lunedì, 5 Dicembre , 2022
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Al sud arrivano gli Untori: i capri espiatori dei fessi – di Chiara Saponaro

I cretini, gli irresponsabili e gli ipocondriaci al mondo sono sempre esistiti e non sono solo i viaggiatori cagasotto che riempiono i treni affollati per tornare tra le braccia di mammà.
Direi a malincuore, che il clima di paura ha tolto la lucidità anche ai leoni da tastiera che mitragliano, per fortuna solo a parole e per fortuna solo perché non sono dotati di armi, proprio tutti, compresi i loro fratelli, per essere tornati a casa professando una moralità quà e là altrettanto priva di senso civico e umano. Prima i cinesi da ostracizzare ora il compagno della porta accanto da denunciare, la Hobbesiana lotta dell’uno contro l’altro in uno stato di natura che dovrebbe essere superato dallo Stato.
E sia chiaro, mi ripeto, che i cretini che, senza alcuna responsabilità civica, sociale e sanitaria si sono messi in treno in questi ultimi giorni, rimangono assolutamente cretini tanto quanto gli hate speaches e la “caccia agli untori, come vendetta personale” rimangono forme di violenza.

Il Coronavirus è qualcosa di più di una mortale epidemia, è il terreno evidente in cui si proiettano le nostre paure e i nostri pregiudizi profondi alimentati dalle immagine distopiche di città deserte, e supermercati depredati, è lo stato d’eccezione in cui ogni politica emergenziale può essere possibile, è come dice Srećko Horvat, parte di un’ideologia che considera “l’altro” come una malattia. Il timore di una pandemia, le reazioni emotive e le biopolitiche etnorazziste che possono seguire però sono più pericolose del virus stesso.

Perché il Coronavirus non costituisce e non costituirà una minaccia per l’economia neo-liberista che lo ha creato ma, anzi, sarà un’ altra occasione, concessa ai nazionalisti destrorsi, per una globalizzazione modificata in cui merci e capitali saranno liberi di muoversi a differenza delle persone ( dei migranti).

La verità è che c’è una responsabilità e ci sono delle conseguenze nell’iper sfruttamento della natura come degli animali e si, c’è un colpevole ed è il capitalismo. Il vero virus è il capitalismo.

Per carità, sin dall’origine dei tempi, anche prima del “capitalismo” le malattie di ogni tipo hanno tempestato la vita umana, animale e vegetale ma è altrettanto vero, che il nostro stile di vita occidentale, lo sfruttamento infinito di una natura finita non poteva portare che alla nascita di una epidemia e non potrà che continuare a condannarci a future e nuove pandemie. Il cambiamento climatico del resto è e sarà la più drammatica catastrofe naturale e umanitaria che ci troveremo ad affrontare. Mi sembra quasi banale sottolinearlo , ma il sistema economico in cui viviamo ci induce ad uno stile di vita e di alimentazione tutt’altro che sana, basti pensare agli allevamenti intensivi di carni, all’ingrassamento degli animali, agli antibiotici utilizzati, al danno enorme che tutto questo provoca all’intero ecosistema. E non è forse l’inquinamento, la deforestazione selvaggia, lo sfruttamento delle acque e di tutte le risorse vitali la causa della distruzione del nostro pianeta e di noi stessi? E il nemico intangibile chi è se non questa economia di sfruttamento liberista che si approfitta di natura e persone?

Perché non esistono untori, né maledizioni divine che si abbattono dal cielo, certo davanti al Sublime della Natura nulla si può dire, ma molto si può criticare delle politiche economiche di cui proprio noi siamo i responsabili.
Allora no, non basta leggere le notizie sul giornale, non basta solo essere bravi cittadini e rispettare le regole se non si ha un senso critico volto a capire che il Coronavirus è legato in primis ai nostri consumi, alle nostre abitudini, alla nostra economia e ai nostri non-democratici modelli di sviluppo.
No, non si è bravi cittadini se non si combatte contro le politiche neo-liberali che hanno tolto i fondi alla sanità pubblica, alla ricerca e all’ educazione o contro le politiche reazionarie e nazionaliste che non ci hanno insegnato nessuna responsabilità e solidarietà verso il prossimo che sia nostra nonna o Il migrante di turno.

Il discorso sarebbe ancora lungo e complesso, del resto il capitalismo c’entra sempre ed è per le stesse dinamiche economiche che oggi viviamo la crisi umanitaria forse più grande europea ai confini tra Grecia e Turchia. Ma non vorrei passare per complottista, spero solo che davanti a queste crisi disarmanti si possano porre domande giuste e magari emergere nuove risposte solidali cittadine, nazionali, europee e forse internazionali.

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