Con gli effetti della pandemia da covid 19 e varianti in corso, che hanno messo a nudo tutti i limiti del servizio sanitario nazionale, la richiesta di cambiamenti di rotta in centro e in periferia è diventata una scelta obbligata. E la Lombardia, come altre regioni con situazioni devastanti o a macchia di leopardo, è il simbolo di una richiesta legittima di trasparenza,di investimenti mirati nella sanità pubblica . Ne è una conferma il grido forte e chiaro, come si diceva un tempo, venuto a Milano in piazza della Scala da Medicina Democratica e dal Coordinamento lombardo per il diritto alla Salute per la Campagna dico 32. Un invito a rilanciare i servizi della sanità pubblica perchè non si ripeta quanto accaduto nella fase acuta della epidemia da covid. E averlo fatto nella giornata del ricordo per le vittime delle Torri Gemelle a New York significa rafforzare la memoria su bisogni primari come il diritto alla salute, senza discriminazione alcuna.

LOMBARDIA, SANITA’ PUBBLICA, NO A RISPOSTE DI FACCIATA!
COMUNICATO STAMPA
In un intenso dibattito oggi in Piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino, le proposte concrete e immediatamente attuabili del Coordinamento Lombardo per il Diritto alla Salute

Milano, 11 settembre 2021. Una decisa inversione di rotta per risanare e rilanciare il servizio sanitario pubblico in Lombardia, per rispondere alla durissima lezione del Covid-19 e perchè mai più possa accadere niente di simile: è quanto hanno chiesto Medicina Democratica con il Coordinamento Lombardo per il Diritto alla Salute Campagna Dico 32, a cui aderiscono circa 70 associazioni in campo nazionale nella manifestazione di oggi a Piazza della Scala. Un colpo d’occhio inedito su una platea “fuori” dal Teatro e dalle aule di Palazzo Marino, con un numero contingentato di posti a sedere, nel rigoroso rispetto della normativa anticovid: qui si sono alternati gli interventi di una quindicina di persone, coordinati da Fulvio Aurora, di Medicina Democratica, provenienti dai diversi territori della Lombardia e in rappresentanza di settori e categorie, particolarmente colpiti dalle inefficienze del sistema sanitario pubblico lombardo, che la pandemia ha contribuito in maniera drammatica a far emergere.


Innumerevoli gli aspetti toccati e le proposte concrete avanzate che sono andati a comporre un quadro sintetizzato in un documento che verrà inviato all’assessorato regionale al Welfare, i cui cardini sono attualizzare i principi della riforma del 1978, riequilibrando il sistema sanitario a favore di quello pubblico. Prevenzione, partecipazione, sanità territoriale (distretti), continuità ospedale-territorio, priorità del servizio pubblico, in quanto unico elemento che rende concreto il diritto alla salute universalistico. Un ruolo centrale dovrà essere quello dei sindaci, nella riorganizzazione territoriale e per distretti del servizio sanitario, per i quali è stata elaborata una lista di domande.
Antonino Cimino, medico ospedaliero in pensione, del gruppo “Non è andato tutto bene” di Brescia, ha aperto i lavori con l’analisi cruda di quanto accaduto, ma anche con le indicazioni concrete per come “uscirne“ e disegnare un futuro diverso.

“I principi fondamentali per una nuova legge sanitaria in Lombardia”, sono stati illustrati da Angelo Barbato, medico e ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Milano, che ha tratteggiato le linee della proposta, scaturita da un intenso confronto e dal lavoro condiviso dalle diverse associazioni. Sono seguiti poi, fra gli altri gli interventi di Roberto Acerboni, del Comitato San Carlo e San Paolo, che ha parlato della drammatica situazione del Giambellino, per la grave carenza di medici di base e per la drammatica condizione di anziani, malati cronici e disabili, per cui è stata fatta una raccolta di firme, promossa dalla farmacista Valeria Biazzi, arrivata a 27.548 firme!

Sono seguiti poi gli interventi di Laura Valsecchi, fisioterapista del Niguarda, del Coordinamento Nazionale Familiari Vittime delle RSA; Simonetta Danese, del Comitato San Paolo e San Carlo, sulla questione cruciale delle assicurazioni integrative, che si sono rivelate molto spesso sostitutive; altri aspetti e situazioni sono stati toccati da Alberto Rossi, del Comitato Diritto alla Salute del Varesotto; Marco De Guio, Rete della Salute di Sesto San Giovanni; Filippo Bianchetti, ex medico di Base di Varese; Mattia Bertolle di Gratosoglio e Giovanna Cappelli, del Comitato per la Salute Melegnano-Martesana. Ha Chiuso i lavori Vittorio Agnoletto, portavoce del Comitato Italiano Diritto alla cura, che ha rilanciato il tema della necessità della sospensione dei brevetti dei vaccini, unica possibilità, oltre le donazioni e le regalìe, per garantire vaccini sufficienti anche per i paesi poveri, senza cui la pandemia non potrà essere arrestata .

Per info. Carmìna Conte cell. 393 137 7616.