“Coalizione Civica Matera, movimento che basa il suo essere e agire sul rispetto degli individui, è oggi affettuosamente solidale con Giulia Ventura.”

Inizia così una nota a firma di Pietro Caforio, Referente gruppo di lavoro ” Matera città giusta”, a nome di Coalizione civica Matera, con riferimento alla inquietante vicenda della violenta aggressione omofoba avvenuta a Potenza contro questa giovane donna, esplicitamente “punita” per i suoi orientamenti sessuali.

Giulia, ha deciso di rendere noto l’episodio (dopo aver fatto regolare denuncia) di cui è stata vittima, con una descrizione dell’accaduto corredata dalle foto del suo viso tumefatto dai pugni subiti, direttamente sul suo profilo facebook.

E lo ha fatto proprio per far prendere coscienza la comunità di quanti pregiudizi si annidino nel suo seno e quanta violenza ciò possa provocare. E perchè ciò non accada a nessun altro/a!

“Ne apprezziamo il coraggio, la forza di vivere – si legge nella nota di Coalizione civica Matera– il proprio diritto ad essere, di raccontare la violenza ignorante e sociopatica di chi lede la dignità dell’altro. All’indomani della aggressione subita perché donna e perché omosessuale, o forse perché libera e orgogliosa di esserlo, fiduciosa di poter essere al sicuro nella sua città, Potenza, Giulia diviene lei stessa un messaggio importante per noi tutti.

Oltre ogni denuncia, rimarchiamo il nostro impegno a contrastare il pensiero violento e sopraffattore che contamina le menti e le coscienze, per una cultura basata sul riconoscimento del diritto di ciascuno ad esistere.

È penoso ciò che Giulia ha passato, e noi tutti siamo Giulia, con la nostra dignità e il nostro bisogno di rispetto, sicurezza e tutela. Ma noi tutti potremmo considerarci suoi aggressori, se non manifesteremo concretamente un impegno ad agire e testimoniare una cultura dell’incontro e della accoglienza.

Per noi questa diviene una promessa. A Giulia. E a quei due ragazzi di cui sentiamo di doverci occupare, non solo condannare.”

Ma ecco il doloroso e coraggioso post pubblicato da Giulia, ieri alle 20,31:

 “Ero indecisa sul rendere pubblico o meno ciò che mi è accaduto, ma ho deciso di farlo perché non si ripeta mai più una cosa simile.
Era mercoledì sera, cammino a piedi, in questa meravigliosa città di Potenza, con le mie cuffiette blu nelle orecchie, sento qualcuno blaterare verso di me, non capendo cosa stesse accadendo, mi tolgo le cuffiette e vedo due ragazzini che, attraversando la strada e si mettono di fronte a me, intralciandomi il passaggio. Chiedo loro che problemi avessero e dopo due spintoni che mi hanno atterrata, ancora cosciente sento una frase:
“Le persone come te devono morire, vuoi fare il maschio? E mo ti faccio vede come abbuscano i maschi”.
Non ho il tempo di rispondere che il primo pugno mi rompe il labbro, il secondo il naso, il terzo l’occhio. Mi alzo e cerco di difendermi con una testata che credo abbia rotto il naso al mio ammiratore, ma poi cado. Sento due calci, uno sulla costola e uno sulla spalla.
Svengo.
Mi riprendo dopo qualche minuto in una pozza di sangue, metto la sciarpa in bocca, per via del troppo sangue che perdevo e vado a casa. Per non spaventare mia madre decido di andare in garage per sciacquarmi il viso, tumefatto. Alla mia vista davanti lo specchio, svengo nuovamente.
Prendo le forze in mano e torno a casa, mi infilo nel letto con forti dolori ovunque.
L’indomani il naso non cessava di perder sangue e decido di andare in ospedale, la denuncia parte d’ufficio.
Ora. Dopo tutto questo, ditemi, il mio orientamento sessuale è affare di politica? Sono forse una sovversiva che merita di essere ridotta così da due piccoli teppisti di probabile inclinazione fascista? Credevo di aver superato quella fase, quando già nel 2009 venivo aggredita in villa, ma mi sbagliavo.
Passa il tempo, ma non passano le schifezze dovute ad un’ignorante ineducazione. Sarà colpa dei ragazzini, si, ma anche i genitori dovrebbero pensare ad andare a cogliere broccoli e non a fare figli, se questi sono i risultati.
Ció che avete fatto a me non deve MAI PIÙ ESSERE FATTO AD ESSERE UMANO.”