mercoledì, 28 Febbraio , 2024
HomeAmbientePio Acito: E se ripristinassimo parte del fosso Barisano?

Pio Acito: E se ripristinassimo parte del fosso Barisano?

Chiamatela pure provocazione, ma è una richiesta-proposta improntata al buon senso e che entra nel merito e nel cuore di un problema ricorrente, legato ai rischi di allagamento dei rioni Sassi a causa dell’assenza di un sistema di raccolta ”naturale” delle acque che un tempo erano stati i ‘grabiglioni’, oggi pavimentati dalle Vie Fiorentini nel Barisano e in via Bruno Buozzi nel Caveoso. Da qui la proposta di Pio Acito, disaster manager, con una ‘navigata’ esperienza alle spalle e che suggerisce di intervenire parzialmente ripristinando il fosso del Barisano, per esempio. La argomentata riflessione che segue è un contributo al dibattito che dovrà seguire, ma con atti e scelte concrete, dopo il programma delle celebrazioni per i 30 anni dell’inserimento dei rioni Sassi e dell’habitat rupestre tra i beni tutelati dall’Unesco. Proposta assennata, quella di ”zio” Pio Acito, che segue al lavoro certosino di ricerca e descrizione fatto da Enzo Viti e Teresa Lupo sulla Matera sotterranea, con la pubblicazione di un numero tematico sui ”Grabiglioni” per le edizioni Magister. Per i Sassi servono scelte di buon senso, anche per evitare il ripetersi di situazioni preoccupanti e a volte esilaranti delle strade degli antichi rioni come fiumi in piena, che hanno fatto il giro dei social. Ma senza che quelle situazioni, con i cambiamenti climatici, siano mutate.

CONOSCERE IL TERRITORIO PER PREVENIRE
E RIDURRE IL RISCHIO IDRAULICO
MATERA – I GRABIGLIONI OGGI
arch. F. Pio ACITO disaster manager novembre 2023

Il 24 Ottobre 1928 sulla città di Matera nel tempo di 6 ore cadono 50 mm di pioggia, uno scroscio intenso e prolungato che causò la morte di due persone: Morelli Domenico Rocco e Conforti Conte, intrappolati in un locale sottostante la piazza Vittorio Veneto, allagato dalle acque provenienti da monte e che si incanalavano verso il fosso Barisano.
Novantacinque anni fa l’abitato di Matera aveva una estensione molto più limitata della attuale;
tutte le colline al contorno della piazza principale Vittorio Veneto erano coltivate, senza fabbricati o strade, era in costruzione il tracciato della ferrovia Calabro Lucana; quel tracciato, poco a monte della strada nazionale n.7, separava l’urbano dalla campagna;
erano in costruzione le palazzine di Piccianello, sulle colline attorno la città solo isolati “casini”, il cimitero, i frutteti di Lanera, le vigne di Serra Venerdì; non esistevano i nuovi quartieri che sorgeranno dopo lo sgombero dei Sassi a partire dagli anni ’50.
In quegli anni nei Sassi si concentrava il 55-60% della popolazione materana (tra le 12 e le 15mila persone su 23mila abitanti -ISTAT censimenti 1871-1936); la piazza centrale, circondata da fabbricati commerciali e chiese, consentiva l’accesso ai Sassi da più gradonate.
I rioni Sassi con casegrotte, chiese, locali artigiani, stalle, cisterne, si sviluppavano sui ripiani delle coste calcarenitiche che dal fondo dei fossi Barisano e Caveoso salgono sino al piano settecentesco.
I fossi Caveso (colmo all’attuale rione Pini) e Barisano (colmo al Castello – Montigny) sono la parte terminale ed incassata naturalmente del bacino idrografico che confluisce nel torrente Gravina.
Il fosso Barisano nel tratto dalla collina Montigny (Castello) all’imbocco di via Fiorentini ed al salto del Casale nella Gravina percorre circa 750 metri con una diffenza di quota di 80 metri e quindi una forte pendenza superiore al 10%;
i due fossi sono sottoposti ad un bacino di circa 190 Ha (1.900.000 mq).
Nella sua relazione del 30 ottobre 1928 l’ingegnere Alessandro Palma stima in meno del 32% l’acqua di scorrimento che arriverà nei fossi grazie alla capacità di assorbimento dei terreni.
I fossi Barisano e Caveoso sono incisioni tipiche e naturali delle coste murgiane verso le Gravine, nel corso dei secoli per il loro attraversamento si sono realizzati ed utilizzati numerosi ponticelli alcuni anche carrabili con i piccoli mezzi dell’epoca.
A seguito dell’evento nefasto del 24 ottobre 1928 si eseguirono importanti opere per regimentare le acque meteoriche e si procedette al tombamento dei due fossi-grabiglioni realizzando una articolata serie di griglie agli accessi e ad ogni intersezione viaria nei Sassi.
Nel corso degli anni griglie ed accessi sono stati sempre più ridotti fino a non averne più alcuna ispezionabile.
Nel gennaio del 2015 il cedimento di un tratto della via Fiorentini ha evidenziato la fragilità delle opere sottostanti ed ha comportato la chiusura della strada per oltre 3 anni.
In corrispondenza dell’accesso alla via Buozzi, nel fosso Caveoso, sono state eseguite nel 2021 opere per ridurre i ricorrenti cedimenti viari con il rifacimento anche di griglie metalliche.

– Il 24 ottobre del 1928 in piazza V. Veneto nei pressi del “ponticello” un violento nubifragio provocò la morte di due cittadini materani.
– In tempi più recenti il 6 novembre 2011, in località Ciccolocane, la morte di due cittadini lungo il canale di bonifica nei pressi di Borgo Venusio.
– Ancora nell’anno 2015 il crollo di un tratto di via Fiorentini per cedimento della struttura di copertura del fosso.
– Nel 2019, l’alluvione dell’11 e del 12 novembre mise a dura prova la fragilità dei Sassi con l’allagamento di decine di vani ipogei proprio in adiacenza della piazza V. Veneto.
Nel 2020 il grande lavoro di Teresa Lupo ed Enzo Viti con il quaderno “GRABIGLIONI” (n.2 di Matera sotterranea), rende partecipe la Comunità materana della ricchezza sottratta con la copertura di novanta anni fa dei fossi Barisano e Caveoso.

Stato attuale dei fossi Barisano e Caveoso, del bacino sovrastante ed utilizzo dei rioni Sassi
I fossi Barisano e Caveoso da decenni non sono più percepiti come tali; le vie Fiorentini e Buozzi hanno cancellato dalla vista i fossi, parte delle acque di pioggia che precipitano sul bacino scorre sui piani stradali impermeabilizzati, mentre altra parte scorre invisibile nei cunicoli.
Nel tempo di 50 anni la caratteristica del bacino è drasticamente cambiata, dall’avere il 68% di suolo agricolo permeabile ad avere oltre il 90% di impermeabilizzato, costruito, asfaltato.
La estensione del bacino non è incrementata, ma la velocità di scorrimento delle acque di pioggia si è fortemente incrementata per assenza di scabrosità, vegetazione, suoli permeabili e per riduzione degli sfoghi laterali verso i Sassi.
Lo slargo del Casale e la piazza san Pietro Caveoso sono i due punti terminali e di salto nella Gravina di Matera dei due “raccoglitori”.
Non è dato conoscere quale sia lo stato dei fossi sotto le due strade.
Negli anni più recenti sono numerose le manutenzioni a fini ricettivi di ambienti ipogei e/o a quota di sicurezza rispetto all’andamento naturale dei fossi; vani un tempo adibiti a cisterne e che si empivano ad ogni scroscio di pioggia ospitano oggi ignari viaggiatori e turisti esposti ad elevato livello di pericolosità.

E’ assolutamente necessario effettuare una videoispezione (tramite robot cingolati radiocomandati e dotati di videocamere) per poter valutare eventuale necessità e/o urgenza di manutenzioni e per evitare/rimuovere occlusioni, cedimenti, crolli che avrebbero pesanti conseguenze in termini di sicurezza e quindi posizionare idrometri e flussimetri.
A fini preventivi e di conoscenza è necessario posizionare due/quattro videocamere per poter valutare il comportamento dei fossi in occasione di piogge affidandone la gestione ad organizzazioni di volontariato di protezione civile.

Fosso Barisano 1906 altezza chiesa sant’Antonio

Carta del Regio Genio civile 1928

Rinaturalizzare parte del fosso Barisano, riportando alla luce il fosso, sarebbe una buona cosa, consentirebbe la sistemazione di tutti gli scarichi fognari, il ripristino di antichi ponticelli, la riduzione della presenza di auto in una parte della via, la riduzione drastica della pericolosità per chi i Sassi li vive.

La foto del servizio di apertura è tratta dal quaderno n.2 ”I Grabiglioni” della collana Matera sotterranea delle edizioni Magister

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti