Morte e misteri dietro a ”Miroirs n.3” (specchi in francese) il Mistero di Laura narrato da Christian Petzold pizzicando sulle corde di una chitarra, che usa le note delle favole di Grimm o delle tragedie decandentiste di una letteratura ”noir” dai mille interrogativi che lascia lo spettatore incollato allo schermo, anzi alla casa dei misteri, fino alla fine. Domani proiezione al cinema comunale ”Guerrieri” di Matera per la rassegna di Cinergia. Il resto è nell’ampio comunicato di presentazione. Buona visione.

Mercoledì 15 APRILE MIROIRS NO.3 – IL MISTERO DI LAURA
Film: MIROIRS NO.3 – IL MISTERO DI LAURA
Data: Mercoledì 15 APRILE
Cinema: Cinema Guerrieri Matera
Orari:18.00 – 19.50 – 21.40
Posto Unico: € 6,00
Informazioni
Laura, una studentessa berlinese, partecipa a una breve escursione con il compagno con il quale la relazione non sembra più funzionare. Mentre viene accompagnata alla stazione perché dice di non sentirsi bene accade un incidente che provoca la morte del partner in prossimità di un’abitazione. Lì vive Betty che la soccorre e accetta di ospitarla per qualche giorno. Laura avrà modo di conoscere anche il marito e il figlio della donna e di scoprire il segreto che si cela dietro quel nucleo familiare. Petzold torna a lavorare con la sua attrice preferita a cui affida il ruolo di esploratrice in un microcosmo di legami familiari. È ancora Paula Beer a offrire, anche con la sua sola presenza, l’opportunità a Christian Petzold di esplorare l’animo umano. La incontriamo all’inizio del film mentre osserva un corso d’acqua e ci si avvicina lasciando a noi l’opportunità di ipotizzare o meno una tentazione di suicidio. Già comunque dalle prime inquadrature avvertiamo un disagio e un distacco da quanto circonda Laura in un film in cui Petzold inserisce delle risonanze che gli arrivano dalle fiabe dei fratelli Grimm che raccontava ai figli quando erano piccoli. Le riassume in uno scambio di sguardi che Laura e Betty si scambiano mentre l’auto sta percorrendo la strada che costeggia l’abitazione della seconda mentre la giovane donna con il suo compagno e una coppia di amici stanno andando verso la meta prefissata. In quello sguardo c’è la strega che attrae colei che vorrebbe tenere con sé. Al ritorno anticipato della ragazza Betty sarà ancora lì. Quasi attendesse la propria preda. Una preda destinata non ad essere vessata ma, molto più subdolamente e visceralmente, a colmare un vuoto. Petzold è molto abile nel costruire un progressivo annodarsi di legami intorno a una personalità che vive una profonda dissociazione. Laura, così come era assente da ciò che la circondava nelle prime scene, ora si distacca completamente dalla morte del compagno quasi fosse l’ultimo degli sconosciuti. È l’unica opzione che sembra esserle rimasta a disposizione per poter continuare a vivere ma, quasi come in una tensione uguale e contraria, finisce invece con il relazionarsi sempre più con questa famiglia in cui il rapporto di Betty con il marito e il figlio viene condizionato da silenzi che nascondono ciò che non si deve lasciar trasparire. Quando Laura suona al piano uno dei Miroirs di Ravel (da cui il titolo del film) ci troviamo in prossimità della scoperta dello specchio scuro in cui si riflette la vita di questa famiglia. Petzold ci immerge nella solarità della campagna operando su questa dimensione a cui fa acquisire una valenza in opposizione a quanto accade. Se le ombre si creano solo in presenza della luce qui a poco a poco si dilatano in una progressione che sfiora il thriller che consente al regista di proseguire la sua indagine sulle relazioni umane.
