Che la performance di Dino Paradiso nella finale di Tu sì que vales -sabato sera- non sia stata all’altezza della precedente e nemmeno dello suo standard abituale, lo abbiamo percepito con delusione, tutti coloro che lo abbiamo atteso, visto e votato. Non ha fato la scelta migliore tra le tante che poteva fare nel suo immenso bagaglio di battute, gag, personaggi, situazioni che lo caratterizzano nello scenario del suo settore. Capita. Pensiamo che anche lui ne sia rammaricato.  Dispiace.

Ma che ora lo si voglia far passare come un razzista questo è davvero troppo, davvero incredibile di pensare di darla a bere, non tanto per noi che lo conosciamo da sempre, ma per la sua cultura civile e politica di cui è intriso e di cui è facile per tutti trovare traccia in rete.

Ma proprio la rete è una bestia feroce che appena qualcuno la scatena trova tanti amplificatori che fanno diventare una semplice goccia in un’onda che può avere effetti devastanti per l’immagine di chi proprio di questo vive.

E questo è intollerabile perchè, trovare venature di razzismo in una battuta, persino banale, come questa: “Avevo una scatola di colori cinesi. Me ne accorsi perché erano tutti gialli”, ci vuole davvero molto impegno e mala fede.

Dino molto probabilmente più che farci il sangue amaro ci farà sù una battuta delle sue per poter sorridere anche di questa pubblicità sgradevole, eppur utile -in fondo- a farlo conoscere meglio e più a fondo come uomo, per chi non lo sapesse ancora.

Perché tutti sappiano -anche oltre la Lucania (“che c’è… “come ha detto Belén)-  che di Dino, oltre le battute c’è molto di più…..e non sono le gambe.