Basilicata: positivi/tamponi settimana scende al 19%, un decesso.

C’è anche oggi un decesso nel report della Basilicata (Task Force Coronavirus bollettino del 23 maggio 2022), trattasi di un uomo residente a Cancellara (classe 1923) deceduto al San Carlo.

Come ogni lunedì forniamo il dato aggregato dell’incidenza positivi/tamponi riferito alla settimana appena conclusa che è del 19,09% in calo rispetto al 22,31% della settimana precedente.

Scendono anche i ricoveri totali, da 73 a 67 (38 al San Carlo e 29 al Madonna delle Grazie), di cui sempre solo uno in terapia intensiva a Potenza.

In calo anche il totale dei positivi in regione che, tenuto conto dei 184 guariti (182 residenti), passa da 28.588 a 28.522.

I 117 nuovi casi residenti (120 in totale) riscontrati su 685 tamponi processati nella giornata di ieri (87 nel potentino e 30 nel materano) sono stati riscontrati principalmente nei comuni di: Potenza (28), Matera (16), Melfi (10),  poi in altre comunità con numeri minori come da elenco che è consultabile nel report di cui al link iniziale.

Intanto, il Long Covid continua a perseguitare anche dopo la guarigione un paziente su dieci, ma nel 50% dei casi i servizi dedicati per prestare loro assistenza sono ancora insufficienti, specie ora che, con la fine dello stato di emergenza che ha ridotto la paura nei confronti del virus, in tanti sono tornati a chiedere in  ospedale controlli e cure per quelle patologie dimenticate ma non sparite. Cosa che sta facendo riemergere i problemi di sempre: carenza di personale (lamentata nel 91,7% dei nostri nosocomi), mancanza di posti letto (nel 70,8% dei casi), difficoltà organizzative (75%).  Una fotografia  dello stato di affanno della rete ospedaliera italiana nell’era post-emergenza che è stata fornita dal congresso, in corso a Roma dal 21 al 23 maggio, del Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri frutto di una ricerca che ha coinvolto tutte le regioni.

A fronte di questo quadro – afferma Dario Manfellotto, Presidente Fadoi- l’ospedale va ripensato secondo la cosiddetta ‘progressive patient care’, un modello che raggruppa i malati non più per singola specialità medica ma in base al grado di intensità di cura della quale necessitano: intensivo, medio-alto, basso. Un approccio necessariamente multidisciplinare, capace di passare dalla medicina spezzatino – effetto indesiderato dell’iper-specializzazione – a una presa in carico globale, non più della malattia, ma del malato, che spesso di patologie ne ha più di una. E in questo contesto l’esperienza pandemica dimostra quanto sia sbagliata l’idea che i reparti di medicina interna assistano pazienti a bassa intensità di cura, perché al di là dei malati Covid, nei nostri reparti arrivano pazienti molto complessi, che richiedono una risposta multispecialistica, coordinata proprio dai medici internisti ospedalieri”.

Alla missione salute il PNRR destina complessivamente oltre 20 miliardi, 8,6 destinati agli ospedali a alla loro innovazione tecnologica. I soldi ci sono. Però -conclude Manfellottoil piano finanzia tecnologie e strutture ma non può avere un’anima, e per averla serve una riorganizzazione del SSN, a partire dall’ospedale del futuro, individuando le giuste sinergie con il territorio. Una progettualità, al momento, ancora insoddisfacente”.

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