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Delia e la sua versione di “Bella ciao”, livello di guardia di un “Concertone” che si sta annacquando…

Siamo da sempre tra i più accaniti spettatopri televisivi del “Concertone” del primo maggio a Roma, rigorosamente dalle 15,30 (quando vengono collocate nella scaletta le giovani leve della musica) e fino -quasi sempre- alla sua conclusione, quando salgono sul palco i big. Nel tempo la manifestazione ha perso oggettivamente lo smalto combattivo iniziale, concedendo sempre più spazio a presenze artistiche meno militanti, persino neutre rispetto alle tematiche che sottendono la giornata in ragione della quale l’evento è organizzato dalla triade sindacale CGIL-CISL-UIL. Segno inevitabile dei tempi in cui la società consumistica ha metabolizzato le lotte operaie, messo alle spalle la militanza sociale e politica…. rarefattasi quindi anche nel mondo artistico. Sono sempre meno gli artisti che si espongono in prese di posizioni pubbliche, anche a fronte di eventi come le guerre che da anni stanno infettando il pianeta e il genocidio in diretta di Gaza. Una eccezione in controtendenza è avvenuta in occasione del referendum sulla giustizia, quando sono stati diversi gli artisti che si sono esposti in favore del NO. E’ il segno dei tempi grigi seguiti alla pulizia etnica operata nei confronti delle ideologie del secolo scorso che sono state il motore dei grandi movimenti di liberazione dei popoli e delle conquiste sociali. Operazione ben riuscita ad opera di un sistema (capitalismo) che con i suoi potenti mezzi e la sua ideologia -sopravvisuta e vincente, il liberismo- ha relegato il “noi” in un angolino buio e promosso l’io e l’edonismo, con la cancellazione e l’indebolimento di quei corpi sociali che soli davano forza alle classi sociali per difendersi. I partiti veri, spariti e i sindacati indeboliti e divisi, l’attacco persino ai fondamentali della Repubblica e alla sua Carta, come la Resistenza. Da tempo oramai, anche dall’interno delle istituzioni il refrain è che “il 25 aprile è divisivo“. Il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato mette sullo stesso piano i partigiani morti per la libertà e i fascisti di Salò che li uccidevano o li denunciavano ai tedeschi. Ed è in questo clima che anche “Bella ciao“, canto per antonomasia collegato alla Resistenza e diventato poi un inno adottato in tutto il mondo là dove si combatte per la libertà, è considerato “divisivo” ed espunto dalle scalette delle fanfare dei cortei ufficiali del 25 aprile. Ed è in questo quadro che va collocata la infelice vicenda della giovane artista “DELIA” che si è esibita ieri sul palco del Primo Maggio. Quando abbiamo sentito la sua particolare versione di “Bella ciao” dobbiamo ammettere che ci è molto piaciuta. E nella foga di cantarla con lei avevamo pure apprezzato quell’inserto di “essere umano“, ma ci era sfuggito -lo ammettiamo- che avvenisse non una sola volta ma in tutto il brano. Poi abbiamo letto delle polemiche intervenute immediatamente in rete da parte di chi era stato evidentemente molto più attento di chi scrive, e non gli abbiamo dato grande importanza. Ma poi è arrivata la goffa autodifesa dell’artista che ha reso plastica la vera motivazione della sua scelta:“Ho preferito mettere (al posto di ‘partigiano’, nda) ‘essere umano’ perché questa parola non è divisiva. È una parola che dovrebbe riguardare tutti. Perché i partigiani erano essere umani. Perché gli esseri umani sono… esseri umani, e quindi la canzone è per tutti”. Ed apparsa plasticamente ciò che dicevamo all’inizio: il livello della selezione degli artisti per un palco come questo che si è fatta sempre più sbiadita….fino al neutro. Perchè immaginiamo che l’artista in questione non sia assolutamente “fascista” (si tratterebbe in questo caso di una provocazione, ma è evidentemente da escludere), anzi sembra averlo fatto con le migliori intenzioni. E’ rimasta però vittima -suo malgrado- della superficialità in cui larga parte delle nuove generazioni crescono. E non sempre per colpa loro. Infatti,  considerare la parola “partigiano” divisiva è sciocco, superficiale e antistorico. Roba che oggi afferma solo chi è un fascista consapevole o che lo è “a sua insaputa“. In tuti gli altri casi si è più banalmente- in presenza di una manifestazione di ignoranza (nel senso proprio del termine: parlare di cose che si ignorano). Nello specifico “cantare” cose e brani di cui si ignora il significato. Niente di grave, per carità. Ma sarebbe meglio che gli organizzatori del concertone del Primo Maggio romano riflettessero e magari guardassero verso Taranto, dove da anni sta crescendo un gemello (“Uno maggio libero e pensante“) che è molto, ma molto più aderente allo spirito della giornata della Festa del Lavoro.

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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