I grandi eventi della storia sono sempre stati interpretati anche dai fumetti. Sempre portatori di messaggi e quindi di memoria. Sempre osservati con occhiali speciali tra avvenimenti che fanno parte di un mondo irreale ma parallelo alla quotidianità.

Ed è proprio sul filo della memoria, quella forse più adolescenziale, più colorata, più incantata, più leggera, che si muove la mostra Edward Spitz, curata da Ermanno Tedeschi,  allestita alla  Lopa, dal 10 aprile al 19 maggio 2019.

Ed è con lo sguardo rapito dalle tele rappresentanti Topolino, Superman, Braccio di Ferro e tutti i supereroi della nostra infanzia che scopriamo la leggerezza d’animo di Edward Spitz, di fatto Monica, una bellissima e giovane donna che, proprio per non avere condizionamenti e completa libertà, come lei stessa ci svela, sceglie di creare le sue opere in un semi-anonimato che protegge con uno pseudonimo al maschile.

Il fumetto ha origini lontane, è una delle massime espressioni di arte figurativa.È anche l’illustrazione di scene di vita che sono strettamente legate alla realtà.” precisa Ermanno Tedeschi.

 Questa mostra quindi non è una mostra qualsiasi, è un salto dentro un mondo iconograficamente sorprendente e vivace, giocoso e serissimo. 10 opere che trascinano lo spettatore, quasi un lettore di strisce, dentro ad una dimensione altra, in cui ci si trova subito a proprio agio. D’altronde chi non ha mai letto Topolino o sfogliato storie avvincenti di supereroi?

Il lavoro di Edward Spitz è ironico e garbato, alla base dei suoi quadri ci sono illustrazioni vintage di fumetti d’epoca, che l’artista recupera con una ricerca accurata tra i mercatini di antiquariato, sui quali fa parlare i suoi personaggi che guardano ed ammiccano con chi è di fronte. Portano in primo piano, ingigantiscono, nel valore di una figura chiave: Minni, Topolino, Paperino … sono lì pronti a raccontarci un frammento di una storia, vera! Con questo meccanismo i quadri rompono lo schema narrativo del fumetto e diventano opere d’arte.

      

“Edward Spitz ha compreso quale fosse il valore artistico del fumetto e inducendolo a creare opere che a prima vista hanno uno valore decorativo. – continua Tedeschi – Ciò non corrisponde alla realtà perché dietro l’utilizzo dei fumetti come base per la pittura in acrilico e resina, dei diversi personaggi, c’è un profondo studio di carattere psicologico e sociale che rende le sue opere allegre ed allo stesso tempo drammatiche come nella rappresentazione di Paperone o in quella di Topolino completata da scritte di estrema saggezza che recitano «alcune volte tu non hai mai conosciuto il vero valore di un momento fino a quando diventa Memoria» oppure  «la vita è troppo corta per indossare vestiti noiosi»”.

Fumetti, dunque, come palcoscenico delle sue opere e le scritte, che Spitz riporta sulle sue opere, riportano sempre a concetti importanti.

Spitz parla di propri lavori spiegando che ama riportare in auge le icone di una cultura popolare di massa di cui tutti hanno memoria visiva: “Ho deciso di cavalcare l’onda dell’immaginario-replicante con l’immediatezza dell’arte: le icone che ripropongo derivano tutte dal mondo dei fumetti, il mezzo di comunicazione che si produce con l’incontro tra immagine e parola, nonché mezzo di svago ed evasione dalla realtà. Così i miei quadri hanno come sfondo fumetti originali che vengono direttamente dal passato, tutti sormontati da un ulteriore icona che appartiene anch’essa alla vecchia generazione, seppur espressa in forme e colori diversi. È un modo di esprimere il paradosso della società di massa: è l’evasione della realtà diventa realtà.”

BIO

Edward Spitzè un artista che parla poco si sé, e preferisce che a parlare siano i suoi quadri. Di lui si sa che è l’artista dei fumenti, di cui è anche un irriverente collezionista. Naturalmente è un accanito lettore di strisce: Topolino, Braccio di Ferro, Linus e Superman. I classici. Le sue opere sono esposte in diversi luoghi pubblici e privati in Italia e all’estero. Partecipa a collettive e personali.