Canti e cantori dietro alla macchina da presa per raccontare Dante e la sua “Divina’’ Commedia che continua a ispirare registi e attori, con produzioni e pellicole in bianco e nero e a colori, da rivedere con attenzione. Certo perché, come ci racconta Armando Lostaglio, nella nota che segue sia la Tv che il Cinema hanno trattato e a piene mani l’argomento e con firme di rilievo. E in questo periodo, esibizione tv di Roberto Benigni a parte, c’è tanto da rivedere sul piccolo schermo…visto che il grande è in attesa di tempi migliore. Ma resta il web per farlo tra lavori seriosi da teche Rai a film di grandi maestri o di grandi attori. Ce ne è capitato uno, liberamente ispirato al padre della lingua italiana, che vede protagonista del grande Totò. Se serve a farvi apprezzare alcuni passaggi agli Inferi, con il traghettatore Caronte, beh rivedetelo. Ne vale la pena.

Dante e il Cinema

Di Armando Lostaglio

Era il 1965 quando la Rai trasmetteva Vita di Dante, sceneggiato televisivo in tre puntate diretto da Vittorio Cottafavi, su sceneggiatura di Giorgio Prosperi: si celebrava così il settecentesimo anniversario della nascita del sommo poeta. Nei panni di Dante un autorevole Giorgio Albertazzi, affiancato da Loretta Goggi giovanissima Beatrice Portinari, dalla presenza “muta e simbolica”. Figurano anche Renzo Palmer, Luigi Vannucchi, attori rivenienti dal teatro, e Riccardo Cucciolla con la sua calda voce narrante. Siamo ora al settecentesimo anniversario della scomparsa del Sommo poeta, ed è propizio avventurarsi in un breve viaggio nella cinematografia ispirata ai suoi versi immortali. Siamo nel 1911, agli albori del cinema muto: Francesco Bartolini insieme a Giuseppe de Liguoro e Adolfo Padovan girano in un bellissimo bianco e nero, L’Inferno, su produzione di Milano Films; la fotografia (magistrale per quegli anni) affidata ad Emilio Roncarolo con la scenografia di Sandro Properzi. Gli interpreti: Salvatore Papa nei panni di Dante mentre Arturo Pirovano è Virgilio; Giuseppe de Liguoro interpreta più ruoli: Farinata degli Uberti, Pier della Vigna, Ugolino della Gherardesca. Il film gode di adattamenti scenici realizzati con non poche difficoltà, ispirati alle illustrazioni di Gustave Doré. Dante si ritrova smarrito in una selva oscura, e il suo disorientamento viene confortato da Virgilio che lo guiderà, conforterà e proteggerà per tutta la durata della discesa lungo i gironi infernali. Fanno tenerezza i personaggi, che si muovono circospetti e idealizzati. Enunciano una palpabile incertezza verso un divenire insondabile. Nello stesso anno la più piccola Casa di produzione, Helios Film, produce un Inferno meno colossale e con taluni rimandi erotici per quel tempo, come ad esempio si mostra il seno nudo di Francesca.
Nel 1949 Riccardo Freda gira “Il Conte Ugolino” con Carlo Ninchi. Dante lo scorge nell’Antenora, insieme a Virgilio: si era macchiato di tradimento per non aver eseguito gli ordini di Papa Bonifacio VIII. Il film racconta del complotto che il cardinal Ruggieri organizza ai suoi danni. Così, Ugolino e i suoi figli maschi vengono murati vivi, nonostante la figlia riesca a smascherare il diabolico piano.
Siamo sempre nell’Inferno, i gironi che maggiormente hanno ispirato l’arte, il teatro, la recitazione (pensiamo a Carmelo Bene, Albertazzi, e in ultimo Benigni) e non ultimo il cinema. La selva oscura ha ispirato film horror, come La foresta dei sogni (The Sea of Trees) diretto da Gus Van Sant nel 2015, presentato a Cannes.
La divina commedia (A Divina Comédia) è del 1991, presentato alla Mostra di Venezia da Manoel de Oliveira, il più grande regista portoghese (scomparso nel 2015 a 106 anni) molto attivo e ammirato nel mondo. Il titolo può tradire in quanto, della maestosa opera dantesca, ne riprende lo spirito, in una apparente antitesi tra bene e male, tra santità e peccato. De Oliveira ambienta la narrazione in una casa di cura (quale girone dantesco) nella quale alcuni malati credono di essere personaggi della Fede: Gesù, Lazzaro, Adamo, Maria, persuasi di essere protagonisti di opere immortali di Dostoevskij: Raskol’nikov e Sonja di Delitto e castigo, Ivan e Alëša dei Fratelli Karamazov.
Nel 1985 Jean Luc Godard gira Je vous salue Marie non senza polemiche per una vaga blasfemia, talvolta presente nelle opere dell’autore della nouvelle vague. Il titolo è l’annuncio della maternità a Maria, il 25 marzo, appunto, che coincide con le prime pagine scritte della Divina Commedia, che Jorge Luis Borges definì: il più bel libro scritto dagli uomini. In un più vasto ambito intellettuale si inquadra dunque il 25 Marzo quale data dantesca per eccellenza. Così Dante nel Paradiso XXI, 29-31, “…di color d’oro in che raggio traluce / vid’io uno scaleo eretto in suso / tanto, che nel seguiva la mia luce…”