L’Anci Basilicata ha trasmesso a tutti i Sindaci della regione un documento linee guida redatto dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali UNAR (*) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e inviato all’Anci Nazionale finalizzato a garantire nei bandi per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica l’applicazione dei principi antidiscriminatori nei confronti di stranieri presenti in Italia e, infine, anche ad evitare eventuali contenziosi. L’Anci ha invitato i Sindaci a tenere conto di quanto comunicato dall’UNAR.

In particolare, le linee guida si soffermano su due questioni che in qualche caso hanno creato problemi di interpretazione con conseguenti lunghi contenziosi. Il requisito della cosiddetta “residenzialità storica”, ovvero quello della previsione di un punteggio aggiuntivo in favore delle persone che vivono da più anni in un determinato territorio. Tale requisito può comportare una discriminazione indiretta per coloro, soprattutto stranieri, che per evidenti ragioni non sono nati e cresciuti in quel comune. A tal proposito è intervenuta la Corte Costituzionale con sentenza n. 44/2020 chiarendo che sono illegittimi i requisiti della richiesta di una residenza quinquennale così come qualsiasi analogo meccanismo che possa determinare una discriminazione nell’accesso ad un bene o a un servizio pubblico da parte di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia. L’altra questione è relativa al requisito della cosiddetta “impossidenza di altro alloggio”, in forza del quale possono accedere agli alloggi pubblici solo coloro che dimostrino di non possedere un alloggio in nessuna parte del mondo. Per quest’ultimo requisito è facile immaginare che persone spesso fuggite da aree del mondo funestate da guerre, conflitti ed estrema povertà sono impossibilitate a reperire la documentazione legale comprovante la cosiddetta “impossidenza”.

La nota – afferma l’Anci Basilicata – frutto di valutazioni di carattere giuridico contiene una rispettosa interpretazione delle norme in materia di parità di trattamento, in combinato disposto con la recente giurisprudenza costituzionale sul punto e può indirizzare i comuni a scegliere in modo ragionato e consapevole specifici criteri rispettosi dei principi antidiscriminatori evitando anche gravosi contenziosi

 

(*) UNAR. L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità. L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione. In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.