Le chiamano AREE VERDI, ma sono aride, – grigie o marró -, dopo lo sfalcio radicale di ogni erba e pianta spontanea.
Come se non bastasse, con i lifting dei chirurghi, pardon tecnici, municipali, il verde nei rioni viene spesso “spuntato“, a favore di comodi parcheggi sotto casa per i residenti.
Sia mai che l’utilitaria/il SUV, il bimbo più amato, ci scappi via dal grembo.
Altrove (Bottiglione) ci si era già superati, piazzando al posto di un intero prato una fila di incantevoli box..(vedi foto di copertina)
Come nella ballata satirica, originariamente scritta da Pete Seeger:
“Little boxes on the hillside
Little boxes made of ticky-tacky
And they all look just the same”
Liberamente interpretato: “Tanti cubicoli sulla collina
Fatti di pappa molla
Tutti uguali per ospitare vite uguali“.
Ma torniamo al diserbo.
Ci si potrebbe almeno aspettare che il prelievo della materia viva, insetti compresi, abbia un effetto secondario virtuoso: visto che si è già all’opera, si allunghi almeno una mano a raccogliere l’annosa MONNEZZA!
Che però ha un pregio storico..
Provate a carotare anche pochi centimentri di terreno, e vedrete quanti strati di rifiuti vi sono impilati. All’attenzione di futuri archeologi urbani, e solo di quelli.
Se nel frattempo non si sono già inceneriti, grazie ai ROGHI a cui gli stessi residui di vetro, plastica, carta, ecc., fanno da innesco.
Magari non c’entra nulla, ma sotto quella sempre più erosa coltre si potrà fare la storia elettorale italiana, vista la periodica dispersione di BIGLIETTINI ELETTORALI nell’ambiente. Che non potrà che essere incrementata nell’odierna fregola di ritorno ai voti di preferenza, somma espressione politica del particulare italiano.
E così uno legge un cartello di ammonimenti, come in vico Umbria, e si chiede: ma quel fazzoletto di verde non è stato appena mutilato per far posto a parcheggi sotto casa e/o ad un lastricato senza un filo d’erba, troppo ampio per essere un semplice marciapiede? E scommettiamo che anche quest’ultimo sarà di servizio alle auto?
E allora, DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA?
La falsità di chi ci amministra non ha limiti quando cio’ viene sfacciatamente venduto come allestimento e cura di aree verdi.
E la responsabilità della miseria ambientale viene accollata tutta al singolo cittadino che getta cartacce, o lascia il cane rotolarsi nell’erba (residua) come da quando mondo è mondo.
So che col verde NON SI PRENDONO VOTI, ed i giardinetti sono poca cosa rispetto al verde che ci vorrebbe per rimetterci in sesto.
Siamo nel terzo millennio, e dispiace che l’ALFABETIZZAZIONE ambientale stia ancora a zero.
Com’è possibile che ai più risulti non pervenuto il nesso tra taglio esasperato della vegetazione spontanea e SICCITÀ che ci affligge. Ed erosione del suolo. E TOSSINE nell’aria che respiriamo a cui il verde, in un mondo normale, dovrebbe fare provvidenzialmente da filtro.
E QUELLI CHE SANNO TACCIONO, per non cadere in disgrazia presso il popolo motorizzato.
Ma, come per il riscaldamento globale, qui non siamo più a un forbito scambio di opinioni.
Altro che stretto di Hormuz.
C’è una GUERRA A KM ZERO che merita di essere combattuta: è quella al tappeto di asfalto, al cemento, alle emissioni cancerogene.
Per iniziare, basta scendere giù nel quartiere.


La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue.
Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore.
Con tutta l’ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: “Meglio che lavorare”.
Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni.
Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento.
La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci.
Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
Bellissima riflessione. Sono una turista slovacca di Bratislava e viaggio spesso in Italia, quindi noto questi cambiamenti anche da visitatrice. Purtroppo, lo stesso tipo di retorica lo sento anche prima delle elezioni amministrative nell mio paese e poi, una volta passate, arriva la realtà.
Allo stesso tempo, però, vedo anche tante iniziative civiche che cercano di sensibilizzare sull’importanza di preservare i prati naturali. Sempre più spesso si parla di uno sfalcio più responsabile: quando si taglia l’erba in città, una parte viene lasciata intatta per proteggere gli insetti e la biodiversità. Questa idea sta diventando sempre più diffusa e apprezzata. Persino alcuni edifici ospitano arnie sui tetti per favorire le api.
È ancora uno sforzo piccolo rispetto a ciò che sarebbe necessario, ma ogni passo nella giusta direzione conta. E quello che mi dà speranza è vedere che le generazioni più giovani sono molto più consapevoli e attente a questi temi.
Bellissima riflessione, hai perfettamente ragione. Sono una turista slovacca di Bratislava e viaggio spesso in Italia, quindi noto questi cambiamenti anche da visitatrice. Purtroppo, lo stesso tipo di retorica lo sento anche prima delle elezioni amministrative nel mio paese e poi, una volta passate, arriva la realtà.
Allo stesso tempo, però, vedo anche tante iniziative civiche che cercano di sensibilizzare sull’importanza di preservare i prati naturali. Sempre più spesso si parla di uno sfalcio più responsabile: quando si taglia l’erba in città, una parte viene lasciata intatta per proteggere gli insetti e la biodiversità. Questa idea sta diventando sempre più diffusa e apprezzata. Persino alcuni edifici ospitano arnie sui tetti per favorire le api.
È ancora uno sforzo piccolo rispetto a ciò che sarebbe necessario, ma ogni passo nella giusta direzione conta. E quello che mi dà speranza è vedere che le generazioni più giovani sono molto più consapevoli e attente a questi temi.