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«A conti fatti evviva i matti»

«A conti fatti evviva i matti» Così Ernesto Rossi citava Giusti. Matti no, ma controcorrente sì, quelli della rosa nel pugno. Dimessi, understated, e senza spocchia apparente.
Transnazionali, transpartitici; pugnacemente nonviolenti, e chi più ne ha..
Con qualche discontinuità negli ultimi anni. Non è più come quando Pannella li teneva tutti in pugno come un mazzo di rose.
A tenere oggi insieme le rancorose spine è Radio Radicale (RR), il vero centro della loro nebulosa. Chiama tutti a raccolta, come da un minareto, con il tonante REQUIEM di Mozart – uniche note ammesse da Pannella.
Tra i programmi della radio brilla Stampa e Regime (SR), ma l’etichetta è fieramente obsoleta: per i lettori la STAMPA cartacea conta sempre meno, eppure SR snobba i giornali online ed i social.
Ed il REGIME, se non logora, coopta chi il potere non ce l’ha…Ma non chioso oltre, perché sono debitore a RR.
Complementa la mia prima colazione aprendo la giornata a un rigoroso regime dietetico di temi come carceri, eutanasia, utero in affitto (gestazione per altri), interviste a Cicchitto e Brunetta, e tutto quel che occorre per tirarsi su!
Quando si senta il bisogno di una BOTTA DI VITA, insomma si sa quale frequenza scegliere..
Piu’ piccoli di un meteorite, si definiscono galassia, ma sono comunque condannati alla condizione satellitare.
Dalle orbite molto eccentriche, come è umilmente eccentrico ognuno di loro.
Fanno quindi criticamente il filo al partito che sta sulla breccia.
Ed a pagare il fio del filo non ricambiato furono illo tempore quei minori di spirito dei “compagni” COMUNISTI..
Un nugolo di nonviolenti faceva la danza delle api davanti a Botteghe Oscure, finché il ragazzo rosso Pajetta li respinse a suo modo: “COMPAGNI A CHI? disse perfidamente in tv a Pannella.
Si spostarono dunque nell’orbita caduca di CRAXI. Sentivano l’erba crescere, intervistavano anche le pietre.
Eppure, omnia munda mundis: Tangentopoli li prese alla sprovvista. La stella di Craxi tramonto’ ad Hammamet, e Pannella accortamente si rifiutò di prenderne il posto al sole dell’ex avvenire.
Quindi la cotta per il CAVALIERE di villa san Martino – sono stati gli anni più penosi per la morale ed il morale radicale, per i rospi che il Berlusca ha loro servito, tutti masochisticamente ingoiati. Anche la radio stavano per alienarla, al Cavaliere.
E con amici di questo censo, le casse rimanevano vuote lo stesso.
Perché loro sono TUTTI D’UN PEZZO, i radicali, del tipo che, prima di assaltare una stazione, comprerebbe il biglietto del treno (Lenin).
E di fatto, prima di fumare uno spinello in piazza, chiamano la polizia per farsi arrestare, “altrimenti ci arrabbiamo“.
Riescono a CONCILIARE GLI OPPOSTI, mirabilmente.
Dentro il Palazzo, ma fuori“.
I programmi prima delle alleanze, ma Pannella non ne ha mai avuto uno intero. La parte economica sarebbe stata “tutti frutti”.
Venerano il pluralismo, ma sono per un uninominale secco, senza pietà per le minoranze.
Sono contro il finanziamento pubblico, ma RR vive (con merito giornalistico) del soldo di Stato. Ma occorre prepararsi alle vacche magre perché questo governo non fa prigionieri!
Sono non violenti ma odiano i pacifisti come la peste. Gioverebbe un bagno nelle acque che li hanno tenuti a battesimo.
Vedi del ’73 “Liberazione”, quotidiano radicale: raffigura un “uomo con un berretto frigio che..stringe nel pugno una rosa. Alle sue spalle una schiera di poliziotti sui cui scudi crociati sono riportati i nomi di vari altri periodici italiani“. (13-9-73, sito: 9CentRo). Anticlericali, ma sono devoti al Dalai Lama. Non sto esagerando.
Il QUANTUM, su cui si cimentano i fisici, in politica l’hanno adottato loro.
Il gatto di Schrödinger avrà pure fatto eutanasia in Svizzera, ma continua a farsi le canne con i Wurst(el). (Mi scusino gli a-mici per l’allegoria umoristica sopra le righe: niente paura, nessuno si fa un graffio in quel cinico esperimento mentale).
Sono miti con i devianti, ma qualcuno difende l’uso della pistola Taser: quanno ce vo’, ce vo’. Sono federalisti, ma hanno accenti romanocentrici. Potrei continuare fino a notte.
Alla prossima.
(Continua)

Stefano Matera
Stefano Matera
La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue. Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore. Con tutta l'ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: "Meglio che lavorare". Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni. Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento. La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci. Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
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