Nel mentre alla Camera è in corso la maratona imposta dal Governo Meloni per approvare a colpi di voti di fiducia il suo quarto provvedimento in materia di sicurezza, registriamo -tra gli altri fatti di cronaca- il furto di una banda armata ad una gioielleria di Policoro. Uno dei tanti nel quadro di un livello crescente di insicurezza che riguarda tutto il Paese. Episodio che fa dire al segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, – (non della solita Cgil)- che “a Policoro e in tutta la fascia del Metapontino si vive come prigionieri di un incubo, come se l’area fosse il Far West: si ruba in ogni abitazione e in ogni negozio. ……il clima di insicurezza rischia di allontanare investimenti e scoraggiare chi vuole fare impresa…. Questo genera un effetto a catena: meno investimenti, meno nuove imprese, meno lavoro….si rafforzi la presenza dello Stato sul territorio con più uomini e mezzi per Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, oltre a un potenziamento del corpo dei Vigili urbani….La sicurezza è una condizione indispensabile non solo per la serenità dei cittadini, ma anche per attrarre investimenti e creare occupazione.” Insomma, dopo quattro anni di Governo Meloni e quattro decreti sicurezza il Paese è molto più insicuro, una realtà percepita quotidianamente dei cittadini, altro che la narrazione governativa e della sua gran cassa mediatica. Basta chiederlo in giro se ci si sente più sicuri di quattro anni fa. Si sono fatti solo provvedimenti bandiera inseguendo la cronaca e cavalcando i sentimenti del momento, moltiplicando inutilmente reati, senza intervenire minimamente sulle cause reali che impediscono il raggiungimento della vera deterrenza al delinquere che è la certezza della pena! Obiettivo raggiungibile non con provvedimenti spot, ma con investimenti per un potenziamento degli organici e delle dotazioni strumentali delle forze dell’ordine, oltre che per retribuzioni più adeguate. Per un potenziamento di personale e dotazioni strumentali degli Uffici giudiziari (altro che quella furbata bocciata sonoramente dagli italiani). La costruzione di nuove e moderne carceri, con l’aumento, anche in questo caso, del personale ivi addetto. Nonchè interventi nel sociale per rimuovere le cause del disagio che stà alla base della micro criminalità. Tutto il resto è fuffa. Fuffa utile a prendere in giro i cittadini. Ma le bugie hanno le gambe corte, come recita l’adagio popolare, e arriva la realtà a spazzarle via. E allora, dopo quattro anni di promesse non mantenute, la domanda che nasce spontanea è: ma si voleva/vuole davvero che la giustizia funzioni? Sembrerebbe proprio di no. Perchè mentre ci si è inventati provvedimenti, spesso scritti malissimo, per colpire piccoli reati e il dissenso delle piazze, dall’altra si sono aboliti quelli che riguardano la corruzione e il malaffare (abolizione dell’abuso d’ufficio, l’introduzione dell’avviso preventivo di chi bisogna perquisire e/o arrestare….) dei cosiddetti colletti bianchi e della politica. Sino alla teorizzazione fatta ieri da Nordio della sostanziale sostenibilità della “modesta quantità della mazzetta“. Della serie “una modica mazzetta al giorno leva il giudice di torno“…ora non so se in un paese normale questo potrebbe essere un Ministro della Giustizia. Ma tant’è, nel mentre anche quello in approvazione forzata in queste ore, si presenta come l’ennesimo decreto sulla sicurezza che non porta risorse nuove per le forze dell’ordine: non introduce innovazioni concrete e continua invece nella direzione sbagliata (aumento di pene e invenzione di nuovi reati), mentre da mesi sindaci e amministratori locali chiedono interventi seri: più personale, più mezzi, più prevenzione e coordinamento sui territori. Anche questo decreto (con il ridicolo baco dei 615 euro per gli avvocati che convingono gli immigrati a rientrare, norma che dovranno cassare con altro contestuale decreto) non risponde a nessuna di queste esigenze, dimostrando tutta l’inadeguatezza anche su questo tema del governo Meloni.

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