Un passo indietro nel passato delle tradizioni per farne due avanti verso la sostenibilità e se sono i giovani a farlo avremo messo da parte il grano per l’inverno…come recita l’allegro ritornello di una nota canzone di Orietta Berti, amante del bel canto e della buona cucina. Ed è in questa filosofia di vita e di promozione territoriale che si inserisce Il Palio del Grano a Terranova di Pollino (Potenza), uno dei tanti comuni del massiccio che annovera un enclave materana “La Catusa’’ di San Giorgio Lucano. Un appuntamento con le tradizioni e con l’ambiente, per ricordare e mostrare quanto fanno le comunità locali per resistere allo spopolamento puntando sui frutti della buona terra. E sotto questo aspetto va ricordata l’azione meritoria di ricerca e di valorizzazione portata avanti dall’Agenzia lucana per lo sviluppo in agricoltura. Appuntatevi la date…il Palio vi aspetta

Il Palio del grano di Terranova di Pollino, edizione 2019, tra natura, cultura, biodiversità, cibo e tradizioni popolari

Manca poco alla nona edizione del Palio del Grano di Terranova di Pollino, in programma il 3 e il 4 agosto. Evento che come ogni anno viene organizzato dalla locale Pro Loco e il BioAgriturismo “La Garavina”. Da quest’anno inserito nel Festival del Cibo e delle Tradizioni patrocinato dall’Ente Parco del Pollino, G.A.L, con l’apporto della Comunità del Cibo e della Biodiversità Agricola e Alimentare dell’area sud della Basilicata e l’Alsia Pollino; che si svolgerà in 4 comuni del versante Lucano del Parco Nazionale del Pollino. Gli obiettivi rimangono sempre gli stessi: riproporre alla società odierna, con un occhio di riguardo alle giovani generazioni, alcuni momenti legati alla mietitura e pigiatura del Grano. Duro lavoro, immedesimato in fasi sintetiche quali ci riportano in un mondo ormai diverso legato alla reciproca convivialità tra gli esseri. Avvicendato dalla buona gastronomia data dalla riproposizione di alcuni dei tanti piatti tipici che venivano preparati in passato per queste evenienze; e armonizzato dai suoni etnici espressa dai maestri suonatori di zampogne a chiave, surdulline tamburelli e organetti. Da quest’anno si parte sabato 3 agosto, con una escursione a Cugno dell’Acero alla scoperta dell’associazione abete-faggio. In serata, con la proiezione del film-documentario “In questo mondo”, Anna Kauber, racconta, attraverso un viaggio di 17mila km e 100 interviste rivolte a donne di età compresa tra i 20 e i 102 anni, la vita delle donne pastore in Italia. Una conversazione con l’autrice permette anche di entrare in contatto con “esperienze e incontri legati al lavoro in montagna e al recupero di una quotidianità contadina che sta andando perduta”; una quotidianità contadina che riflette gli obiettivi del Festival di valorizzare la biodiversità di interesse agricolo ed alimentare, il paesaggio identitario, i siti e i beni storici, culturali, antropologici e il cibo con i suoi sapori, aromi, odori e le sue tradizioni. Per descrivere, in un percorso a ritroso, i pochissimi chilometri che separano il paesaggio rurale mediterraneo del fondo valle dagli oltre 2200 metri del paesaggio naturale alpino del cuore del Parco, ho raccontato, nel 2009, il viaggio dalla Valle del Sarmento ai piani del Pollino, in un articolo, il cui titolo “Siamo tutti pastori” ogni volta, come oggi, mi ritorna alla mente, mi coinvolge e mi emoziona oltre misura. In questa enclave di natura e di cultura di primo ordine, siamo tutti pastori, contadini, mietitori: come quelli che si cimenteranno, il 4 agosto, con il Palio del grano, a Piano delle Mandrie in una gara di mietitura. Il Festival si chiude, in serata, con un’intervista allo chef Federico Valicenti, autore del libro “dalla tavola lucana al paradiso”, e con una tavola rotonda su “Le antiche varietà di cereali dell’area sud della Basilicata”, il Quaderno pubblicato dall’Alsia sul n.85/2019 della Rivista Agrifoglio. Si riassumono così i grandi temi del tempo presente: la cura del territorio, la difesa dell’ambiente, la tutela della biodiversità naturale e culturale, la valorizzazione delle comunità locali e delle loro identità. Si mettono insieme, cioè, più protagonismi: la materia prima, il modo di pensare, la filosofia, la cucina, il gusto, il cibo, il marcatore culturale per eccellenza di questo territorio.