mercoledì, 28 Settembre , 2022
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A Kitengela con Maurizio tra i “pazienti” Masai

Ricordo di Kitengela ( Kenya) a 40 chilometri dalla capitale e megalopoli Nairobi, dal 6 al 26 agosto. Una presenza e una esperienza da volontariato, perchè Maurizio Martina, era e resta un scouts dell’Agesci materana,abituato a darsi da fare. Oggi , osteopata affermato ,che ha scoperto – come altri che come lui hanno fatto esperienze simili- una realtà nuova, semplice, dove i rapporti umani sono un valore e le persone non sono un numero informatizzato, come accade nei Paesi occidentali che vantano economie avanzate grazie alle materie estratte o sottratte nel ”Terzo Mondo”. Un continente, dall’Africa, all’Asia, all’America Latina, costretto a subire subalternità in una divisione del mondo dove chi è davanti continua a restarci, nonostante una mano tesa ipocrita da sfruttamento perenne.

” Quella popolazione della terra dei Masai -dice Maurizio- ha davvero poco. Sono poveri, ne sono consapevoli, ma allo stesso tempo sono ricchi di umanità e solidarietà che sorprende e non poco”. Concetti difficile da capire. E non poco. Bisogna fare esperienza in trincea, dove l’assistenza sanitaria si paga e non sono molti a permettersela. Per gli altri ci sono il volontariato, le associazioni onlus, le fondazioni internazionali che fanno quello che possono e Maurizio lo ha fatto gratis, portando con sè ”farmaci” un regalo gradito. E mettendo a disposizione la sua esperienza nel Medical Center Urafiky dove savana e giungla sono appena dietro l’uscio.., tra zebre e antilopi, con i pazienti che arrivano di buon mattino, spesso a piedi, dai villaggi più o meno vicini.

Al centro, gestito da una coppia di italiani, Leo e Maria genitori di Lucia, che sono arrivati qui nel secolo scorso e non sono più andati via, arrivano pazienti colpiti da varie malattie come turbercolosi, Hiv, malformazioni varie, ma sopratutto da malnutrizione. Con Maurizio ci sono un medico, un fisioterapista, un infermiere, un tecnico di laboratorio, un nutrizionista, un dentista, un oculista, che visitano a orari stabiliti. Non c’è possibilità di ricovero. Ma tutti, con pazienza, si mettono in fila per essere vistati e curati. ” Mi hanno colpito la loro compostezza – dice Maurizio. Da osteopata ho riscontrato tante problematiche suggerito soluzioni anche sul piano della prevenzione, per evitare che altri nei villaggi potessero avere problemi all’apparato locomotore. Ma ci sono malattie come la Tbc, l’ Hiv o malaria che , purtroppo, sono diffuse. Nei villaggi c’è poco o nulla e spesso è la medicina naturale degli stregoni a essere l’unico punto di riferimento per la gente del luogo”.

Ha apprezzato le tradizioni locali. gustato la ”chapati” una piadina con fagioli, il ”cinema roll” un dolce alla cannella, poi carni (dalla trippa al fegato) , fagioli al cocco e tanta frutta tropicale.
Cosa ha portato dal Kenya? Tanti ricordi,un bastone Masai – detto rungu- che serve a governare il bestiame. Tornare? Un impegno da verificare. Laggiù ha lasciato tanti amici, con un nome ”Maurizio” a volte storpiato o trasformato nell’inglese Morris. Il Kenya non è dietro l’angolo: 30 ore di viaggio con Air france da Napoli a Parigi, Nairobi e ritorno. Ci sono i telefonini. Molti sono antiquati in ”bianco e nero”, pochissimi gli smartphone a colori. I sogni per molti viaggiano lungo la ”Mombasa Road” lunga 485 kg, illuminata di notte da camion che trasportano merci da ogni dove. L’arteria è stata costruita dalla Cina in cambio della possibilità di estrarre quello che c’è nel sottosuolo. Una forma di colonizzazione che ha dato, e non solo in Kenya, i suoi frutti quanto a estrazione di materie prime.

” E’ un popolo fiero, la loro povertà è disarmante – dice Maurizio – e quanti sono arrivati qui per aiutare sono rimasti qui. Come il torinese Leo, giunto in Kenya 50 anni fa , in una missione di salesiani, per evitare la chiusura di un ospedale con oltre 100 bimbi e qui conobbe la messinese Maria, infermiera volontaria , che sposò. Una delle tante storie che ho apprezzato. E altre ne ‘viaggiano’ tutti i giorni sui bus trasformati ” Matatu” che collegano i piccoli centri o sui ”big matatu” che collegano i paesi a Nairobi”.

Sono giovani che guardano all’Italia come il Paese del benessere da raggiungere. Qualcuno ha chiesto a Maurizio di diventare fisioterapista, altri di trovargli un posto di lavoro. Chissà. Una mano tesa verso l’Africa. Altre, nel recente passato, ne sono venute da Matera come quelle di Roberto Galante e Michele Di Lecce, che hanno lasciato anima e cuore in Mozambico,in Africa e con progetti che vanno avanti grazie ad associazioni solidali. E’ quello che serve. Non dimentichiamolo. Fatti, oltre gli annunci e i buoni propositi.
IMMAGINI DAL KENYA

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