“Tanto pe’ cantà…è roba der paese nostro…’’ cantava, con la voce bene intonata e la chitara, quel “popolano” del cinema e dei vari palchi dello spettacolo italiano, e non solo, che fu Nino Manfredi. ‘’Uno di noi’’ che aveva rappresentato e bene quella figura di italiano che sì è fatto da sé, tra sacrifici, discriminazioni, volontà, arte di arrangiarsi che soprattutto all’estero hanno fatto emergere l’Italia vera e reale. E film come Cafè Express e Pane e cioccolata, per citarne alcuni, ne sono state la testimonianza più alta. Lo ricordiamo per ‘’Anni Ruggenti’’ girato a Matera nel dopoguerra, per le tante partecipazioni in teatro, in tv e per la sua goliardia che ha aiutato e non poco il BelPaese nei momenti difficili, magari intonando ‘’ Tanto pe’ canta’’. Ce lo ricorda nel centenario dalla nascita, Armando Lostaglio, che cercò di invitarlo a Rionero in Vulture per una delle tante iniziative del cineclub “Vittorio De Sica’’. Ciao Nino, anche con quell’aroma del cafè che ‘’più lo mandi giù e pìù ti tira su’’…

Cento anni Nino Manfredi

Di Armando Lostaglio

Si chiamava Saturnino, ma per tutti era solo Nino, il vicino di casa dal volto bonario, pure se talvolta assumeva un aspetto drammatico: Nino Manfredi, ovvero l’arte di commuovere sorridendo. Ciociaro di Castro dei Volsci, era nato il 22 marzo 1921, centenario, come altri della sua brillantissima generazione, cui la cultura italiana (e cinematografica e televisiva) deve tantissimo. Si spense a Roma, nel 2004, eppure come se fosse ieri, quando in uno spot beveva con garbo quel suo caffè. E che vendeva (da abusivo) su un treno del Sud in “Café Express”, diretto (nel 1980) da Nanni Loy. C’è spesso un treno nella memoria di Nino: “L’avventura di un soldato” con la seducente vedova (suo primo eccellente film del ’62 diretto e interpretato, tratto da un racconto di Italo Calvino) e il treno del non ritorno dall’emigrazione svizzera (in “Pane e cioccolata” di Franco Brusati, 1974). Manfredi fa parte di quell’olimpo di attori ineguagliabili che hanno interpretato il Cinema italiano, e la Commedia come drammaturgia del quotidiano: Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni. E a dirigerli immensi registi (Scola, Risi, Monicelli, Magni, De Sica, Lattuada, Zampa, Emmer) che lasciano tutt’ora un segno di struggente bellezza. Un cinema che continua a raccontarci il secolo scorso come meglio non si potrebbe: l’effige di Nino Manfredi rimane in un distillato di immagini, popolari ed erudite ad un tempo, ma sempre colorite da una espressività contagiosa.
Manfredi attore, regista, sceneggiatore, comico, cantante e doppiatore: pura versatilità di scena. Durante la sua straordinaria carriera ha alternato ruoli comici e drammatici con esaltante efficacia, ottenendo riconoscimenti in Italia e oltre. L’indole scenica la incrocia ad un’esibizione della compagnia teatrale di Vittorio De Sica, se ne innamora. Troverà in Orazio Costa il suo mentore e debutterà in teatro con Tino Buazzelli. Passerà quindi alla scuola del Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler e infine, di nuovo a Roma, con Eduardo De Filippo. Un esordio incommensurabile. Ma sarà il Cinema a consacrarlo, nella semantica di una esistenza in grado di manifestare i volti più comuni e più sinceri. Il personale ricordo di Nino Manfredi va al venticinquesimo anniversario dell’uscita del capolavoro “Pane e cioccolata” che il CineClub “De Sica” aveva inserito nella mostra CinEtica del 1999 a Rionero, sul tema della emigrazione. Il contatto con l’attore lo fornì il compianto Tony De Bonis (regista di Pietragalla attivo a Roma e in Ciociaria), per invitarlo a Rionero, come già si faceva anche con altri registi ed attori. Telefonammo a casa di Nino e ci rispose la sua adorata moglie, Erminia. Con gentilezza ci passò Nino, che si dichiarò onorato di averlo invitato per ricordare quel film capolavoro di Brusati. Ci parlò bene della Basilicata che un po’ gli ricordava la sua Ciociaria. Ci era stato per il film “Anni ruggenti” di Luigi Zampa nel 1962, mirabile la sua interpretazione a Matera. Ebbene, accettò di venire da noi. Per l’organizzazione del viaggio ci passò di nuovo sua moglie, la quale garbatamente ci rispose che l’attore aveva ricevuto contestualmente altro invito in televisione, al quale non poteva rifiutare. Qualche anno dopo, Nino uscì di scena, definitivamente. Lo ricorderemo sempre con affetto.