“L’attualità di Fellini? nella sua inattualità…per certi versi” Oscar Iarussi , giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e critico cinematografico sintetizza così la grandezza del Federico nazionale, che ci ha lasciato – facendo sognare mezzo mondo oltre che il BelPaese- con capolavori come “La Dolce Vita, 8 e mezzo, Amarcord, Roma, La Città delle Donne, Prova d’Orchestra”.

Quest’ultimo proiettato a Matera al cinema ”Il Piccolo” nel corso di una serata https://giornalemio.it/eventi/matera-il-circolo-la-scaletta-ricorda-fellini-a-centanni-dalla-nascita/organizzata dal Circolo ”La Scaletta” per i 100 anni dalla nascita del grande romagnolo. ” Fellini è un artista immenso – afferma Iarussi- e non solo un regista del nostro secondo Novecento, che ha innovato in modo incredibile il modo di raccontare e in questo è stato profetico, non solo dal punto di vista tematico perchè film come ” 8 e mezzo, La dolce vita, La città delle donne hanno presagito quello che sarebbe accaduto in molti campi del nostro vivere sociale. Per esempio ”La Città delle donne” ha parlato di femminismo, ” La Dolce vita” ha colto il cambiamento dell’Italia nelle sue fasi negli anni del boom economico , cogliendo anche il lato oscuro di quella situazione. E, secondo il mio punto di vista, la sua straordinaria capacità di innovare i linguaggi, il modo di raccontare. In questo senso possiamo parlare di attualità e inattualità di Fellini, nel senso che era all’epoca un autore inattuale , che ha presagito spesso il modo di pensare post moderno. Non solo di cogliere l’elemento razionale ma anche di irrazionalità che c’è nella vita sociale”. E a questo punto Oscar Iarussi ricorda una figura come Franco Pinna che ha collaborato con Federico Fellini, un fotografo che ha accompagnato la ricerca demoetnoantropologica di Ernesto De Martino nel Sud, e in particolare tra Basilicata e il Salento.

“Ricordo qui a Matera – aggiunge Oscar Iarussi- Franco Pinna, valido collaboratore in tanti film di Fellini. Quello non fu un legame occasionale, perchè in Fellini c’era tanto interesse per quello che era il lato oscuro della vita comunitaria e c’era al tempo stesso l’idea che soltanto la comunità, lo stare insieme, una visione tutta leopordiana, ci poteva salvare”. E a proposito di attualità dell’opera del regista romagnolo una conferma è venuta dalla proiezione di ”Prova d’orchestra” , film del 1970, dopo la presentazione – moderata dalla collega Milena Manicone- del libro di Oscar libro “Amarcord Fellini. L’alfabeto di Federico” Il Mulino, 2020. ” In prova d’orchestra – evidenzia Iarussi- c’è una metafora del caos che all’epoca fu letta come un apologo quasi autoritaristico che fu un apologo dello scemare della ragione e sull’avanzarsi del caos nella nostra vita quotidiana e sulla incapacità che abbiamo di ‘suonare’ la stessa musica o di accordare gli strumenti per una stessa sinfonia. In tutto questo c’è una metafora che può essere valida anche oggi e anche in questi giorni così inquieti, che stiamo vivendo a causa della pandemia.Ma, ovviamente, non c’è un nesso diretto. Ma c’è la capacità che possiamo avere di cogliere di un grande artista dei ‘lampi’ che ci riguardano aldilà della sua biografia”. Da leggere dalla A alla Z attraverso i suoi film e i suoi protagonisti. Cominciate dalla A di Amarcord che, penso, abbiate visto e rivisto con piacere…