I commenti di sindacati, associazioni di categoria, parlamentari si susseguono e chiedono un cambio di passo dopo la morte della donna nigeriana di 28 anni, madre di due figlie, Elis Petty Stone, vittima della esplosione di una bombola di gas nel ghetto abusivo della ” Felandina”, a Metaponto di Bernalda.

Non si puo’ vivere in quelle condizioni” concordano in tanti, ma continua ad accadere. La burocrazia e l’assenza di progetti di accoglienza, insieme all’ avviamento illegale al lavoro in agricoltura rappresentano la faccia di una stessa medaglia,una e bisunta, che continua a essere una macchia per un popolo civile. Servono regole, risorse e progetti, oltre a volontà precise di fare le cose. Altrimenti ci saranno altre Elis Petti (che aveva presentato ricorso dopo che era stata respinta l’istanza di permesso di soggiorno avanzata alla Questura di Padova nel 2015) o Muhamad che ci rimetteranno la vita per non perdere una giornata di fatica pagata a nero.

E allora serve una inversione di rotta, che passa per un protocollo di intesa con associazioni di categoria ed Enti, passando per Inps e Inail, che aiutino a controllare i flussi di manodopera ma nella legalità. La realtà, però, è un’altra e vengono fuori gli intermediari di manodopera e una politica di prezzi e di sfruttamento.

Il buon esempio dovrebbero darlo le imprese. Ed è qui il punto, con imprenditori che hanno aziende in Puglia, Basilicata e Calabria che trovano vantaggioso ricavare il massimo ricorrendo ai caporali.

Di questo si è anche parlato nella riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Demetrio Martino, per evitare che la storia di quel tipo di insediamento si ripeta. Si arriverà al graduale sgombero degli immobili, di proprietà del Demanio, procedendo con la riduzione di tutti i fattori di rischio presenti in zona, a cominciare da quel precario e poco affidabile sistema di fiamme libere che è davvero pericoloso, sopratutto quando si vive in promiscuità e in condizioni igieniche precarie come dimostrano i cumuli di rifiuti stoccati abusivamente negli anni dentro e fuori i capannoni. Si dovranno trovare soluzioni alternative e dignitose.

E di certo il peso non potrà gravare solo sul Comune d Bernalda, che ha poche risorse e mezzi. Dovrebbero farsene carico anche le aziende agricole, magari con delle foresterie in fabbricati rurali  o prefabbricati da utilizzare alle bisogna.

Servono volontà, umiltà, senso di responsabilità e programmazione evitando le strumentalizzazioni e i populismi, sempre dietro l’angolo, diretti ‘comunque’ ai migranti. Non c’entrano nè il decreto sicurezza e nè l’arrivo sabato prossimo a Policoro del Ministro degli Interni Matteo Salvini.

La Basilicata, dopo l’esperienza di Palazzo San Gervasio (Potenza) dia esempio di buona volontà e organizzazione.