Riuniti in forma rituale, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, l’assessore alla Sanità regionale Cosimo Latronico, e il Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, hanno annunciato che Matera avrà la sua Facoltà di Medicina e Chirurgia privata, sovrapposta o giustapposta a quella statale, istituita a Potenza. Inevitabile quanto temuta è la concorrenza.
L’Università che approda a Matera, capitale europea della cultura e del dialogo mediterraneo, è l’ Università degli Studi LINK, a noi non nota, ma ben nota ad altri, come facente parte del gruppo CEPU. La frequenza di detta Università, e del corso che viene istituito, comporta una retta annuale di 20.000 euro (quaranta milioni di vecchie lire), che, graziosamente, a partire dal secondo anno, è ridotta a 19.800 euro!
Con sottile avvedutezza, l’Università degli Studi LINK comincia con la facoltà di Medicina e Chirurgia, sempre ambita, ma sempre incomprensibilmente limitata nel numero di posti. Ciò accade – si ritiene dai più – su pressione di una casta, quella dei medici, dai facili guadagni, ma, anche, purtroppo, con la conseguenza di avere, in Italia, una straordinaria carenza di personale sanitario pubblico. La Regione Calabria, per colmare i suoi vuoti, ha fatto venire medici dalla comunista Cuba!
In tanti anni mi sono domandato perché la Sinistra, che dovrebbe essere più vicina ai bisogni del ceto popolare e dei suoi figli, non ha voluto capire che, presentando una proposta di liberalizzazione degli accessi a Medicina e Chirurgia, ma anche alle altre facoltà, non solo si offriva personalità alla sanità pubblica, non solo si rendeva un servizio al Paese e si faceva giustizia sociale, ma, utilitaristicamente, si raccoglieva gran massa di voti. Viene il dubbio che troppi grandi medici e primari, e troppi ricchi, in Parlamento, ormai, siedono a sinistra
Non è difficile rispondere a chi molto generosamente ha annunciato benefici effetti che deriverebbero alla città di Matera dall’arrivo di detta Università. Si dice, da qualche gentile amministratore comunale, che si eleverebbe il “tono” culturale della città, con molti vantaggi economici, derivanti, nientemeno, dalle spese di ristorazione e alloggi, cui studenti ricchi si lascerebbero allegramente andare. Vedete un po’ dove, a Matera, si va a ficcare la cultura – direbbe il Manzoni Che cosa, poi, dai ristoranti e dagli alberghi arriverebbe al comune cittadino non si sa, tranne il sicuro rialzo del costo della vita. Ma questi, a Matera, son tempi di provinciale vanità, che fanno apparire bene ciò che è male; o forse son cose cui da noi non ci si arriva – direbbe ancora una volta il buon Manzoni.
Il Sindaco, con estrema chiarezza, ha rivelato che l’evento ha tanto grande significato, che gran paura l’ha preso quando è sembrato che la Direzione o Dirigenza dell’Università degli Studi LINK, dopo lunghe trattative, stava per tirarsi indietro. Questo significa che c’è stata una difficile contrattazione sul dare e sull’avere; questo significa che il Sindaco o il presidente della Regione Bardi hanno il dovere di dire puntualmente su quali intese è avvenuto l’accordo. Il che non impedisce di riflettere, anche più in generale, sul terreno della funzione che detta Università e Facoltà avranno per la città e per la regione.
Per principio costituzionale, sono stato sempre contrario alla scuola privata e al suo finanziamento, favorevole solo alla scuola pubblica, per il santo principio per cui essa, se non del tutto gratuita, è data per aperta a tutti, secondo merito. E mi ha permesso di studiare. In un recente passato, purtroppo, anche per volontà della Sinistra, le scuole private di grado medio ebbero tale e tanta diffusione, e determinarono tale e tanto abuso e speculazione, da far parlare degli istituti medi privati come “diplomifici”. Ora, con il proliferare delle Università private, parallelo al decadimento, per colpe politiche, delle Università statali, chiuse a riccio nella difesa di caste e “famiglie”, si può legittimamente parlare delle Università private, come ”laurifici”, ovverosia lauree conseguite con riconosciuta facilità e sempre lautamente pagate. A voler concentrarsi sulla nuova Università privata, da insediare a Matera, si dovrebbe calcolare che una laurea in Medicina e Chirurgia, dopo sei anni, verrebbe a costare 120.000 euro, cioè 240 milioni delle vecchie lire. E’ legittimo chiedersi da quale ceto può venire tanta disponibilità di denaro e quali studenti fruiranno di tale Università Solo rampolli di famiglie ricche e ricchissime.
Si è detto che si è scelto di aprire con la facoltà di Medicina e Chirurgia, poco curandosi dell’esistenza di una facoltà statale presso l’Unibas, a Potenza. E’ una ragione in più di rivalità e diffidenza fra i due capoluoghi, che mai si sono intesi abbastanza. La preferenza per la facoltà di Medicina e Chirurgia è dettata dalla possibilità di aggirare, per danaro, l’ostacolo frapposto dal numero chiuso delle Università statali e, pagando alte rette, “comprarsi” la laurea. Mi spiace per la brutalità del linguaggio, ma il fatto è che detto verbo è nella convinzione di coloro che alle Università private si iscrivono, ma ancor di più è nella rabbia di quelli che, per le non adeguate condizioni economiche, non vi si possono iscrivere. L’Università di Potenza boccerà; quella di Matera, privata, benevolmente accoglierà e farà profitto. Non entro, ovviamente, nel merito della preparazione assicurata da una laurea così conquistata. Si possono dare tutti i casi.
Da sociale, però, il problema si fa necessariamente morale, come lo è qualunque sistema o operato che si fonda sulla discriminazione sociale ed economica, anteponendo, al merito, la ricchezza. Ed è il nodo vero della questione, su cui non si può non dissentire. Non si vorrebbe che lo studente fallito, si dica e dica, in tono di sfida e in forma perentoria: ”E io vado a Matera”. Non si vorrebbe che sia cosa che accade ad una città che, spaccata in due, già visse la vergogna di una minoranza ricca di grandi proprietari terrieri e una massa di foresi, piegati in due fino alla deformazione fisica, allontanati nei Sassi. E accadrebbe nel silenzio e nella inesistenza di una Sinistra che, per non pochi, è diventata un vezzo, quasi distintivo di bella apparenza, da ostentare.
Siamo del parere che il potere pubblico, democraticamente eletto, non può prestare il fianco e fare da copertura ad un sistema decisamente iniquo. e aziendalistico, applicato proprio nel campo della cultura. Anzi, a complemento, sarebbe necessario che alla gente si spieghi per quali canali e attraverso quali e quanti arricchimenti indebiti si realizzano a danno e offesa di giovani laureati che vogliano entrare nella scuola. Bisogna che si dica del loro obbligo a sottostare alla frustrante quanto fantasiosa frequenza di presunti e preliminari corsi di abilitazione didattica, gestiti, anch’essi, quasi sempre, se non sempre, da Università private e gruppi privati, a 1.500 euro a tipo di insegnamento. E’ la condizione per poter aspirare ad una qualsivoglia supplenza, che non è detto arrivi. Per la cattedra, invece, passeranno anni e trasferimenti lontani. E per molti non ci sarà.
Si faccia la prova ad immaginare un laureato in lettere a Oliveto Lucano, costretto a frequentare a Napoli, disoccupato e figlio di modesta famiglia, un corso di 1.500 con tutte le spese aggiunte. Per chi, poi, aspiri ad entrare nell’Università di Stato di Medicina e Chirurgia, son pronti corsi privati da 2.500 a 5.000 euro. E’ il rozzo tipo di aiuto offerto al giovane lucano in cerca di lavoro, fino alla disperata fuga al Nord, o alla umiliante rassegnazione.
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