Cinque anni da un crollo nel centro storico di Matera, in vico Piave, che aveva colpito una comunità per la morte di due persone e per gli interrogativi aperti su quanto era successo, sulle responsabilità, sulle ferite aperte e non ancora rimarginate tra i superstiti e sui loro famigliari e sulla fragilità architettonica e urbanistica del centro storico a ridosso dei rioni Sassi tra ambienti ipogei, masse rocciose, tufacee, sistemi di raccolta delle acque giunti fino a noi grazie a un equilibrio fatto di buon senso e di esigenze della natura. E’ anche questo,aldilà delle posizioni di quanti cercano su un versante o su un altro di giungere, se possibile, alla verità . E tra un mese dopo le arringhe dei difensori, comunque entro dicembre, si dovrebbe giungere alla sentenza di primo grado su Vico Piave, una strada che ha perso la vitalità di un tempo, e con un comparto prossimo a via Santa Cesarea, segnato dal silenzio, da tante storie personali dall’ attesa e da una vita che non c’è più nonostante il transito di cittadini e turisti. Ora contano i fatti e quanto si sta compiendo in Tribunale, stando a quello che è accaduto e come e perchè avvenuto, rileggendo carte, verbali, relazioni, tempistica e perizie dei consulenti del Tribunale, delle parti lese e coinvolte. Un lavoro non facile.Il pubblico ministero presso il Tribunale di Matera, Annunziata Cazzetta, ha chiesto intanto, al termine della requisitoria, otto condanne con pene comprese tra quattro anni e due anni e sei mesi di reclusione e una assoluzione, nei confronti di nove persone , coinvolte a vario titolo nel crollo di due edifici in vico Piave, avvenuto a Matera l’11 gennaio 2014,e che causò la morte di Dina Antonella Favale e dell’ing. Vito Nicola Oreste, dipendente del Comune e residente nello stesso immobile, deceduto successivamente in ospedale. Richieste che ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall’omicidio colposo ,al crollo di costruzioni e altri disastri dolosi, a responsabilità nella realizzazione di opere, che avrebbero indebolito le strutture e per aver adottato omessi controlli o ritardi sui rischi di pericolo segnalati, nella fase precedente al crollo degli immobili. Le richieste di condanna, supportate dalle indagini dei carabinieri e dalla relazioni di periti, formulate davanti al giudice monocratico Rosa Bia, riguardano Paolo Francesco Andrisani ,titolare di una ditta esecutrice di lavori , l’arch. Rossella Bisceglie , progettista di opere architettoniche e direttrice dei lavori, l’ing Francesco Paolo Luceri , progettista delle opere strutturali e direttore dei lavori di realizzazione, per i quali sono state richieste pene per 4 anni di reclusione- Tre anni sono stati chiesti per l’ ing Emanuele Lamacchia Acito, strutturista addetto all’ufficio opere pubbliche del Comune di Matera, Delia Maria Tommaselli dirigente del Comune di Matera del settore opere pubbliche e l’ing. Francesco Paolo Tataranni dirigente del settore gestione del Territorio della stessa Amministrazione e per Rosa Andrulli proprietaria di uno degli immobili dello stabile. Due anni a sei mesi sono stati chiesti per Nicola Andrisani, proprietario di un immobile al pianterreno nel quale erano stati attivati lavori di riqualificazione. Assoluzione per non aver commesso il fatto nei confronti di Eustachio Andrulli,proprietario di un altro immobile. Il processo riprenderà il 5 novembre con le prime arringhe dei difensori. Poi la sentenza di primo grado.