Si apprende, con sofferenza e rabbia, che il nazista Netanyahu ha bombardato la chiesa cattolica della Sacra Famiglia, provocando due morti e non pochi feriti. Fra i feriti c’ è anche un sacerdote- missionario. Alla notizia il coraggioso e fermo Taiani, ministro degli esteri italiano, protagonista sulla scena internazionale, impegnato ad abbottonarsi una giacca sempre troppo stretta dopo il pranzo, ha gridato che le selvagge scorribande dell’ esercito israeliano non sono “più” tollerabili. Bravo. Nella sua ferma e generosa dichiarazione, svolta nel suo modo di essere e di pensare, ha voluto dire, urlando, che finora, con sessantamila morti e Intere città rase al suolo, quelle terribili scorribande erano tollerabili, accettabili.
ORA NON PIÙ, PERBACCO!
Non ha detto che cosa intende fare se Netanyahu, nel silenzio colpevole del popolo ebreo, continuerà a bombardare chiese e bambini che cercano acqua e pane. Forse Taiani ha un’ arma segreta.
Naturalmente, così coraggioso e ardito, egli parla e urla interpretando il pensiero coraggioso e orgoglioso di Giorgia e dell’intero suo governo. Noi, dal nostro canto, piccole pedine in un mondo vasto, allibiti e inorriditi di fronte alla strage di un popolo, ripetiamo che è da colpevoli e conniventi tollerare ancora e limitarsi a condanne vacue e fatue. È il momento di agire e intervenire; è il momento che il mondo cattolico e democratico ( non Taiani non Giorgia) agiscano e provvedano. A cominciare dal papa, che deve negarsi ad ogni incontro con rappresentanti del popolo ebraico e con tutti coloro che sono schierati con Netanyahu, compresi Giorgia e Taiani. Ieri la Chiesa lo fece col popolo comunista e con quanti erano suoi sostenitori e amici.
Devono muoversi le Chiese protestanti; devono muoversi i Consigli comunali, provinciali e regionali votando contro le stragi operate da Netanyahu; devono i cattolici in Parlamento votare il ritiro dell’ ambasciatore italiano da Israele e per l’espulsione dell’ ambasciatore israeliano dall’Italia; i sindacati devono indire scioperi nelle fabbriche in cui si fabbricano armi vendute a Israele; scioperi vanno fatti nei cantieri navali da cui partono armi
e merci per Israele. È inutile chiedere sanzioni o prese di posizione del governo, appiattito e subordinato miserevolmente sulle posizioni di Ursula e Trump. Fra 30 anni ci sarà chi scriverà un libro dedicato a Netanyahu , dal titolo “Se questa è una bestia“. Lo scriverà un palestinese, che si domanderà “Che cosa facevano in Italia? Perché tollerarono Taiani a Giorgia?”.
