Ormai il regista Giuseppe Stasi vive nella Capitale d’Italia e in quella della capitale europea della cultura ci ritorna quando può, a salutare genitori e amici, che lo seguono a distanza sui social e attenti a carpire quello che bolle in pentola dopo aver scongelato con l’amico Giancarlo Fontana quella vegliarda di ”Metti la Nonna nel freezer” .

E l’occasione è venuta da una serata, organizzata dal circolo La Scaletta presieduta da papà Paolo, https://giornalemio.it/eventi/matera-il-circolo-la-scaletta-ricorda-fellini-a-centanni-dalla-nascita/ , per i 100 anni di un grande maestro al quale Giuseppe è legato e ne evidenzia l’attualità. “Parlo da tecnico- dice Stasi- e rivedendo i film di Fellini, che faccio una volta all’anno e dico che quei capolavori sono invecchiati benissimo, perchè hanno tutti quei requisiti dei film che escono oggi in sala. C’è quel quantitativo di follia, di lirismo e di poesia, che contraddistingue i grandi autori moderni. A questo aggiungiamo il valore dal punto di vista tecnico un modo di usare la macchina da presa e il montaggio che lo avvicina al cinema contemporaneo. In più ci sono i temi, quelli sociali o politici, e Prova d’Orchestra ne è una conferma, che sono incredibilmente vicini e attuale. L’ultimo decreto della presidenza del consiglio dei ministri di contrasto all’epidemia da coronavirus rispecchia molto la società italiana. Quando si tratta di obbedire alle direttive di un ‘direttore di orchestra’ si stecca, qualcuno pensa al proprio orticello, alle proprie esigenze e il ruolo di chi la dirige diventa drammatico, come accaduto per il lockdown ( usiamo l’italiano ‘confinamento domiciliare’ che dà il senso della condizione vissuta ndr) nel quale ci scappa il morto .

E allora il direttore di orchestra prende in mano le bacchette in maniera decisa come fosse il capo delle ‘SS” della Gestapo. La grande metafora di Prova d’Orchestra è anche questa. Se riusciamo a lavorare insieme in maniera armoniosa e non perchè ci è imposto, perchè siamo degli orchestrali,magari ne usciremmo. Cosa che in Italia non si è verificata con il ‘lockdown’ che è un po’ il finale di Prova d’Orchestra”.
Ed è il ”La” per parlare del film al quale Stasi è più affezionato che è ” 8 e mezzo” trasmesso su ”Rai Storia” sabato 17 ottobre dopo la proiezione di ”Prova d’orchestra” al Piccolo e alla presentazione del libro di Oscar Iarussi “Amarcord Fellini. L’alfabeto di Federico” .

” Sono affezionato a ‘ 8 e mezzo” – dice Stasi – perchè ho intrapreso la professione di regista e so’ cosa significa attraversare una crisi creativa e personale. Poi, a distanza di anni, quando ho intrapreso questa professione mi sono reso conto che rispecchia molto bene la categoria. Poi ce ne sono degli altri come ‘La dolce vita’ o ‘Amarcord’ e trattandosi di un Fellini provinciale l’apprezzo ancora di più.

C’è anche ‘Roma” che una città vista da un riminese e trovo che sia uno sguardo davvero genuino che si possa avere su Roma. C’è poi ‘La città delle donne’ è un grande esperimento, una grande follia dove Fellini si è voluto divertire.

E’ un film folle , con un Fellini a ruota libera, un lavoro di grande valore estetico e attualissimo anche sulla questione che c’è stata del Mitu. Il film di Fellini invecchia bene e l’ho rivisto dopo la questione del Mitum che ha travolto molto il cinema sotto questo aspetto,che non è riuscito a fare pellicole con il ”girls power ” più donne, più donne , spesso toppando i film. Non è detto che scrivi un ruolo per una donna e lo fai interpretare a un uomo e non è detto che funzioni. Cosa che a Hollywood quasi mai è andata bene. Appunto la Città delle Donne e la confessione un po’ infantile di Fellini , che non è stato un maschilista, dicono una verità. Quando gli chiedevano cosa ne pensasse della donna diceva godiamoci il mistero. Quindi è un film che non dà giudizi o spiegazioni è un film che dice le donne sono un mistero, godiamoci il mistero. Punto. Quindi lo trovo attualissimo.E’ la risposta a tutta una polemica che il mondo sia maschilista. In fondo ha avuto una fase maschilista molto acuta ma sono uscite pellicole molto belle. I personaggi femminili di Woody Allen, anche se scritti da un uomo, sono ben riusciti. Una donna può scrivere parti femminili e viceversa un uomo con ottimi risultati”.
E allora la domanda sorge spontanea, frase fatta e conseguenziale. Ma c’è qualcuno che ha ”ereditato” se non tutto almeno in parte la vis creativa felliniana? Stasi ci pensa un attimo e tira fuori l’autore de “La Grande Bellezza”. ” Beh, molto banalmente- dice il regista materano- senz’altro Paolo Sorrentino. Lui lo dice, e non ne fa mistero,anche perchè come me ha visto e rivisto tanti film di Fellini. Tutto quello che si ritrova nel suo cinema riporta a Fellini. Anche lui è un provinciale”. Da un grande riminese all’altro come Tonino Guerra, re dell’ottimismo. ” Tonino Guerra – aggiunge Stasi- è stato un grande sceneggiatore di Michelangelo Antonioni, prima che di Federico Fellini che è stato come una idrovora. Ha assorbito tutto qualunque sceneggiatura gravitasse nella sua orbita. Guerra è stato un grande alleato per quanto riguardasse la Romagna. E’ stato un grande conoscitore di aneddoti e poi ho scoperto che un amico, Fabio De Luigi, è erede di Tonino Guerra ,anche lui romagnolo e felliniano…”

Giuseppe Stasi parlerebbe ancora, ma ci lascia con un annuncio. Sta lavorando a una serie. Ma è tutto top secret nel nome e nei contenuti. Di certo, e glielo auguriamo, sarà un successo.