Provocazione? Chiamatela come vi pare ma il lavoro realizzato dagli allievi del terzo anno del laboratorio di fenomenologia del corso quinquennale della facoltà di Architettura dell’Università di Basilicata per la rigenerazione del rione Piccianello. Un quartiere simbolo della realtà e della storia d Matera, con tante attenzioni e appetiti che vanno oltre il 2019, merita considerazione. Peccato che il lavoro, di idee, progetti, soluzioni, portato avanti insieme ai docenti dell’ateneo dagli studenti Francesca Andrisani, Emanuela Borsci, Silvia Brigante, Anna Maria Cerone, Donatello D’Anzi, Alessio De Felice, Luca Favia, Donatella Ippedico, Vittorio Pugliese, Renato Scida, Gerardo Vaccaro, siano rimasti nel cassetto dell’indifferenza. I cittadini , e non solo i residenti, hanno apprezzato, Da via Aldo Moro solo timidi apprezzamenti e a titolo individuale tra quanti hanno potuto visitare la mostra allestita nelle scorse settimane in piazza Marconi, per la quale sono state presentate alternative progettuali, dai costi contenuti,per rendere abitabile e fruibile quel luogo. Quei lavori, come ci ha informati la professoressa Ina Macaione,della quale pubblichiamo alcune note, sono stati presentati a Oppido Lucano (Potenza) nell’ambito del Festival dell’Architettura Confluenze. Quasi un segno del destino a Oppido ha sede la ”cineteca lucana”. Che Matera non trovi qui sequenze della buona progettazione, che nell’immediato dopoguerra ne fece un laboratorio internazionale? E’ auspicabile…

RIFLESSIONI, PROPOSTE E CONTENUTI DEI LABORATORI”FARESTRADA”

Stiamo facendo s’inquadra in un programma di Laboratori di città che ha come titolo FareStrada. Si tratta di un’attività progettuale che si svolge in quelle parti di città che un tempo si definivano periferia.

Un percorso “fenomenologico” che tuttavia stenta a trovare la “strada pubblica”. Proprio i progetti a scala urbana, infatti, anche quando cercano le vie della partecipazione, non trovano poi interlocutori fattivi per ragioni molteplici che aprirebbero un discorso sul “vuoto della politica” e sulle forme della “crisi della società civile”, nonché sulle arretratezze della cultura architettonica che, anche quando sembra disposta ad aprirsi realmente al dialogo, non trova poi i modi adeguati per comunicare, andando al di là dell’immagine oggettuale.

A Matera stiamo sperimentando un metodo in cui comporre lo spazio con i tempi e che in architettura è comporre spazi di sospensione del senso con luoghi e cose densi di significati.

Affinché questo sistema incominci a funzionare ridefinendosi continuamente, sostenendosi al proprio interno e riproducendosi, occorre che trovi anzitutto le strade pubbliche in grado di trasmettere il senso. Noi pensiamo che queste strade possano nascere attraverso la fondazione di laboratori urbani periferici che affrontino il problema del raffronto tra una vita vera e l’abitare, che discutano sulle modalità attraverso cui “circola il senso” della città-natura, dell’umanità, del paesaggio, del mondo. Temi di solito oscurati nelle periferie. Realizzare tratti di nuove strade in cui, si possano comporre tutti e tre i tempi, quello ciclico della rigenerazione della natura, quello delle tecniche di riconversione ecologica della vita (e del lavoro) della città e quello della circolazione del senso di un bene-essere comune.

Ciò che quasi sempre manca alle periferie delle città sono proprio le strade, vere, che non siano solo veicolari, ne soltanto sentieri nel parco o le brutte copie delle strade commerciali del centro, ma strade di città-natura, non quindi strade di mero transito, ma strade di attraversamento. Ci piacerebbe, che queste strade fossero storie di intrecci, tra diverse itineranze narrative, fenomeni di spaziamento tra un’articolazione di luoghi e una dis-locazione lungo le reti dell’altrove del mondo.

Così intendiamo la riqualificazione sostenibile come un insieme di interventi atti a restituire una qualità urbana secondo il modello della città-natura la cui ricrescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, si presenta come un complesso di beni e condizioni realmente capace di offrire coesione sociale e territoriale. In cui attraversare il fenomeno della resilienza – una componente necessaria per lo sviluppo sostenibile – agendo prima di tutto sui modelli organizzativi e gestionali dei fatti urbani. Una città resiliente, è un sistema urbano che non si limita ad adeguarsi ai cambiamenti climatici (in particolare il global warming) che negli ultimi decenni rendono sempre più vulnerabili le città con conseguenze sempre più drammatiche e costi ingentissimi ma è anche una città che si modifica costruendo risposte sociali, economiche e ambientali nuove che le permettano di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia.

La ricerca che in questi anni è stata condotta nel Nature_CityLAB sulla città-natura aiuta a definire la città come qualcosa che esiste tra l’elemento naturale e quello artificiale che sono soggetti di cultura e quindi di permanenza e di memoria, in cui lo spazio architettonico si definisce a partire dai limiti fisici. Esso può cambiare senso attraverso le aperture di scala dello sguardo e della mente sulle realtà abitabili. Ne deriva allora che l’architettura non è solo un fatto meramente tecnico, ma una cultura che trova nell’architetto un esperto nel pensare il limite nello spazio e nel tempo.

Questo è lo sfondo che dal 2008, anno di fondazione della allora Facoltà – ora corso – di Architettura a Matera, aperto dall’Ateneo di Basilicata, progettato e “fondato” da Armando Sichenze (e oggi diretto da Antonella Guida) sul quale si organizza l’attività di ricerca e didattica del Nature_CityLAB | Dicem coordinato da Ina Macaione.

Da allora si è lavorato anche per il riconoscimento dell’immenso valore della nostra città, a partire proprio da quelle aree “dimenticate” dalla politica mediatica, sempre in cerca di riflettori e poco di contenuti sui quali concretamente impegnarsi. Molte le aree in cui in questi anni si sono svolte attività di animazione e progettualità urbana: dal rione Capuccini a Serra Rifusa, da Agna a Aquarium, dall’area del Provveditorato agli studi all’area del’ex area Barilla, da Piazza Olmi a Piazza Kennedy|Mulino a Piazza Marconi, dal progetto per Piccianello a quello della via del Carro #Boulevard_Matera2019 … progetti a varie scale, dagli interventi di agopuntura urbana a progetti di ampia visione di rigenerazione della città di Matera, rigenerazione che oggi sembra assai lontana, anche se in quesi anni abbiamo dimostrato che serve molto poco … solo una classe dirigente capace di visione.

Mostra elaborati del Laboratorio di progettazione 3° anno di

Fenomenologia dell’architettura

Corso di Architettura ciclo unico DiCEM Università della Basilicata

Coordinatore prof. arch. Ina Macaione, modulo del verde proff. Bartolo Dichio e Cristos Xiloyannis, modulo di estetica prof. Valerio Bernardi

Ttitor arch. Marica Paolicelli, dott. Toni Sagaria

aa.aa. 2016/17 | 2017/2018

“LA VIA DEL CARRO” | #BOULEVARD MATERA 2019

Azioni di rigenerazione urbana

Le crescenti complessità urbane rendono sempre più complicato intervenire in modo positivo ed efficace su un luogo. Sempre più spesso, richieste di miglioramento e proposte concrete e ragionevoli provengono da quanti risiedono o lavorano in un’area e che vogliono essere coinvolti nei progetti di trasformazione urbana.

COLOPHON PER OPPIDO

Cosa intendiamo dire quando usiamo il termine ‘spazio pubblico’?

Dove inizia e dove finisce lo ‘spazio pubblico’?

Che forma ha il confine che lo separa dallo ‘spazio privato’?

E ancora: a chi appartiene lo ‘spazio pubblico’? È di tutti, di nessuno, di qualcuno?

È di chi lo attraversa, di chi risiede, di chi lo usa, di chi lo ricorda?

È un luogo di libertà individuale o di regole condivise?

Possiamo farci quello che vogliamo oppure soltanto quello che possiamo?

Chi se ne prende cura? Tutti, nessuno, qualcuno?

Quali sono gli strumenti più adeguati per decidere la forma, i modi, gli usi dello ‘spazio pubblico’? Si può e in che modo costruire lo ‘spazio pubblico’ seguendo processi partecipati e aperti al contributo reale e non formale e burocratico dei cittadini?

Queste sono alcune delle questioni che introducono un bel saggio sull’arte urbana di Maria Claudia Peretti e poste agli studenti, che qui ne mostrano le loro riflessioni progettuali

Continua la Peretti “Ma ‘pubblico’ può anche connotare l’appartenenza al sentire comune, la capacità di trasmettere e incarnare simboli riconosciuti, di comporre l’identità che caratterizza i luoghi, di sostanziare i paesaggi.

“Assumendo questo punto di vista è ‘pubblico’ ogni segno che compone la ‘scena urbana’, perché appartiene alla percezione di tutti e quindi partecipa (consapevolmente o meno) alla rappresentazione di un sistema di valori allargato, rispetto al quale ogni azione, anche se individuale e privato, si interfaccia, riguardando la collettività”.

Dunque i lavori mostrati illustrano come sia possibile migliorare la qualità dello spazio pubblico attraverso il progetto di architettura.

Perché la “VIA DEL CARRO”?

Perché la strada è il luogo dei flussi, degli incontri e degli scambi. È il luogo in cui una comunità si rappresenta. FARESTRADA insieme significa costruire una visione condivisa di città, una città conviviale, una città per tutti, una città_natura.

Obiettivo dell’azione di rigenerazione urbana è condividere con i cittadini di Matera e gli studenti, l’ipotesi di trasformare il percorso del Carro della Bruna in un grande boulevard