni, ci dice con un sorriso sornione nel suo primo giorno da pensionato, durante i festeggiamenti con i colleghi. E poi, prosegue, mi piacerebbe ampliare il Museo con una mediateca ed una biblioteca. Tanto materiale l’ho raccolto negli anni ma adesso va sistemato per renderlo fruibile. Mi piacerebbe poter adibire lo spazio antistante al Museo a spazio espositivo per poter ospitare mostre di quadri o presentazioni di libri, in modo da poter rendere vivo e soprattutto interattivo questo contenitore. Cosa mi aspetto? Che l’Amministrazione possa abbracciare il mio progetto per poter fare qualcosa di ancora più importante e poliedrico per la città. E noi, naturalmente glie lo auguriamo.

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