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L’uno-due di NAZA e The Bibi Files spazza via qualunque ipocrisia su cos’è oggi Israele.

La diffusione di questi due docu-film (NAZA e The Bibi Files ) nelle sale italiane e la loro visione da parte di sempre più spettatori, non lascia alcun spazio ulteriore alla ipocrisia o alla ritrosia di chi ancora vorrebbe negare la drammatica realtà del genocidio palestinese e del degrado morale e umano in cui è precipitata la società israeliane ad iniziare dalla famiglia del suo primo ministro. Per cui tutti coloro che sono sinceramente democratici e tengono allo stato di diritto hanno il dovere di assumere quella posizione intransigente che sino ad ora è mancata nei confronti dello Stato di Israele e dei suoi governanti. E’ talmente vero che gli esponenti politici del centro destra ammettono candidamente di non volerli vedere e di cominciare a veicolare la propaganda israeliana che ne vorrebbe inficiare la credibilità. Per quanto riguarda, invece, gli esponenti politici di area progressista -ad iniziare dal PD che traccheggia su quell’incredibile DDL sull’antisemitismo che punta invece a calmierare le critiche al regime israeliano- sarebbe grave che dopo aver visto questa mole di documentazione continuassero a mantenere posizioni ambigue e non coerenti. Ieri sera, dopo NAZA di cui abbiamo già scritto– abbiamo assistito anche alla proiezione di The Bibi Files. Un documentario, la cui proiezione è stata assolutamente vietata in Israele. E si capisce il perchè. Una sequenza di testimonianze e video di interrogatori  che provano senza alcuna ombra di dubbio la corruttela, la arroganza e la protervia con cui Netanyahu e la sua famiglia (moglie e figlio) gestiscono un potere finalizzato essenzialmente ad evitare di doverlo cedere per evitare processo, condanna e carcere. Affronta i tre casi giudiziari in cui è coinvolto il primo ministro Benjamin (Bibi) per frode, violazione della fiducia e corruzione. Il documentario è del 2024, ma è arrivato in Italia in 130 sale cinematografiche per una sola giornata,solo in questi giorni.

In una sala dal tutto esaurito (proiezione seguita ad una del giorno precedente andata rapidamente sold out) e con un’alta soglia di attenzione, data oltretutto dal fatto di dover seguire i sottotitoli in italiano che traducevano l’inglese, l’arabo e l’ebraico delle testimonianze si è rimasti tutti incollati al grande schermo osservando i momenti di evidente difficoltà del premier che sbatte i pugni sul tavolo incalzato dalle domande della polizia sui numerosi e costosi regali ricevuti da lui e dalla moglie, domande alle quali la maggior parte delle volte risponde con un “Non ricordo”. Regali, tra cui gioielli, sigari e champagne, a cui corrispondono conseguenti scambi di favori. Sintomatico l’atteggiamento arrogante della moglie del primo ministro che attacca i poliziotti durante gli interrogatori accusandoli di concentrarsi su tali superficiali questioni e non sugli attacchi terroristici. Atteggiamenti i suoi, quelli del marito e del figlio che in qualsiasi Paese avrebbe comportato una denuncia per oltraggio alle forze dell’ordine. E invece niente. Tutto normale. Si capisce allora perchè sia stata operata la censura di questo documentario in uno Stato che si definisce democratico. Bibi Files si concentra sulle accuse di corruzione al premier Netanyahu e sulle testimonianze raccolte tra il 2016 e il 2018, ma va anche oltre. Crea un collegamento tra la forte disaffezione dell’elettorato di Bibi a seguito delle riforme della giustizia che hanno limitato il potere della Corte suprema e la necessità del premier di ricompattare la popolazione, a quel punto divisa, attorno a un obiettivo comune, il più semplice: la distruzione di Hamas. E con le varie inchieste secondo cui, Hamas riceveva da Israele in Qatar 35 milioni di dollari al mese. Perchè finanziare Hamas serviva a mantenere uno stato di conflitto permanente utile a Netanyahu per rimanere al potere come salvatore della patria. Questa strategia di “nutrire la bestia di Hamas” è esplosa il 7 ottobre, con la guerra che permette ora a Netanyahu di evitare i processi e di dare in pasto all’opinione pubblica i palestinesi come distrazione di massa e male da combattere. E per perseguire questo disegno Netanyahu ha dovuto allargare il proprio governo alle destre più estreme con il conseguente acuirsi in questi anni delle violazioni dei diritti umani in Gaza e Cisgiordania. La visione di The Bibi Filese dopo Naza, lascia ancora smarrimento e frustrazione ma anche la consapevolezza di dover cercare di far finire questo incubo in cui viene risucchiato ogni residuo di umanità. E di non fare sconti a nessun governante e/o politico che continui a difendere l’indifendibile.

Liliana Segre dovrebbe vedere NAZA! Tutti dovremmo! E guardare il fondo in cui si è caduti.

 

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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