CARRARA – Se non rappresentasse il classico esempio d’atteggiamento irrispettoso, l’ultimo sprezzante gesto di Sgarbi farebbe ridere. Perché staccare dal muro un quadro per vederlo da vicino, potrebbe esser concesso a un folle o a un bambino. Insomma siamo di fronte a uno dei comportamenti menefreghisti del critico d’arte e beneficiario d’incarichi pubblici, soprattutto, Vittorio Sgarbi, di quelli del suo vasto repertorio, e di quelli che più di tutti fa arrabbiare.

Per fortuna, però, lo sgarbo è illuminato prima e stigmatizzato poi da una giornalista attenta del Tirreno, Alessandra Vivoli; la cronista di Massa, infatti, pone subito il dubbio: “ma in quale altra città, non a Carrara, avrebbe fatto lo stesso?”.

Ma facciamo un passo indietro, anzi due. E, poi, ripartiamo da qualche altro esempio del passato, ché di quelli non ne mancano.

Perché, intanto, per dire, da poco lo Sgarbi è finito sott’inchiesta della Procura di Siracusa per aver provato a esportare, senza averne la licenza necessaria insomma, il dipinto “Concerto di bevitore”. Per una vendita a Montecarlo.

Epperò torniamo a Carrara, alla terra eletta patria da Michelangelo Buonarroti e con la sua Accademia delle Belle Arti che ha da poco diplomato perfino Marina Abramovic, ma più esattamente al Museo Carmi della Villa – che fu dei plenipotenziari dominatori di queste terre e ben più là -, Fabbricotti. Dove l’11 giugno, con chiusura al 10 ottobre, è stata inaugurata una mostra sulla pittura del Settecento, dedicata all’artista e primo direttore proprio dell’Accademia carrarina, Giovanni Antonio Cybei. Boucher, Ricci, Batoni e altri grandi del ‘700, con la curatela di Marco Ciampolini.

Eppure è un nome, su tutti, che forse ha nuovamente sconvolto lo Sgarbi: Goya. Tanto che per vedere meglio un suo quadro, ha bellamente agguantato l’opera togliendola dal muro dove vigilanza e assicurazione pure lo vorrebbero. Sotto occhi straniti. Tra persone attonite. E, pure, fra gente che gli avrebbe fatto toccare pure il fondoschiena della prima persona che avesse interessato le sue manacce.

Come, d’altronde, altri avevano gli concesso a Genova di poggiare i suoi piedini d’oro, per le grazie del pubblico stato su tutti, su una poltrona antica. Sforzo pensato allo scopo di studiare più da vicino il dipinto, quella volta, di Domenico Fiasella.

Ma non tutti si sconvolgono. Ne sia prova il fatto che grazie al codazzo brulicante di leccapiedi più o meno accreditati e, peggio ancora, di gente che vuol vivere puntualmente l’attimo della celebrità indiretta, fra Matera, Miglionico, Pomarico ecc. della piccola Basilicata, a tutte le ore della notte si corre a sfondare le porte degli archivi e delle chiese per far entrare prima possibile questo simpaticone di Sgarbi.