Confronto, tolleranza, rispetto, senso di responsabilità? Un Natale atteso, aperto alle sensibilità e alla diversità di culture diverse, è possibile nel Bel Paese che si ritrova davanti al presepe o sotto l’albero, tra muschio e cammelli, zampognari e jingles, palline multicolori, luci al led o fiammelle di candele, dolci con una passa e sorsi di thè.
Giovanni Caserta, scrittore e attento osservatore di usi e costumi di una civiltà in evoluzione, ricorda -nelle osservazioni che riportiamo di seguito- che l’Italia ha già affrontato e con successo problemi di convivenza e riflette con un ” a proposito” di quanto accaduto sulla questione natalizia alla scuola di Rozzano.
“Qualche anno fa, chiamato ad illustrare un volume, che raccoglieva liriche e racconti dedicati al Natale, mi trovai di fronte ad una discussione simile a quella che si sta sviluppando in questi giorni. Si trattava del libro di Antonio Giampietro, dal titolo Il Natale dei poeti. La sede era il Sacro Cuore di Matera. Ero fra le suore, con un pubblico tutto cattolico. Mi chiesero che cosa pensassi di un Natale da celebrare oggi nella scuola, quando ormai le classi si possono dire plurirazziali e interculturali. Ci sono cinesi e rumeni, ucraini e albanesi, confuciani e musulmani, ebrei e protestanti… Non mi fu difficile rispondere, partendo proprio dal libro e dai brani, anche molto belli, ivi raccolti. Vi si leggevano Pascoli e Gozzano, Bargellini e Pezzani, Umberto Saba e Salvatore Quasimodo, Gianni Rodari e Rocco Scotellaro, Thomas Merton e Boris Pasternak, tutti di fede e cultura diversa.
Per esempio, è noto che Pascoli non era cattolico. Non lo era nemmeno Gozzano. Saba era ebreo. Eppure avevano celebrato il Natale ed erano tutti raccolti nello stesso volume. Non avevano trovato nessuna difficoltà a stare insieme. Il Natale è la festa in cui nasce un bambino. Poco importa che sia figlio di Dio e che sia nato da Madre Vergine. Tutti quegli scrittori e poeti celebravano il messaggio che quel bambino, non disconosciuto come realmente esistito dagli ebrei, ma nemmeno dai musulmani, aveva portato al mondo.
Il Natale ce l’ebbero anche i romani, pagani, che si aspettavano dalla nascita del dio Sole, l’arrivo della luce, subito dopo il solstizio d’inverno, quando il giorno ricominciava a crescere rispetto alla notte. Non è difficile, perciò, celebrare insieme, uomini di tutte le religioni, col Natale, il ritorno della speranza e della fede in un mondo fatto di pace, giustizia e bontà. Anche i musulmani, anche gli ebrei, anche gli atei, possono cantare “tu scendi dalle stelle”; a tutti è opportuno che arrivi il monito alla carità e alla tolleranza.
Che poi, in altra giornata, sacra per loro, ragazzi di altra religione celebrino insieme ai compagni cattolici la loro festa, è solo augurabile. Si crea confronto e dialogo. Qualcuno potrà dire che si finirebbe col celebrare troppe feste e troppe religioni. Se così fosse, si potrebbe anche fare a meno della festa della donna, della pace, dell’ambiente, del bambino e via dicendo, perché tutte queste istanze sono raccolte in tutte le religioni, da nessuna della quali ho mai sentito dire che i vecchi vanno buttati nella Gravina, che le donne vanno uccise, che i bambini vanno trucidati, che vanno messe le bombe.
Che se qualcuno lo dice, anche in nome della religione, accade solo perché si tratta di folli. Lo stesso nazismo e lo stesso fascismo avrebbero fatto meno vittime, non avrebbero organizzato campi di sterminio e non avrebbero fatto nessuna guerra, se contro di loro si fossero levate le religioni e i loro capi. A partire dal Papa del tempo.” (Giovanni Caserta)
….sullo stesso tema ci sono giunti anche die versi di Dante Maffia:
NATALE E’ DI TUTTI
Nessuno ha motivo di rifiutare i doni
che il cielo manda, i messaggi d’amore,
quale ne sia la fonte.
I simboli sono una ricchezza
per dare maggiore dimensione alla vita.
Tu, amico mio musulmano,
accetta la mia tradizione,
io accetterò la tua, perché Natale
dà il benvenuto ad ogni viandante.
Perché tu viva non occorre cancellare
la mia dignità e i miei valori.
Al mio valore aggiungi anche il tuo
e insieme cammineremo nella neve
ch’è più sapiente di noi, infatti
cancella le orme di chi l’attraversa
ma non proibisce a nessuno di cantare
nella sua lingua e la sua religione.
Tutto discende dalle stelle,
e non so se il tuo Dio e il mio
sono un’unica entità e vivono
nella stessa dimora ammantata d’azzurro.
I riti e le gestioni delle religioni
sono abitudini umane. Fratello, Natale per noi
è la nascita che fa migliore il mondo.
Non vuoi anche tu che il mondo sia migliore?
Allora inginocchiati davanti al Presepe e canta
“Tu scendi dalle stelle”. Io, quando vorrai,
se m’inviterai, se m’insegnerai,
canterò con te alla festa del tuo cuore,
della tua religione. Mai cancellare
la diversità; che è ricchezza infinita,
mai chiudersi nel guscio del proprio mondo.
Natale è di tutti, anche di chi non crede.
