Una tragedia per chi è affetto da ludopatia cronica e per i famigliari, in particolare, che le hanno tentate tutte pur di distogliere i propri cari da una ”droga” di Stato che prosciuga risorse, sentimenti e porta nella dimensione dell’alienazione. Con quel chiodo fisso di azzeccare la combinazione giusta per una vincita che dovrebbe cambiare la vita. La realtà è un’altra e uno su 1000, magari, come recita una nota canzone di Gianni Morand.i ce la fa a gioire una tantum. Ma non è vita. E’ una lenta agonia. La storia di un pensionato di 89 anni di Matera. e del calvario dei suoi car,i è esemplare di una condizione da malattia sociale che accresce i costi per la collettività. Siamo in un Paese dalla situazione paradossale dove lo Stato è, di fatto, biscazziere perchè incassa attraverso il Monopolio e società collegate percentuali sugli introiti delle licenze. Un introito sicuro come le tasse sulla benzina insieme alla miriade dei giochi della fortuna…presenti ovunque, che si tratta del gratta e vinci o delle macchinette ”slot” e similari piazzate in bar, tabaccherie e altri esercizi commerciali. Nemmeno l’obbligo di distanza…ha risolto il problema, tant’è che quella pratica (ahinoi) coinvolge anche i giovanissimi.L’altro paradosso è che sono insufficienti risorse e servizi per combattere la ‘dipendenza” da ludopatia. E quandi si smantellano i servizi della medicina del territorio c’è poco da fare. Resta il dramma delle famiglia. Il racconto di Rosanna, passato anche sulle pagine di La Repubblica, è la punta dell’iceberg di un dramma sociale che avvelena anceh il web attraverso smartphone tablet e via elencando. Gli spot ipocriti di avvertenze che il gioco potrebbe creare dipendenze servono a tacitare la forma, ma non la coscienza. Se ne parla poco. Tanto silenzio e insensibilità e con un padre con la testa nei giochi di Stato.

Rosanna, Matera, che con sua sorella non si vuole arrendere davanti a questa tragedia

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“Parliamo di mio padre. Ha 89 anni e dopo una lunga vita di lavoro, una bella famiglia, dopo aver vissuto intensamente e senza rilevanti problemi di salute, dopo aver fatto onestamente il carrozziere, dopo aver avuto amori, amici, svaghi e regali dalla vita, adesso che fa? Ogni mattina alle 10 e 30 ha un appuntamento fisso con le slot machine e con il gioco telematico”.
“Noi figlie quando ci siamo accorte che aveva scelto il gioco del diavolo abbiamo provato a parlargli, con dolcezza provare a convincerlo, con i fatti provare a dimostragli che il gioco d’azzardo non soltanto rende poveri, ma lentamente uccide. L’abbiamo seguito, implorato, ascoltato, proposto alternative, vacanze, svago, compagnia. Niente”.
“E’ impossibile restare in silenzio e far finta di niente. È un dolore che si consuma nelle famiglie e viene voglia di urlare, anche se urlare è inutile. Perché le slot machine sono legali. Certificate, sicure, eleganti, colorate e le trovi in fondo nell’angolo di tanti bar. I fedeli frequentatori sono abituali, costanti, amano i rituali, (uguali a quelli del bacio sulla guancia della moglie o dei figli prima di uscire di casa) e sempre, come d’abitudine si recano tutti i giorni e alla stessa ora lì, per incontrare quelle macchinette infernali piene di bottoni colorati. Neanche varcano la soglia di quel bar, la ricevitoria preferita, che già lo sguardo si annebbia. Incomincia il viaggio”.
“Mi sono fermata immobile con le spalle al muro per vedere, sentire. Non certo per capire. Non c’è niente da capire. In questi luoghi si consumano tragedie che lo ‘Stato’ legalizza. Un gioco. Si chiamano giochi, ma sono condanne a morte. Sono uomini, ma anche donne di normale aspetto. A casa spesso c’è qualcuno che li aspetta e di cui sono innamorati. Non sono persone sole e abbandonate. Se fate come me e vi fermate di spalle al muro per guardare, vedrete calzini candidi, scarpe pulite e nuove, camicie appena stirate, e i segni inconfondibili di una cura domestica che resta a casa”.
“Mi piacerebbe conoscere qualche storia che abbia avuto un lieto fine. Mi hanno parlato di psicoterapia, di terapia farmacologica per ridurre la compulsione e l’ossessione da ‘gioco’. Una parola tanto bella ‘gioco’ che spegne le persone e distrugge le famiglie”.