Tre autori,tre lavori diversi e una domanda: ma ne vale la pena? E,aldilà, della battuta scontata ” Ma vai alla Conad…” viene fuori la certezza che andare al cinema conviene sempre, perché maestri di diversa estrazione, formazione, e con lavori che spaziano dalla narrazione al vissuto alla speranza che il pubblico capisca e applauda, hanno sempre qualcosa da dire anche se il clichet sembra essere uguale.Del resto la ”prova d’autore” lascia una traccia riconoscibile in riva alla laguna, alla mostra internazionale del cinema di Venezia.

Impressioni di Venezia:
Nanni Moretti
Il film di Nanni Moretti “Succederà questa notte”, in concorso, decolla quasi dopo un’ora; la narrazione appare un po’ scontata, anche nelle interpretazioni: Jasmine Trinca (è con due film in concorso) emula nelle pure intense espressioni Laura Morante (si è creato bn cliché). E poi c’è lui, Nanni Muretti, a interpretare l’anziano padre, statico, con voce cadente, ormai una sagoma danpoter evitare. Nella scorrere delle sequenze (narrano di un colpo di fulmine con adulterio per nulla speciale),
c’è pure il solito balletto collettivo per strada: un già visto. E con l’alta borghesia sotto la lente d’ingrandimento, come spesso accade in molti film in questi anni
Mai qualcuno che abbia problemi di lavoro, mai un operaio che si svegli di notte, e per la sopravvivenza. C’e la buona borghesia, sempre se stessa, con la sua narrazione: è qui il nocciolo di questa nostra società? È il parametro con cui leggere questo nostro mondo?
Verrebbe da dire, come disse lui a Dalema in un suo film, anni fa:
Moretti, fai qualcosa di sinistra.
(Armando Lostaglio)

Impressioni di Venezia
L’architettura scenica di Wim Wenders
È tornato alla Mostra del Cinema di Venezia, il maestro tedesco, presentando fuori concorso il suo nuovo documentario in 3D, From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor. Non nuovo a questo genere, il film ritrae l’architetto svizzero Peter Zumthor, che ha accompagnato Wenders al Lido. Un’opera che mette in luce i meandri di una disciplina complessa e plastica, poetica ad un tempo. Come sanno essere gli architetti. Un’arte spaziale, statica e condivisa.
Scrive Wenders: “Trascorriamo gran parte del nostro tempo al chiuso. Le case definiscono le condizioni della nostra vita. Eppure, la maggior parte di noi non sa molto di edifici e di case, per non parlare dell’“architettura”. Per lo più diamo tutto ciò per scontato. Con questo film ho inteso cambiare questo stato di cose.” E confidava ancora: “Ciò che accomuna le opere della maggior parte dei cineasti è la compassione. Il linguaggio del cinema è empatico.
Il silenzio nel cinema è la cosa più preziosa. Quando improvvisamente c’è silenzio, passa un angelo.”
Armando Lostaglio
LA FOTO DEL SERVIZIO
Con Mario Martone, regista del film Scherzetto! Gli ho detto se lo avesse girato qualche decennio fa, al posto di Servillo sarebbe stato bello avere Salvo Randone? “Che bello, un onore per Servillo averlo avvicinato a lui.”
