Il circolo Legambiente Montalbano cerca di sesibilizzare la collettività e di tenere alta l’attenzione sulla chiusura di una strada di accesso alla Riserva naturale dei Calanchi. Di seguito la nota integrale a firma del presidente del Circolo, Maurizio Rosito. 

 

Chiuso dal 31 Ottobre il sentiero “APPIETT’U CASTIEDD”, storica mulattiera, oggi via d’accesso alla Riserva Regionale dei Calanchi. Un lucchetto chiude il cancello a chi si presenta all’imbocco del centro storico con l’idea di trascorre qualche ora in contatto con la natura, avvolto dallo splendido paesaggio dei calanchi. Se poi malauguratamente qualche escursionista ha deciso di imboccare il sentiero dalla valle per raggiungere il centro abitato, non troverà nessuna indicazione circa l’impraticabilità del sentiero.  IMPRATICABILITA’ solo presunta, vista l’assenza di cartelli o indicazioni pubbliche da parte dell’ente  gestore (che è la Provincia di Matera). Crediamo che se le piogge di questi giorni hanno provocato danni allo storico sentiero la cittadinanza ed i turisti dovrebbero essere informati.

Per la pioggia non daremo la colpa al “governo ladro”(concetto sempre più discutibile visti i comportamenti di alcuni capi di stato che continuano ad affermare che il surriscaldamento globale sia solo una teoria, rigettando importanti accordi internazionali come quello di Parigi del Dicembre 2015), ma per la mancanza di monitoraggio dei versanti calanchivi e dei necessari interventi di manutenzione vorremmo sapere cosa è stato fatto e cosa si farà.

Gestore?

La Provincia di Matera, impegnata nel gestire il patrimonio comune delle aree protette per conto della collettività, ha impiegato 5 anni per la redazione di un Piano di gestione che la legge istitutiva della riserva (Legge regionale 27 gennaio 2011, n. 3) gli imponeva di redigere in 6 mesi (art.4 comma 3). Il piano, “partorito” nel Dicembre del 2015, è lo strumento attraverso il quale si individuano le criticità, si dettano le priorità d’intervento e si rende possibile il finanziamento, da parte della Regione, degli interventi necessari a garantire l’effettiva protezione dell’area. In assenza di un piano di gestione non è possibile essere iscritti nell’Elenco Ufficiale delle Aree Protette (quindi ora lo siamo?). Un piano operativo che assume le sembianze di un “libro dei sogni” visto che nel corso del 2016 – 2017 -2018 è stato effettuato un solo intervento per un ammontare di circa € 50.000,00 i cui effetti sono stati, per essere buoni, “trascurabili e incoerenti”.

Quando durante la consueta attività di monitoraggio svolta dai volontari, abbiamo rinvenuto uno sbarramento con cancello che impediva il passaggio a piedi lungo una delle Appiett, meno conosciuta ma parte della nostra storia al pari delle altre, detta a p’scnedd, abbiamo chiesto conto dell’accaduto al gestore con raccomandata e documentazione a sostegno della nostra tesi. Ci sarebbe piaciuto dialogare con l’ente e magari arrivare ad una mappatura completa dei sentieri, che raccolga esperienze e testimonianze che rischiano di perdersi col passare del tempo. Aspettiamo risposta dal Maggio del 2017. Gestore?

One shot one kill,  luck or skill? (Un colpo un morto, fortuna o abilità?)

L’unico intervento sulla Riserva, infatti, ha riguardato proprio il sentiero “Appiett’u Castiedd” nel quale sono stati effettuati degli interventi definiti di “messa in sicurezza del sentiero”, adornati da cartellonistica, segnaletica e realizzazione di un’area belvedere. Intervento senza dubbio necessario seppur tardivo e non prioritario visto che manca ancora la perimetrazione della Riserva dei Calanchi. Anni di incuria rendono doverosi interventi di manutenzione straordinaria sui sentieri che, vista la particolare conformazione geologica del territorio, riguardano principalmente la regimentazione delle acque meteoriche che acquistano velocità sui versanti argillosi non coperti da vegetazione (come i sentieri) e trascinano a valle i detriti.

Lo sapevano gli antichi, che creavano apposite opere lungo le linee di pendenza, gradoni e canali, lo sapevano gli ingegneri forestali quando, durante gli interventi di riforestazione degli anni ’70, costruirono canali di scolo laterali (mai ripuliti e ormai sepolti dall’argilla)ma sembra proprio che l’ente gestore non lo sappia?

Per non creare illusioni chiariamo dunque il concetto di messa in sicurezza. L’intervento è stato quello di coprire le buche e rimuovere l’ormai inutile e pericolosa recinzione in filo spinato disposta negli anni ’70 a margine del sentiero per evitare, a ragione, il transito dei bovini che lo danneggiano. In questo modo i pedoni avrebbero potuto percorrere agevolmente la via senza eccessive sollecitazioni per le articolazioni. L’ironia è dovuta al fatto che nelle argille calanchive non si formano delle buche, come nelle strade, ma si formano Inghiottitoi carsici, vie di fuga individuate dall’acqua in base alla conformazione del terreno. Queste formazioni naturali possono essere solo adeguatamente segnalate e l’intervento di copertura effettuato nel 2017 (con materiale ricavato in prossimità?) risulta essere già stato vanificato. Solo questo? No, le sollecitazioni sul sentiero hanno ampliato la superficie permeata dalle acque meteoriche creando dei veri e propri solchi al centro del sentiero. Queste sollecitazioni potrebbero aver  provocato una accelerazione dei movimenti franosi motivo della chiusura del sentiero? Questo non possiamo dirlo con certezza. Certo è, però, che andrebbe predisposto un sistema di monitoraggio che permetta di conoscere gli eventuali spostamenti del terreno al fine di attuare politiche preventive ed interventi tecnici efficaci ed efficienti di manutenzione.

Qualche “perplessità” anche sull’intervento di segnaletica e cartellonistica dei sentieri. Le indicazioni non sono complete e le istallazioni di sole frecce generiche non basta certo ad orientare gli escursionisti. La Provincia, o chi per l’ente, dovrebbe sapere bene come vanno segnalati i sentieri tant’è che scrive nel Piano di Gestione : “in corrispondenza degli accessi dovrebbero essere posti cartelli riportanti indicazioni riguardanti gli itinerari consigliati, opportunamente segnalati anche all’interno del bosco e le emergenze vegetazionali osservabili;” Il formato di questi cartelloni, specificato nella legge istitutiva,è “A0”, non “a piacere”. E dei paletti di legno con frecce senza indicazioni indicano il nulla?

Non sono certo questi i risultati che ci attendiamo, non sono certo queste le aspettative dei Montalbanesi che credono nelle opportunità della valorizzazione della Riserva.

In provincia di Matera ci sono tre Riserve Regionali la cui gestione è affidata alla Provincia. Oltre alla Riserva dei Calanchi di Montalbano Jonico sono presenti la Riserva Orientata di Bosco Pantano di Policoro e la Riserva Naturale San Giuliano di Miglionico. Le cose vanno meglio lì?La Provincia di Potenza ha performance diverse? Ma restiamo sulla Riserva di Montalbano.

Riserva inaccessibile!

Da qualche anno a questa parte a seguito dell’incidente accorso sulla val d’agri che è costato tragicamente la vita al vigile urbano Luigi Ancora, l’ANAS ha chiuso ogni via d’accesso alla Riserva con la linea bianca continua, mettendo di fatto nell’illegalità tutti gli agricoltori che devono, per forza di cose, accedere al loro podere dalla val d’Agri. Anche la fontana di contrada S. Donato non può essere imboccata dalla val d’Agri. Soluzione di comodo che mira esclusivamente a scaricare le responsabilità dall’ANAS senza tutelare gli agricoltori ed i fruitori della Riserva dei Calanchi e senza impegni di programmazione per dotare l’area protetta di adeguata viabilità. Ci chiediamo allora quali sono gli accessi consentiti? Ci sono delle limitazioni per i bus? Esiste una viabilità interna alla Riserva? È possibile raggiungere l’area boschiva della Riserva? Come si arriva a Tempa Petrolla?

Riserva irriconoscibile!

I calanchi lucani non sfuggono all’occhio del viaggiatore che percorrendo la valle dell’Agri o del Cavone resta inevitabilmente colpito da queste formazioni talvolta irte e rugose talvolta morbide e dolci. Decisamente impossibile identificare la presenza a Montalbano Jonico di una vasta area protetta che comprende versanti argillosi ricchi di fossili marini, giardini coltivati con produzioni di qualità e un’area boschiva dotata di piste forestali con pregevoli attrattori paesaggistici come Tempa Petrolla. Nessun cartello stradale infatti è stato istallato e la mancanza di perimetrazione agevola gli abusi di chi antepone gli aspetti ricreativi alla tutela degli habitat (cacciatori, motocross, softair, ecc..). Anche all’interno del centro storico le vie di accesso alla Riserva (storiche mulattiere chiamate Appiett) non sono adeguatamente indicate e individuarle, per un turista, è difficoltoso. Abbiamo visto addirittura cittadini prodigarsi nella segnaletica fai da te pur di condividere la propria conoscenza dei sentieri ai visitatori..

Oggi, proprio come si faceva cento anni fa, la conoscenza dei sentieri si tramanda di padre in figlio e lungo la via si prendono riferimenti naturali come alberi o casolari per orientarsi lungo il cammino. Riusciranno i turisti di Matera 2019 ad apprezzare il valore della riserva dei Calanchi di Montalbano?

Un museo a “cel’ho chiuso”

La riserva dei calanchi è da sempre definita un “museo a cielo aperto” perché permette ai visitatori di osservare antichi fossili marini passeggiando lungo le storiche mulattiere che collegano il centro abitato alla valle. Un vero e proprio percorso museale che permette alla comunità scientifica internazionale di studiare alcuni dei cambiamenti accorsi al nostro pianeta negli ultimi milioni di anni. Un vasto patrimonio geologico e paleontologico che è stato sintetizzato all’interno del Museo dei Calanchi di Palazzo Rondinelli grazie ad una mostra didascalica completa sugli aspetti rilevanti della riserva, delle teche con la classificazione di tutti i fossili rinvenuti durante gli studi e con attrezzature tecnologiche avanzate ed interattive a completamento dell’esperienza proposta. Un punto di partenza indispensabile per chiunque voglia visitare la riserva o semplicemente informarsi e comprendere meglio l’importanza di questa area protetta. Anche in questo caso, però, la realtà è diversa e questo investimento economico per il territorio rischia di diventare uno spreco.

Chiuso durante tutto l’anno ed aperto occasionalmente solo per iniziative culturali o su specifica richiesta di apertura (mai negata a chi scrive, per carità). Non ha orari o giorni di apertura neanche durante la stagione estiva. Dalla sua creazione ed inaugurazione non è stato mai esposta una indicazione della presenza del museo, dei giorni e degli orari di apertura o delle modalità di accesso. Prima il museo non c’era ora “cel’ho chiuso”.

Occhio non vede, cuore non duole

Legambiente è da sempre particolarmente attenta a segnalare la presenza di discariche abusive sul territorio, indipendentemente dalla presenza di un area protetta riteniamo intollerabile questo comportamento. La più grande discarica abusiva, segnalata da tempo, è quella situata in zona cimitero, annoverata all’interno del piano di gestione fra i detrattori ambientali, da bonificare. In attesa della bonifica si è deciso di rimuovere superficialmente i rifiuti abbandonati ed applicare una recinzione che impedisce ulteriori accumuli. Di fatto oggi un occhio disattento non vede questo scempio ma si rischia di non sentire più come necessaria la bonifica di quel versante che invece ha bisogno di un intervento importante.

 

I concittadini montalbanesi non ce ne vogliano ma crediamo che dovremmo affrontare questi temi, sollecitare le amministrazioni  e mantenere alte le nostre aspettative nei confronti della Riserva dei Calanchi come volano per la nostra economia; ma rischiamo davvero di fare una brutta figura nel prossimo 2019 qualora ci faremo cogliere impreparati a fronteggiare la sfida del turismo, fatta di cultura, eccellenze e servizi di qualità. L’istituzione della riserva ha come scopo primario quello di provvedere alla tutela dell’area e solo successivamente attivarsi per valorizzazione e promozione. Pare che invece questa scala di priorità sia stata invertita, e il lucchetto che chiude il cancello all’imbocco del sentiero che lega fisicamente e idealmente Montalbano ai Calanchi ne è una triste ma eloquente rappresentazione.

Chiunque voglia consultare i  documenti citati può scrivere una mail al nostro indirizzo di posta elettronica legamb.montalbanoj@libero.it specificando nell’oggetto “richiesta del Piano di gestione” e/o “progetto valorizzazione della Provincia”.