Confcommercio in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio  e Finanza&Tesoro del Senato ha esposto le sue posizioni sulla necessità di dire basta con il modello “più chiusure”, sull’esigenza di un “nuovo e robusto scostamento di bilancio” e sull’urgenza di una proroga della moratoria sui prestiti bancari.

 

Confcommercio ha presentato in Senato le cifre emblematiche del gravissimo impatto economico e sociale generato dall’emergenza legata al Covid -19: crollo dei consumi di 128 miliardi nel 2020; rischio chiusura di circa 300mila imprese del commercio al dettaglio non alimentare e del terziario di mercato, 240mila delle quali come conseguenza diretta della crisi di reddito e di liquidità; riduzione del lavoro autonomo di circa 200mila unità.

Davanti a tali dati è evidente l’insostenibilità economica e sociale del ricorso al modello del “più chiusure” e la necessità assoluta del decollo operativo della campagna di vaccinazione. Oltre ovviamente, all’esigenza  di un deciso rafforzamento, delle risorse dedicate ai ristori per imprese, professionisti e partite Iva. Bene l’archiviazione del meccanismo dei codici Ateco, ma servono ristori più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso e che tengano conto anche dei costi fissi, più tempestivi in termini di meccanismi operativi.

Nelle memorie deposita in Senato Confcommercio chiede adeguatezza, inclusività e tempestività, inoltre, servono misure dedicate al turismo. Sul versante degli ammortizzatori sociali, bene la proroga della Cassa Covid, ma vanno assicurati la continuità rispetto al ciclo di prestazioni precedenti e l’ulteriore finanziamento del fondo per il parziale esonero contributivo di lavoratori autonomi e professionisti”.

Bisogna fare di più e farlo subito sia per un nuovo e robusto scostamento di bilancio, sia per moratorie fiscali più ampie, sia  per una proroga della moratoria sui prestiti bancari unita all’allungamento dei tempi per il rimborso dei prestiti assistiti da garanzie pubbliche.

In Audizione anche Fipe-Confcommercio,  che ha commentato negativamente i contributi a fondo perduto erogati dal governo tra il 2020 e il 2021 per i titolari di bar e ristoranti. L’89,2% degli imprenditori, infatti, li ha ritenuti poco efficaci e soltanto 8 titolari su 10 hanno ricevuto il 10% circa di quanto avevano perso lo scorso anno.  La Federazione ha anche messo in luce alcuni punti presenti nel decreto che andrebbero migliorati. Primo fra tutti il canoni di locazione che pesa per il 10% sul fatturato delle imprese e rappresenta, in questo momento, un costo fisso insostenibile. Infatti solo il 25% degli imprenditori è riuscito ad avere uno sconto sugli affitti da parte dei proprietari. Da qui la proposta di Fipe per una proroga al credito d’imposta, al 60% sui canoni di locazione e al 30% sull’affitto d’azienda, anche per i mesi da gennaio ad aprile 2021. Una misura già prevista per le strutture turistico ricettive e per i tour operator e che andrebbe estesa anche ai pubblici esercizi.

Un’altra richiesta è quella di ridurre il canone Rai non del 30%, come previsto dal decreto, ma almeno del 50%. Stesso discorso per la Tari che andrebbe azzerata o dimezzata, dal momento che i locali sono chiusi e non hanno usufruito della raccolta rifiuti.