Burocrazia o si aspetta di piantare le tende altrove? La vicenda della mancata scelta della struttura da destinare alle situazioni contumaciali, per le persone risultate positive al contagio da coronavirus , ha a Matera del paradossale dopo che si sono verificati altre tre contagi e tutti appartenenti a stessi nuclei famigliari. Del resto è una fatica di Sisifo (ripassate la mitologia) visto che i contagiati restano in contumacia sotto lo stesso tetto, infettando gli altri. E fa bene il sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri, a protestare per l’ennessima volta. Ci sono state e, ormai, da un mese, le offerte da parte di tre strutture alberghiere, una fuori città e le altre due nella cinta urbana. Ma non se ne viene a capo da parte dei soggetti istituzionali preposti alla scelta e a firmare i contratti. Se ci sono responsabilità, tentennamenti, che vadano rimossi. Altrimenti ci ritroveremo al punto di partenza con l’avvio della ”fase 2” dalla quale si conoscono solo ipotetiche indicazioni.
Tre guariti e tre nuovi contagi: ancora una volta colpiti i familiari dei già positivi al COVID-19. Il Sindaco: non più accettabili i ritardi
Tre guariti e tre nuovi contagi, tutti tra i familiari delle persone già risultate positive al COVID-19.
Sale così ad 11 il numero dei guariti dal coronavirus in città. Un trend virtuoso sul fronte del contrasto alla diffusione del contagio, interrotto dalla positività ai test effettuati nella giornata di ieri, di altre tre persone appartenenti a nuclei familiari in cui era già presente un contagiato dal COVID-19 e quindi sottoposte alle misure di isolamento. Il tampone di verifica, effettuato per l’approssimarsi del termine del periodo di quarantena, ha confermato il contagio e quindi sono scattati i protocolli di sicurezza che si adottano nei confronti dei malati.
“A Matera si sta riuscendo a contenere in maniera soddisfacente il diffondersi del virus ma ancora una volta – stigmatizza il Sindaco di Matera, Raffaello de Ruggieri – siamo costretti a commentare ritardi nell’individuazione di strutture per consentire l’isolamento domiciliare dei pazienti che non necessitano di ricovero ospedaliero. E’ inaccettabile che non si riescano ancora, nonostante la disponibilità di più strutture, ad ospitare i pazienti con sintomi lievi in luoghi in cui possano essere curati in perfetto isolamento anche dal resto della famiglia. Senza strutture di questo tipo, attivare la fase 2 diventa complicato. I numeri ci consentono di affrontare la situazione senza ulteriori traumi ma bisogna velocizzare le procedure burocratiche che si traducono in ostacoli in grado di mettere a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini”.
