Da diversi mesi siamo bombardati da una campagna di comunicazione ministeriale che ci invita a scaricare l’App Immuni e soprattutto ad usarla, in caso di positività, inserendo i nostri dati. Un’operazione semplice che permetterebbe di segnalarci e segnalare in tempo reale se siamo venuti a contatto con soggetti positivi al Covid-19.

Diversificati sono stati anche i numeri dei download da regione a regione, e qui la Basilicata si è rivelata essere poco, o quasi per niente,smart con quasi il 10% dei download della popolazione. Ma come mai una cosa apparentemente tanto semplice da utilizzare e che sarebbe utile a tanti cittadini non viene utilizzata?

Una importante testimonianza ci è arrivata da una coppia materana risultata positiva al virus che con grande senso civico ha pensato subito di utilizzare l’applicazione consigliata dal Ministero per “avvisare” eventuali contatti sulla loro positività. Parallelamente anche in rete abbiamo seguito la denuncia della Sindaca di Pisticci, Viviana Verri, risultata anch’essa positiva al Covid che ha denunciato sia con un video sul suo profilo social le disavventure di chi ritrova positivo al virus e sia attraverso una lettera indirizzata al Ministro Speranza, al presidente Bardi, all’Assessore alla Sanità Leone e ai dirigenti dell’ASM e ASP .

Entrambi, si sono imbattuti in un incredibile mondo dell’approssimazione che scoraggerebbe qualsiasi buon intenzionato e caparbio cittadino ma che non ha scoraggiato loro che hanno cercato di andare fino in fondo, fino a quando…..

Ma andiamo per ordine. Il primo gesto da fare è scaricare l’applicazione e dopo un download decisamente semplice e veloce, l’applicazione propone lo step “Segnala la positività”, una sezione in cui l’app fornisce un codice alfanumerico monouso da comunicare ad un operatore sanitario (l’app suggerisce lo stesso che ha comunicato la positività del tampone) il quale autorizzerà al caricamento dei dati. Ma è a questo punto che l’operatore dell’ASM consiglia di rivolgersi al medico di base per coadiuvare l’operazione. Contattato il medico di base ci si trova ancora davanti a un diniego e ad un probabile rimando alle USCA (unità Sanitarie Continuità Assistenziali) nate appositamente lo scorso aprile per gestire la fase dei tamponi e dei tracciamenti nonchè per assistere a domicilio i pazienti affetti da Covid-19 che non hanno bisogno di un ricovero.

Di fatto le USCA, istituite con il Decreto Legge 14/20 del 9 Marzo 2020, non sempre riescono a coprire il territorio per carenza di personale,  tanto che molti pazienti sono invitati a recarsi alle ASM, lasciando le proprie abitazioni anche febbricitanti, per effettuare il tampone molecolare anziché essere raggiunti dai sanitari nelle proprie abitazioni aumentando così ulteriori possibili contagi. Assurdo.

Ma i nostri amici non si sono arresi e scorrendo le varie faq in “Esplora le domande frequenti” alla domanda: Se non hai trovato la risposta che cercavi, puoi contattare il supporto di Immuni chiamando al numero verde 800912491 oppure inviare una mail a cittadini@immuni.italia.it si sono rivolti ai contatti indicati. Anche questo percorso non è stato risolutivo perché l’operatore che ha risposto al Numero Verde ha ribadito che la procedura è di competenza del Dipartimento di Prevenzione di ogni ASL e si è persino scusato per non essere riuscito a fornire alcun aiuto.

Il nostro amico materano cerca su internet altri contatti utili e manda una mail a comunicazione@aspbasilicata.it che gli risponde: “Gentile utente, dovrebbe contattare il Dipartimento di Prevenzione Collettiva Salute Umana di Matera, il cui operatore sanitario è tenuto a caricare, in base al DPCM  18 Ottobre u.s. allegato, il codice chiave della positività sul sistema centrale di Immuni. Molte Regioni in proposito, però, non avrebbero fornito le istruzioni ai Dipartimenti di Prevenzione per accedervi, tra le quali Basilicata.

Per maggiori informazioni può contattare il numero verde IMMUNI 800 91 24 91 (attivo dalle ore 7 alle 22) o scrivere a: cittadini@immuni.italia.it per chiedere se presso l’ASM di Matera risulta attiva la procedura di caricamento da parte degli operatori in base al DPCM (ma il nostro amico si era già rivolto a questo canale dedicato che lo aveva rimandato al Dipartimento di Prevenzione di Competenza della sua ASL di appartenenza.

A questo punto il nostro amico ci dice: IO MI SONO ARRESO!

Insomma siamo alle solite cose all’italiana in cui dimostriamo di essere capaci di fare grandi cose, pensare a tante soluzioni ma non riusciamo a fare la cosa più semplice che è quella di definire il chi deve fare cosa. Ed ancora una volta, anche nel caso di Immuni siamo costretti a prendere atto dell’improvvisazione a cui ci ha abituato, ormai, il sistema sanitario regionale lucano.  La nostra domanda è: Assessore Leone era così tanto difficile individuare un operatore sanitario dedicato all’App Immuni? Chiediamo per un amico.

Di seguito la lettera della Sindaca di Pisticci Viviana Verri