…E’ risuonato con note diverse dalle aule della Cassazione al festival della canzone italiana, ma nel nome di Taranto. E così ci sta tutto mettere insieme nel titolo la sentenza alla ex Italsider-Ilva (ora Arcelor Mittal) nei confronti di dirigenti coinvolti in una inchiesta per morti di amianto e la vittoria del giovane cantante tarantino Diodato al festival di Sanremo ” Fai rumore”. E serve alla città dei due mari per puntare il dito sulle cose non fatte, rimaste a metà o che chiedono giustizia. Nella nota dell’Aiea di Carmina Conte e Flavio Aurora, che pubblichiamo di seguito, tutto il rammarico e la rabbia per la sentenza assolutoria. Quasi in controtendenza con altre del Paese. Ma questa è definitiva perchè emessa dalla Cassazione. E’ un invito alle coscienze di attivisti dell’Aiea a non mollare, insieme alle famiglie perchè la questione amianto tiene banco e fiato sospeso in altre zone del paese, per quanti hanno avuto a che fare e per quanti (purtroppo) dovranno confrontarsi con questa realtà.

LA NOTA DI AIEA
COMUNICATO STAMPA
Il fatto non sussiste e prescrizione del reato per i morti di amianto ex ITALSIDER- ILVA di
Taranto! Profonda delusione e amarezza per l’AIEA per la sentenza della Cassazione che ha
annullato senza rinvio il ricorso contro gli ex dirigenti Riva e Capogrosso. Annunciato ricorso in
sede civile
“Esprimiamo la nostra profonda delusione e amarezza per la decisione definitiva della IV
Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, che ha annullato senza rinvio il ricorso
contro Fabio Riva e Luigi Capogrosso, gli ex manager ITALSIDER-ILVA, accusati della morte
per amianto di due lavoratori”, è quanto hanno dichiarato Maura Crudeli, presidente
nazionale e Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di AIEA, Associazione
Nazionale Esposti Amianto, parte civile nella lunga e tortuosa vicenda processuale.
“Il fatto non sussiste e prescrizione del reato”: queste le motivazioni addotte dalla IV Sezione
della Cassazione, per i quali i due ex dirigenti non pagheranno nessuna pena per la morte di
Cosimo Adamo e Vito Ancona, morti per amianto come gli altri 9 lavoratori ex Italsider-ILVA,
per i quali si attende il processo in Corte d’Appello a Lecce, Sezione Distaccata di Taranto, che
vede imputati altri due ex manager, Sergio Noce e Attilio Angelini. Ma la Cassazione ha però
condannato i due, Riva e Capogrosso, alla “rifusione” delle spese sostenute dalla parte civile
Associazione Italiana Esposti Amianto: “Questo è un fatto positivo- hanno sottolineato Crudeli
e Aurora- che ci consente di attivare il ricorso in sede civile, in quanto parte lesa nel nostro
impegno a difesa del diritto alla salute”.
Riva e Capogrosso erano stati condannati in primo grado nel 2014 a 6 anni, ma erano stati
prosciolti in Appello, nonostante la richiesta del PG di condanna a 3 anni e mezzo: su questa
sentenza aveva fatto ricorso la Procura di Taranto e le parti civili, fra cui in particolare AIEA .
Ma, la loro posizione era stata stralciata dalla prima udienza in Cassazione del 13 giugno
dello scorso anno per omessa notifica: in quella occasione, sempre la IV Sezione Penale aveva
appunto deciso il rinvio alla Corte d’Appello di Lecce degli altri due imputati Sergio Noce,
condannato in Appello a 2 anni e 4 mesi (9 anni e 6 mesi in primo grado) e Attilio Angelini a 2
anni (9 anni e 2 mesi in primo grado). L’accusa è sempre la stessa, omicidio colposo e
omissione dolosa di cautele per i lavoratori esposti all’amianto, la stessa, appunto, per Riva e
Capogrosso: una accusa grave, che riguarda l’omissione delle norme di sicurezza, per cui per
anni i lavoratori sono stati esposti all’amianto, pur essendoci una legislazione che lo avrebbe
impedito se fosse stata applicata!
“ll fatto non sussiste, ancora una volta-sottolineano Maura Crudeli e Fulvio Aurora, assistiti
dall’avvocato Stefano Palmisano- sembra prevalere la teoria “negazionista”, per cui non si
può individuare l’inizio della cancerogenesi con la conseguente morte dei lavoratori in
relazione con la responsabilità di manager e dirigenti aziendali. I reati sono sono prescritti: una
mannaia che si abbatte sul diritto alla giustizia delle vittime, una ingiustizia che si somma all’ingiustizia, il
reato c’è stato, ma non è più punibile, perchè prescritto! Una mannaia che rischia di abbattersi su tanti
processi in corso, da Nord a Sud, per la morte ingiusta di tanti, troppi lavoratori, morti per il lavoro, per
l’amianto respirato in fabbrica! Questa vicenda è l’ennesima riprova che il diritto al lavoro va di pari passo
con il diritto alla salute. La vicenda in corso per la “salvezza” dell’ex ILVA di Taranto, e il moltiplicarsi delle
patologie e morti nel territorio, sono la riprova, oggi più che mai, che occorre garantire i posti di lavoro e
contestualmente attuare azioni per la tutela del diritto alla salute”.
La vicenda processuale per i morti all’ex Italsider-ILVA di Taranto è “esemplare” rispetto all’andamento di
procedimenti giudiziari simili: furono 27 gli imputati condannati in primo grado nel 2014 a ben
189 anni complessivi, perchè ritenuti responsabili della morte di 31 lavoratori. Adesso, fra
prescrizioni, assoluzioni e decessi di imputati, siamo arrivati a soltanto due imputati, gli
ultimi:Noce e Angelini, sotto processo a Lecce per la morte di 9 lavoratori. Giustizia sarà mai
fatta?