Ci piace ricordarlo così: con maglioncino a collo alto, barba, chitarra, quella voce roca,di forte accento emiliano, tra una boccata di fumo e un bicchiere di Lambrusco, gli accordi con la chitarra e le prime note de ”La Locomotiva” che con “l’Avvelenata” e altre canzoni di successo, alcune con i Nomadi di Augusto Daolio (1979) https://www.dailymotion.com/video/x1d4u73 ci resteranno nel cuore e nell’anima. Una testimonianza di cantautorato militante, quello sessantottesco e oltre, capace di raccogliere segni e speranze di una generazione che avrebbe voluto cambiare, scendendo in piazza, con o senza pugno chiuso, bandiere e striscione, pur sapendo degli ostacoli a ”stelle e a strisce” e della puntuale stagione delle stragi nere per ricordarci che l’Italia della Resistenza non deve pensare con la sua testa…E la deriva sovranista di oggi ne è una triste conferma, con un altro Francesco…che ha “espresso un netto rifiuto verso i proclami ideologici dal palco, affermando di provare imbarazzo per gli artisti che impartiscono lezioni morali o politiche al proprio pubblico’‘. Francesco Guccini, scomparso nella sua Pavana a 86 anni, finchè ha potuto ha detto da che parte stare, senza rinnegare nulla di canzoni e di quanto ha scritto nei libri amarcord della sua esistenza. Ne abbiamo un bel ricordo, di un concerto a Bari alla stadio della Vittoria nel lontano 1979 con la mano alzata, la chitarra e l’attacco della Locomotiva… E poi quel ”Dio Morto” censurato dalla Rai del tempo, ma trasmesso dalla radio Vaticana. Paradossi del tempo. Poi tante interviste. Ve ne consigliamo una su rai play https://www.raiplay.it/video/2025/06/Speciale-Timeline—Francesco-Guccini-racconta-la-sua-vita-la-musica-e-il-mondo—Puntata-del-22062025-80ba8151-dbcf-4092-957a-43376c83fe76.html. Ciao, Francesco ”Locomotiva” di una generazione militante.
