Fedele all’Arma dei Carabinieri anche dopo la meritata pensione, dopo 40 anni di servizio, e con quell’ eterno cordone ombelicale, percorso da dedizione e reciproca soddisfazione per quanto fatto con la Benemerita in Italia e all’estero. La storia dell’appuntato scelto qualifiche speciali (Q.S) Pasquale Di Monaco da Marcianise (Caserta) , arruolato nell’Arma il 18 novembre 1980, resterà un esempio anche per i giovani che si apprestano a giurare fedeltà ai valori e alla Repubblica. Aveva 17 anni e sei mesi, Pasquale,quando si arruolò, e ricordar quella partenza è come se fosse ieri. Ma era il secolo scorso…qualche giorno prima che il Terremoto devastasse i “comuni presepe” dell’Appennino che lega Campania e Basilicata. Non è che in casa l’avessero presa bene e all’unanimità, quella decisione di ”fare domanda” in caserma e di arruolarsi. Solo il padre Domenico era favorevole perchè intraprendesse la carriera militare, per scelta e perchè era un ”pane sicuro”, come si diceva un tempo. Sua madre, Anna Maria Tartaglione, avrebbe voluto che si ”facesse prete” , devota al patrono San Michele. Ma Pasquale ” Pasqualino” aveva una vocazione, presa dopo aver visto in tv il tragico epilogo del rapimento dell’on. Aldo Moro in via Fani e i tanti agguati terroristici verso servitori dello Stato come carabinieri e polizia.

” E così – esordisce Pasquale Di Monaco- partii alla volta di Roma per il corso da allievo, che terminai a giugno dell’anno seguente. Nella valigia avevo solo biancheria e le raccomandazioni di papà : ” Uagliò, apr’ l’uocchhj” (occhi aperti!) mi disse. Mia madre, idem. ” Mi raccomando…e ogni tanto recita una preghiera” a san Michele e a San Gennaro”. Poi la vicenda del terremoto, che cambiò la vita del giovane carabiniere. Quel 23 novembre del 1980 Pasquale stava vedendo in tv ”90° minuto”, la trasmissione riassuntiva della domenica calcistica. ”Furono momenti di apprensione -ricorda- e dopo tre giorni ci fecero tornare a casa. Mi recai subito a Marcianise, al cinema dove lavorava mio padre. Ma non c’era e allora raggiunsi subito in un circolo ricreativo, di fronte, dove in tanti si intrattenevano per giocare a carte. Entrai e – a causa della luce fioca- qualcuno ovviamente si preoccupò di vedere un uomo in divisa. Ma rassicurai tutti quando dissi che cercavo mio padre. Poi di nuovo a Roma, Ministero della Difesa, Reparto Autonomo, a due passi dal Quirinale. Alloggiavo in via della Lungara in una caserma prossima al Carcere di “Regina Coeli”. Eravamo di servizio dove occorreva e poi a piazza di Spagna. Ma il destino era in agguato e me ne accorsi quando, tornando a casa, alla stazione di Caserta venne a prendermi in auto uno zio…Era deceduto papà a causa di un ictus. Di nuovo a Roma e lo stesso il mio Comando si premurò di trasferirmi in Campania per essere vicino a mia madre e a mia sorella Anna Maria. Era il fine settimana e alla Legione di Napoli mi dissero: ” Che sei venuto a fare qua? Vattenn’ a casa” . Mi ripresentai lunedì a rapporto dal colonnello Cagnazzo. Mi chiese di dove fossi e cosa mi era accaduto e chiesi, se possibile, per esigenze di famiglia, di fare servizio vicino a casa. Mi mandarono a Nola, famosa per la processione dei Gigli, ma non sapevo nemmeno dove fosse. Un carabiniere mi disse che era appena a 15 minuti da Marcianise…

”E a Nola Pasquale ci restò dal 1986 al 1992. Dove ebbe modo di imparare tanto, come accade quando si lavora in una stazione dei carabinieri. ” Perquisizioni, arresti di continuo – ricorda Pasquale. Il più eclatante fu quando arrestammo il boss della Camorra Carmine Alfieri detto ”O’ Ntufato” che aveva un nascondiglio a Scisciano,in una casa bunker, proprio a ridosso di una caserma dell’Arma. Ce ne accorgemmo dopo aver verificato una segnalazione e seguito alcune tracce. Il boss venne fuori a mano alzate. Ricordo quel volto impassibile e quell’ anello con l’emblema del leone al dito. Poi il trasferimento a Matera, dopo una prima indicazione a Senise. Al lavoro e sempre alla Stazione: Tribunale, Ordine pubblico e armeria dopo aver frequentato un corso -al ritorno da missioni all’estero- e acquisito la qualifica”. Incarico e appellativo di “armaiolo” a Pasquale ha portato tanta stima e considerazione. E’ diventato quasi una istituzione, portata avanti con passione e scrupolosità, visionando tanti modelli di pistole e fucili ,di fabbricazione italiana e straniera, e anche qualche pezzo d’epoca risorgimentale con il classico caricamento a bacchetta e a pallettoni. Senza dimenticare l’organizzazione della periodica attività dei ”tiri” prima in poligoni pugliesi e poi in sede. Una attività curata con professionalità e pignoleria, tanto da consentirgli di conoscere anche un olimpionico.

Inevitabile chiederli quale sia stata la migliore soddisfazione in 40 anni di servizio. Tante. Lo stimano e lo ricordano ovunque, per alcune qualità indiscusse (sorriso, cortesia, altruismo, serietà e fermezza) che continuano ad apprezzare. ”Tra tutte – ricorda il nostro carabiniere- vi è la pubblica attestazione del generale dell’Arma Rosario Castello, ora in Sicilia, ex comandante regionale, che prima di andar via disse ” L’Arma perde un figlio” , perché sempre presente in Caserma anche con problemi fisici, e la cosa detta davanti ad altri colleghi mi commosse. Perchè l’Arma è una famiglia. Ho avuto e ho dato tanto e per questo le sono riconoscente. Ancora non mi par vero di essere in pensione. E’ un legame che non si interrompe, resta l’amicizia con tanti, magari per un caffè, gli auguri. Ho terminato il 18 novembre 2020 e la divisa è lì nell’armadio, con tanti ricordi come quelli delle missioni all’estero o dei grandi eventi come Matera 2019 o il vertice dei grandi a Taormina”.

E qui apriamo un’altra pagina della sua carriera e con date precise : 8 settembre 2003 fino al 23 aprile 2004, con sette mesi in Bosnia e un mese in Kossovo,e poi in Libano da luglio 2008 fino a gennaio 2009. Due esperienze che gli sono rimaste dentro, per tanti motivi. ” Tra le macerie delle città bombardate e dei pericoli incombenti – dice Pasquale Di Monaco- abbiamo visto e toccato con mano le ferite e i lutti dei popoli della ex Jugoslavia, esplosi dopo anni. Negli occhi di bambini, anziani erano fissati gli orrori di quel conflitto. Se Sarajevo era un inferno nei piccoli centri era un disastro, a causa di quell’odio tra etnie, esploso dopo aver covato sotto la cenere. E una conferma venne dal ritrovamento di tante armi di fabbricazione russa, cinese, albanese, italiana. A Pasqua 2004 mi mandarono a Pristina(Kossovo) e ricordo la strage di serbi a opera degli albanesi. Non avevo mai visto tanti morti, passando da un villaggio all’altro. Il nostro atteggiamento nei confronti della popolazione cambiò dopo la strage dei nostri carabinieri a Nassirya in Iraq . Prima portavamo viveri alle popolazioni con più frequenza, poi ci limitammo ai servizi di istituto. In quella guerra nei Balcani ho perso anche dei colleghi. Quella esperienza mi ha segnato e al ritorno in Italia, nel 2008, frequentai il corso a Pisa per diventare armiere . Da lì l’esperienza in Libano. Ricordo che nella capitale Beirut ci hanno sparato addosso in più di una occasione. Dovevamo fare molta attenzione alle zone di influenza: più sicura quella cristiana, meno le sunnite e le sciite. Poi il ritorno a Matera e la ripresa del lavoro di istituto: dal Tribunale, allo stadio alla Festa del 2 luglio”. Passioni? A cominciare dal calcio. E’ tifoso del Napoli, sfegatato fino allo scudetto, e supporter anche del Milan ”contagiato” dal figlio di Domenico (gli altri sono Alessia e Mariangela) quasi per solidarietà e per non darla vinta a un corposo numero di parenti di fede interista. L’altra passione è in cucina. “Preparo spaghetti con le cozze o con le vongole- elenca lo chef della Benemerita- pennette all’arrabbiata, spiedini, braciole, spezzatino e l’amatriciana, che spadello bene, dopo aver trascorso un mese ad Amatrice…” Una passione, quella per la buona tavola, coltivata in caserma e affinata con le missioni all’estero dove l’arte culinaria di Pasquale è stata apprezzata anche da commilitoni stranieri. “Facevo il cambusiere – ricorda. Conservavo i viveri dei colleghi che venivano dall’Italia. E poi quando era il momento si preparava all’insegna della convivialità e dei sapori italiani. Ma ci sono stati anche momenti di riflessione, che hanno ricordato la fede di mia madre. Sono stato a Mostar e due volte a Medugorje, al Santuario, dove c’è una pace unica . Ricordo che accompagnammo in cima , caricandoceli a spalle, alcuni anziani di una comitiva italiana laziale. Fu un doppio atto di fede. I pellegrini furono sorpresi che noi Carabinieri fossimo lì”.

Da Medugorje a Matera con la festa del 2 luglio, in onore della Patrona Maria Santissima della Bruna. ” Anche per me, come tanti materani – precisa Pasquale- è stato il giorno più lungo e atteso per un anno e lo sarà ancora. Ricordo, che per motivi di servizio ero l’ultimo a chiudere il lavoro in caserma. Ho seguito tutti i momenti della Festa, che resta unica come quella dei Gigli di Nola dedicata a San Paolino. Ma mi è rimasto dentro anche il giubileo dei giovani, la giornata mondiale della gioventù del 2000, a Tor Vergata con tanti ragazzi dai volti puliti e con Papa Giovanni Paolo II. Matera è nel mio cuore, per la festa,il calcio, gli amici. Ricordo che una volta venne a giocare il Marcianise,nel campionato Interregionale, che qui centrò la vittoria e quell’anno vinse il campionato. In quella occasione controllai anche un bus di tifosi e fu una festa. Mi è dispiaciuto che il Matera non sia nel calcio che conta. Ci vuole tempo. Ma sono certo che risorgerà”. L’ultimo pensiero va a quanti si apprestano a seguire una scelta, come la sua, maturata 40 anni fa. ”Consiglio ai giovani di arruolarsi nell’Arma” afferma con un pizzico di commozione, perché Pasquale l’armaiolo ha in canna tanti buoni consigli e l’amore per l’Arma…naturalmente. Nei secoli fedele.

*La foto di apertura è tratta dalla mostra del fotografo Lorenzo Sisti, promossa dalla Pro Loco di Matera, presso la sala espositiva della Provincia dal 29 giugno al 10 luglio 2020 https://giornalemio.it/cultura/protagonisti-della-festa-2019-ma-e-lui/
Nello scatto il carabiniere Pasquale Di Monaco con Don Giuseppe Calabrese