HomeCronacaBombe d'amore e robe da Turco

Bombe d’amore e robe da Turco

Ci risiamo: un GOLPE azzera Stampa e Regime, e tutto tace. Mute o sottotono le stesse “teste tagliate“, e la redazione di Radio Radicale. Che è finanziata dal 1998 dalle nostre tasse (malgrado recenti tagli).
Abbiamo quindi voce in capitolo se difendiamo ciò che resta della conduzione di BORDIN: un faro che, se avesse senso una piramide del giornalismo (meglio di no), splenderebbe molti cieli al di sopra della mesta media attuale.
Ma le premesse di questo colpo di mano – riduzione a uno dei conduttori – c’erano tutte. Abbiamo già parlato con dovizia del penoso saltellare del PR alle soglie del tanto evocato Regime. Delle antinomie del PR. (Vedi uno per tutti l’articolo in calce).
MAURIZIO TURCO, che del Pannella di mezza età ha la voce querula, ma non la visione, controlla la prestigiosa radio.
Dopo 10 anni c’è stata una o più diaspore, ma almeno il ceppo residuo avrebbe dovuto tenere la rotta libertaria.
E invece arrivano segni di ALLINEAMENTO al fatidico Regime.
Nel caso della storica rassegna stampa, l’onere e l’onore della levataccia mattutina passerebbe (sabato e domenica forse esclusi) dagli attuali 4, tra cui i veterani Romeo e Fratello, a ALESSANDRO BARBANO, figura copia e incolla nell’area riformista.
A condizione, posta da Turco, che nel trolley Barbano si porti dietro pure un munifico SPONSOR (sic!). Perché adesso non i giornali, ma i singoli giornalisti hanno uno sponsor.
E perché no allora a leggere i giornali l’ameno PARENZO, che di sponsor ce ne ha già tanti, anche in “imparenzati” ambienti sionisti.
O sotto la stessa bandiera la corrispondente da Israele FIAMMA “NEFROLITIASI”, pardon Nirenstein (questa mia mania di tradurre anche i cognomi..), con la tigna giusta per espugnare anche le ultime sacche di rispetto dei diritti dei popoli oppressi in quell’area.
E così, dopo la BBC, cade anche in Italia l’ultima casamatta dell’informazione col merito di essere PLURALE, (ruspante) e SENZA SPOT.
Nessun cinguettio di dolore dal tanto decantato quarto potere?
Ma dove sta il jolly di Barbano: può preparare le NOZZE CON FORZA ITALIA, con cui Turco è già fidanzato.., in vista delle prossime politiche, che – altra innovazione – saranno partecipate dal PR.
Ma ancora più decisivo è il nodo che Turco & co. hanno stretto intorno a Gaza, a redazione di SeR inerte.
Mi si potrebbe obiettare di non aver respirato abbastanza fumo redazionale per poter sputare sentenze in merito all’etica dei media.
Cito allora SOFRI, l’unico finora intervenuto energicamente a difesa del pluralismo in RR.
Ha scritto ieri sul Foglio, giornale amico di RR:
tutti hanno “la pretesa di mimare quello che avrebbe detto Pannella. Del quale (si sa) quale trasporto sentisse per Israele, ma nessuno, nessuna, può dire che cosa avrebbe sentito in cuore, e detto, di Gaza. E da Radio radicale (…) bisognava aspettarsi che avesse pure, nella sua direzione, un proprio orientamento, non che si affidasse senza riserve a una vera propaganda per Netanyahu e confinasse nell’irrilevanza l’informazione sulla tragedia palestinese..”.
Idem (riassumo io) per la reticenza sulla vicenda di Stampa e Regime.
A dire il vero, non è che a sinistra le cose vadano molto meglio, ma a sinistra si guarda ormai solo per non farsi investire.
Non credo tanto alle ipotesi della BOMBA D’AMORE o di un auto-attentato a Ranucci, ventilate da Vittorio Feltri.
Anche se sia da Feltri che da Lavitola c’è da aspettarsi di tutto. Ma è la STRANA COPPIA Ranucci-Lavitola a destare inquietudini.
Sia chiaro: l’amicizia è sacra, zone d’ombra e cene conviviali al bistrot Cefalù comprese.
Speriamo soltanto che il conduttore di Report non abbia fatto ricorso a Lavitola per i suoi SCOOP, come fece Berlusconi per qualche suo affare, perché in questo caso non penso che il fine giustifica né i mezzi né il conto da pagare a un maLavitola.
Ma ce ne potremo occupare a ragion veduta quando il quadro sarà più chiaro.

«A conti fatti evviva i matti»

Stefano Matera
Stefano Matera
La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue. Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore. Con tutta l'ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: "Meglio che lavorare". Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni. Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento. La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci. Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti