Per centrare pienamente gli obiettivi della transizione ecologica e digitale, non si può prescindere dagli agricoltori e dalle aree rurali, che costituiscono metà dell’Europa e rappresentano il 20% della popolazione. Perciò garantire a chi fa agricoltura risorse, strumenti e incentivi adeguati alle sfide in atto, vuol dire comprendere il ruolo strategico e insostituibile del settore primario, che non è solo quello di produrre cibo sano e sicuro per tutti, ma anche di assicurare la tenuta e lo sviluppo dei territori; salvaguardare il suolo e le foreste contro il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici, gestire le risorse idriche, produrre energia da fonti rinnovabili, accrescere la sostenibilità dei processi produttivi con la ricerca e le nuove tecnologie, difendere il paesaggio e la biodiversità.

Questo il messaggio lanciato da Cia Agricoltori Italiani in occasione della sua Assemblea nazionale, oggi a Roma al Centro Congressi Angelicum, dove centinaia di produttori provenienti da tutta Italia si sono ritrovati insieme sotto lo slogan “Agricoltori Italiani leader della transizione”, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli.

 LE RICHIESTE DI CIA – «A quasi due anni dalla pandemia, con la sfida del Green Deal davanti e gli accordi del G20 e della Cop 26 sul tavolo, non è più la stagione delle attese, ma quella dell’azione – ha dichiarato il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino – Gli agricoltori sono pronti a guidare da protagonisti la rivoluzione verde e digitale, a lavorare da subito sull’ulteriore riduzione dell’impatto ambientale e sul miglioramento dell’efficienza energetica, ma serve pragmatismo e coerenza. Per salvaguardare da un lato la competitività e la redditività del settore e delle sue imprese, e dall’altro per fare in modo che gli investimenti a disposizione vadano a segno, senza troppi ostacoli burocratici, con progetti puntuali, efficienti e mirati, risultati tangibili sul campo e in grado di fare scuola».

Da qui l’ultimatum del presidente Cia alle istituzioni nazionali ed europee: «Bisogna utilizzare bene i 6,8 miliardi del PNRR destinati all’agricoltura, approvare una legge di bilancio più coraggiosa rispetto alle urgenze del comparto e costruire un Piano Strategico Nazionale della nuova Pac con aiuti e agevolazioni concrete agli imprenditori impegnati nell’obiettivo di un sistema produttivo più sano, equo, green e digitale».

L’IMPEGNO PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA ED ENERGETICA – Un impegno, quello degli agricoltori, portato avanti già da anni, in primis sul fronte ambientale. Negli ultimi anni, il settore primario ha ridotto le sue emissioni (-25%), limitato il consumo di acqua e il ricorso alla chimica (-27%), accresciuto le superfici biologiche (+56%) e ampliato la produzione di energie rinnovabili e biomasse (+690%). L’agricoltura ha anche un ruolo importante nell’assorbimento di C02, e quindi nella lotta al cambiamento climatico, sequestrando 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno. Una funzione che fa il paio con quella insostituibile di boschi e foreste, che assorbono fino al 40% delle emissioni di gas serra a livello globale e, solo in Italia, trattengono circa 90 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

«Ora le autorità devono valorizzare, con proposte dedicate, la funzione ambientale dei settori agricolo e forestale con il trattenimento al suolo del carbonio, tanto più dopo la Cop 26 con l’intesa sullo stop alla deforestazione entro il 2030 – ha evidenziato Scanavino – Adesso bisogna recuperare e spingere sulla corretta gestione e manutenzione delle foreste, fonti straordinarie di ossigeno e di materie prime rinnovabili e prima risorsa per lo sviluppo delle aree rurali e montane. Un compito cucito addosso agli agricoltori, sia perché il 40% delle aziende del settore è interessato da boschi, sia perché sono già custodi e guardiani del territorio, anche in chiave climatica».

Altrettanto fondamentale, questa è l’esortazione partita dall’Assemblea, «aumentare le risorse e i progetti sull’agro-fotovoltaico, puntando sulle coperture degli edifici rurali, a partire da stalle e magazzini, e creando impianti a terra solo su aree abbandonate, marginali o non idonee alla coltivazione – ha detto il presidente Cia – Incentivare, poi, la produzione di biogas e biomasse legnose, dagli scarti di agricoltura e allevamento; incoraggiare la sperimentazione ampia delle tecniche di biocontrollo per la difesa naturale delle culture e ampliare gli strumenti di gestione del rischio». Perché la buona agricoltura difende il clima e l’ambiente, ma resta anche il comparto che più di tutti subisce le conseguenze dirette del climate change, con il +60% di eventi estremi solo nel 2021, tra alluvioni e siccità, che hanno tagliato il 10% del cibo sulle tavole e procurato danni milionari alle aziende.

L’IMPEGNO PER LA TRANSIZIONE DIGITALE – Nonostante i rallentamenti dovuti alla pandemia, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 continua a crescere, generando un fatturato nazionale di circa 540 milioni di euro, con una crescita del 20% rispetto al 2019. In quest’ambito, sono i giovani a trainare il cambiamento con le imprese agricole italiane under 35 cresciute negli ultimi 5 anni oltre il 15%, fino a quota 60 mila e rappresentando un record in Europa, quasi l’8% sul totale. A guidarle proprio i nativi digitali promotori dell’innovazione, protagonisti assoluti delle sperimentazioni sul campo di software gestionali, sistemi di monitoraggio e mappatura, trattamenti con droni e sensori e piattaforme per la tracciabilità alimentare.

Eppure Cia stima che ancora il 50% delle aziende non ha familiarità con l’Agritech e che, su 12,4 milioni di ettari di SAU, solo il 4% è perfettamente tecnologico. Per questo, ha osservato Scanavino, «oggi servono robusti investimenti nella digitalizzazione, con le imprese agricole a fare da apripista nelle aree interne, dove ancora nel 40% delle case non arriva il wi-fi, insieme a finanziamenti dedicati ai servizi e alle infrastrutture viarie, necessarie sia per migliorare la logistica e i trasporti sia per evitare l’abbandono e lo spopolamento delle comunità rurali».

Insomma, «c’è tutta la volontà, da parte degli agricoltori, di guidare la transizione verde e digitale, di affrontare da leader i cambiamenti all’orizzonte – ha ribadito il presidente Cia dall’Assemblea –  Serve, però, riconoscere e compensare i comportamenti virtuosi del settore, guardando sempre all’obiettivo imprescindibile della sostenibilità economica delle imprese, senza la quale non è possibile neppure la sostenibilità ambientale e sociale».