Il parlamento israeliano ha approvato definitivamente una legge che introduce la pena di morte per atti di terrorismo. Il provvedimento, che era un pilastro del programma politico del partito di estrema destra del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, ha ottenuto il sostegno del primo ministro Benjamin Netanyahu e di una parte dell’opposizione, nonostante ci fosse la contrarietà di una delle formazioni ultraortodosse della coalizione di governo. Dunque, sì alla pena di morte ma solo per i palestinesi, facendo di Israele il primo stato al mondo ad approvarla su base etnica. Per impiccagione. Come dicevamo, il più accanito sostenitore di questa legge (che ha festeggiato portando in parlamento pasticcini e da bere) è il ministro Ben Gvir che da giovane è stato condannato per terrorismo. Ma c’è il terrorismo buono e quello cattivo. Per la la legge israeliana imputabile per terrorismo da parte di un tribunale militare, sarà anche un bambino di 12 anni che lancia una pietra contro un carro armato. Mentre si garantisce l’impunità a quelli israeliani, componenti dell’esercito o coloni che assaltano le case dei palestinesi. Il quotidiano britannico Il Guardian ha, infatti, rivelato che dal 2020, a fronte di oltre mille civili palestinesi uccisi in Cisgiordania durante gli attacchi dei coloni e dell’esercito ai villaggi palestinesi, nessun israeliano è mai stato incriminato. Eliana Riva, inoltre, su Il Manifesto sottolinea come il leader suprematista BenGvir: “IN REALTÀ, ha già condannato a morte diverse persone, prima ancora che questa norma venisse siglata, costruendo un sistema di tortura e orrore per i prigionieri politici palestinesi, in larga parte detenuti senza accuse. Su indicazione del ministro, il cibo è stato ridotto a livelli minimi di sopravvivenza. I detenuti subiscono vessazioni da parte delle guardie e dei soldati. L’uso d ella tortura è stato definito «sistematico» anche dalle Nazioni unite. Abusi sessuali, aggressioni e mancanza di cure sono all’ordine del giorno. Ma Ben Gvir difende l’operato dei militari, anche quelli che sono stati ripresi mentre violentavano un detenuto palestinese, causandogli orribili lesioni interne.” Di fronte a tutto ciò, di fronte a questi crimini perpetuati e in corso di perpetuazione, i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, in una nota, hanno espresso “profonda preoccupazione per una misura che potrebbe minare i principi democratici del Paese.” Una reazione palesemente inadeguata alla gravità di tutto ciò di cui si sta macchiando questo Stato genocida. Ma noi cittadini cosa possiamo fare? Oltre a protestare nelle piazze per costringere i governanti a tagliare i ponti con il governo israeliano, c’è la possibilità di “Firmare” per chiedere che l’Ue sospenda l’accordo di associazione ancora in vigore con questo paese. Come cittadine e cittadini europei possiamo far sentire la nostra voce firmando ed invitando tutte le persone che conosciamo a firmare, al link che indichiamo più avanti, la “Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele” che, per essere valida, deve ottenere almeno un milione di firme e raggiungere le soglie minime in almeno sette paesi. Al momento in cui scriviamo ne sono state raccolte 586.794. Al lavoro dunque. Sommergiamoli di firme: QUI: https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home .

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