Il cinema internazionale conquista Stigliano. Il borgo lucano diventa per una settimana un set a cielo aperto e accoglie giovani filmmaker da tutto il mondo, chiamati a raccontarne luoghi, atmosfere e identità attraverso il linguaggio universale della settima arte.
Si è conclusa con una serata partecipata e ricca di emozioni l’ultima tappa lucana di Cinemadamare, il festival internazionale del cinema itinerante più longevo d’Italia, che ha portato a Stigliano una comunità di giovani registi, attori, sceneggiatori, direttori della fotografia, montatori e tecnici provenienti da diversi Paesi del mondo.
Per una settimana i cidiemmini hanno lavorato fianco a fianco, condividendo ogni fase della realizzazione dei cortometraggi: dall’ideazione delle storie alla scrittura, dalla ricerca delle location alle riprese, fino al montaggio. Un vero laboratorio cinematografico internazionale che ha trovato nel territorio di Stigliano un palcoscenico capace di offrire scorci, paesaggi e storie autentiche.
E proprio il paese è diventato uno dei protagonisti silenziosi della manifestazione. I filmmaker si sono lasciati conquistare dall’equilibrio tra memoria e contemporaneità che caratterizza Stigliano, tra vicoli del centro storico, palazzi nobiliari e opere di street art. Lo sguardo delle telecamere si è poi spinto oltre il centro abitato, verso le campagne, le masserie fortificate e i pascoli dove vivono le vacche di razza podolica.
Tra le location più suggestive anche il Pistacchieto di Stigliano, considerato la più estesa coltivazione a filari di pistacchio d’Italia, diventato anch’esso parte delle narrazioni cinematografiche nate durante la settimana.
A conquistare il primo posto nella Weekly Competition è stato il regista messicano Dominique Mendoza, premiato per il cortometraggio My little sun. Un’opera che racconta l’eclissi attraverso una metafora intima e poetica: «l’eclissi come l’istante che regala al sole un ultimo, prezioso incontro con la luna, sua madre ormai in punto di morte».
Un’immagine potente, capace di trasformare un fenomeno naturale in una storia universale sul tempo, sull’amore e sulla perdita.
Ricco il palmarès dei riconoscimenti assegnati dallo staff del festival, composto da Chiara Panico, Federico Di Carlo, Eva Mattei, Antonio Alliata, Mattia Ribichesu, Anita Colombo e Miguel Carneiro.
Il premio per la Miglior Produzione è andato a Jacinta Yardin per Sotto il fico. Doppio riconoscimento invece per José Garrido Britto, premiato per la Miglior Sceneggiatura con Midnight café e, insieme a Maya Simon, per la Miglior Fotografia di My little sun di Dominique Mendoza.
A Ziyi Yang è andato il premio come Miglior Attrice per The audience, film di cui è anche regista, mentre Ye-Le Tseng ha conquistato il riconoscimento per il Miglior Montaggio con Mandriano. Il premio per il Miglior Suono è stato assegnato a Boston Buchner per Fear The Lamb.
Particolarmente significativo anche il Premio Jimmy Savo, dedicato a una figura profondamente legata alla storia di Stigliano. Il riconoscimento, assegnato attraverso il voto di una giuria popolare e tecnica composta da Patrizia Minardi, Salvatore Verde, Dino Filippo, Ennio Di Lorenzo, Giovanni Oliva e Don Antonio Martelli, è andato ex aequo a Dominique Mendoza, per My little sun, e Fernanda Quiroga, dal Cile, per Bond.
La serata conclusiva ha visto la partecipazione delle autorità e delle associazioni locali. Il Sindaco di Stigliano Francesco Micucci, insieme al consigliere comunale con delega alla Cultura Dino Filippo, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa per la crescita culturale del territorio.
Una presenza, quella di Cinemadamare, che gli Stiglianesi hanno accolto con entusiasmo, dimostrando ancora una volta come un borgo possa diventare luogo di incontro e produzione culturale internazionale. Il cinema, in questo caso, non si è limitato a raccontare Stigliano: ne ha attraversato le strade, ne ha incontrato gli abitanti, ne ha osservato i paesaggi e ha restituito al mondo un’immagine nuova e autentica della comunità.
A rendere ancora più speciale la settimana è stata la straordinaria pluralità degli sguardi. A Stigliano sono arrivati filmmaker da Stati Uniti, Messico, Italia, Romania, Taiwan, Etiopia, Cile, Russia, Brasile, Cina, Australia, Nigeria, Francia, India, Canada, Egitto, Palestina e Nuova Zelanda.
Tra questi, particolarmente toccante è stato l’intervento della regista palestinese Razan Al Sayed, che ha richiamato il valore universale del cinema come strumento capace di superare confini geografici, politici e culturali. La settima arte, ha sottolineato, può diventare un messaggio di speranza e unire popoli e culture anche nei contesti più difficili.
È proprio questa, del resto, una delle anime più profonde di Cinemadamare: mettere in dialogo giovani provenienti da mondi diversi attraverso un linguaggio che non ha bisogno di traduzioni.
«Il Festival Cinemadamare, giunto alla ventiquattresima edizione, è un laboratorio internazionale per giovani filmmaker. Continuiamo a investire sulla qualità e sulle nuove generazioni di registi, convinti che il futuro del cinema sia nel loro sguardo sul mondo», ha dichiarato il Direttore di Cinemadamare Franco Rina.
Con la tappa di Stigliano si chiude dunque un altro capitolo del viaggio lucano della carovana cinematografica. Ma il viaggio di Cinemadamare continua: la troupe internazionale è già pronta a ripartire verso le prossime destinazioni, con le tappe di Ferno, Barcellona e Montpellier-Sète.
E Stigliano, per una settimana, resta impressa sulla pellicola: non soltanto come location, ma come luogo capace di accogliere il mondo e trasformare i suoi paesaggi in storie.

Giornalista freelance . Tra le collaborazioni, Il Quotidiano della Basilicata, Avvenire, Il Fenotipo (periodico dell’Avis Basilicata), Fermenti (periodico Diocesi di Tricarico), Infooggi.