E’ di poche ore fa un importante riscontro alla quotidiana e testarda azione della CGIL in difesa dei precari e non solo dei lavoratori a tempo indeterminato. Basterebbe da sola a smontare la montagna di calunnie riversatele contro da Renzi.

E’ stata la Corte di Giustizia Europea a farlo, esprimendosi in merito ad una lunga vertenza sostenuta dalla FLC – CGIL in difesa dei precari della scuola. Ebbene la Corte di Lussemburgo ha sentenziato che: i precari della scuola con più di 36 mesi di servizio hanno diritto all’assunzione a tempo indeterminato.

 Una sentenza destinata a fare da apripista e a dare una speranza alle centinaia di migliaia di precari che da anni coprono posti vacanti facendo così funzionare le scuole, gli enti di ricerca, le università e tutte le pubbliche amministrazioni in generale.

Nell’udienza di questa mattina (26 novembre 2014) in Lussemburgo, alla presenza dei legali della FLC CGIL, la Corte ha dichiarato che lo Stato italiano non rispetta il diritto europeo. Un pessimo esempio per un datore di lavoro che dovrebbe invece essere il garante della legalità agli occhi dell’intera collettività. Ma è lo stesso che ancora in questi giorni nega il rinnovo dei contratti bloccati da oltre cinque anni.

Finalmente le ragioni dei precari – stabilità del lavoro e equa retribuzione – sostenute dalla FLC CGIL anche in migliaia di ricorsi sono state riconosciute alla luce del sole. Altro che le vergognose accuse rivolte alla Camusso di occuparsi solo dei cosiddetti “tutelati” e non dei precari.

 

Sono questi i momenti in cui si comprende come ci sia bisogno di più Europa, altro che uscirne.

 

Le azioni della CGIL a tutela del personale precario della scuola hanno avuto inizio dopo che la Commissione Europea definì un abuso da parte dello Stato Italiano la reiterazione per troppi anni consecutivi di contratti a tempo determinato allo stesso personale su posti stabilmente vacanti. Basti pensare che ci sono precari ultracinquantenni che ogni anno devono sottoporsi allo stesso vergognoso rito presso le sedi dei provveditorati scolastici provinciali in attesta di un rinnovo contrattuale.

 

E fu sulla base di questo orientamento che la FLC CGIL, nel 2010, decise di aprire vertenze in tutta Italia, specie dopo l’adozione della legge 183/2010 che limitava ad un termine di 60 giorni  l’impugnazione dei contratti a termine. Una legge con cui il governo tentava di sbarrare la strada ai ricorsi, che già numerosi vedevano l’amministrazione soccombente, ma che grazie alla campagna informativa della CGIL ha consentito di promuovere migliaia di ricorsi. In particolare nella scuola dove è più eclatante il fenomeno della reiterazione dei contratti a tempo determinato a fronte di un periodo di precariato superiore a tre anni e con una pluralità di contratti a termine alle spalle.

 

Obiettivo della vertenza era ottenere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Cosa succederà ora?

 

Bisogna subito dire subito che la sentenza non provocherà un automatismo di assunzione per i precari interessati. Ma in base ad essa, tutti coloro che hanno cause pendenti presso i vari tribunali, potrebbero ottenere la stabilizzazione del posto di lavoro e quindi l’immissione in ruolo, ovvero il risarcimento del danno (in questo caso, sarà il giudice nazionale, alla luce delle indicazioni fornite dalla Corte di Giustizia, a valutare la sanzione da applicare).

Sicuramente non potrà non tenerne conto il Governo italiano che per sfuggire alla condanna della Corte di Giustizia europea è stato già costretto a inserire nel progetto “La Buona Scuola” un primo piano di stabilizzazioni di 150.000 docenti.

 

Questa pronuncia della Corte, inoltre, è importante anche per tutto il personale precario del pubblico impiego: essi potrebbero vedersi riconosciuto il diritto alla ricostruzione dell’anzianità di servizio e all’assunzione a tempo indeterminato.