E’ l’oro bianco, non è eterno e, soprattutto, è la linfa vitale del pianeta. Matera città dell’acqua e di una cultura millenaria, che ha portato l’uomo nei secoli a sviluppare tecniche di raccolta, conservazione e distribuzione, deve fare di più per salvaguardare una risorsa preziosa che non va sprecata. Soprattutto con quel riconoscimento internazionale, datato 1993, che portò i rioni Sassi e il parco delle chiese rupestri a far parte dei Beni tutelari dall’ Unesco grazie a una sapiente relazione redatta dall’architetto Pietro Laureano. Ma da allora sprechi, degrado, insipienza e mediocrità di uomini ed enti (la storia è lì e non si cancella) sono aumentati a dismisura e la gestione, gioco di parole, fa acqua da tutte le parti. Sono aumenti i costi e il rischio che l’acqua pubblica venga privatizzata, nonostante i referendum, sono dietro l’angolo.

E allora la mozione, presentata da Mario Montemurro (Verdi), all’ordine del giorno di domani 22 luglio in consiglio comunale, con le motivazioni del caso, che affondano le radici nelle vene del sottosuolo e di una economia di un uso dimensionato delle acque, per i diversi usi, sono uno stimolo a fare di più. Ma passando dai buoni propositi ai fatti, mettendo mano alla buona e sensata progettazione e all’utilizzo di quanto nel periodo delle piogge o con i sistemi di riciclo, possano contribuire a contenere gli sprechi. Le proposte elencate richiedono che si lavori al ripristino di una cultura del corretto uso dell’acqua, guardando anche ai tanti ‘campanelli di allarme’ suonati fino all’inverosimile lungo i torrenti Gravina e Jesce, sulla ridotta gittata dell’invaso dello Jurio, nei Sassi come nei quartieri e nei borghi con fontane, beverini danneggiati, non funzionati o rimossi mentre proliferano i distributori automatici di bevande, in linea con la vocazione commerciale e turistica della città.

Ci sarebbe voluto amore per le fontane, oltre a fontane per innamorati, con una manutenzione periodica di quel patrimonio pubblico e dell’arredo urbano, sul quale non si è mai fatto nulla. E che dire delle tante sorgive delle parti alte della città ( da Chiancalata al Castello a Macamarda) e dei sistemi di raccolta, a volta tombati o occlusi, della tradizione architettonica degli antichi rioni di tufo per altri usi e abusi. Ma l’acqua scorre e male quando piove creando danni e disagi. Così strade progettate in piano, senza canali di raccolta dimensionati, da qualche parte sfogano.

E che dire degli allagamenti cronicizzati al rione Piccianello in via Cererie, all’altezza dell’ex pastificio Padula, a causa di una sottodimensionata progettazione negli anni Settanta del sistema di raccolta delle acque piovane? Finora annunci, ma non c’è nulla- insieme ad altre dimenticanze sul quartiere- nemmeno nel piano triennale delle opere pubbliche. La mozione verde è una sfida sulla qualità e sulla interdisciplinarietà degli interventi, accanto a una attività di sensibilizzazione, che deve essere soprattutto reale più che social. Sprechi e paradossi progettuali si verificano sul campo. Altrimenti resteremo a secco, all’acqua, come si dice in dialetto materano.

IL TESTO DELLA MOZIONE DI INDIRIZZO
Sig. Sindaco del Comune di Matera
Sig. Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Matera
Alla Giunta del Comune di Matera

Oggetto: Mozione di indirizzo consiliare sul recupero, l’utilizzo e riuso dell’acqua nelle opere pubbliche e nella pianificazione urbanistica. Valorizzazione della cultura e della storia del sistema storico di raccolta delle acque della Città di Matera.

A Matera l’acqua, nel corso di centinaia di millenni, è stata “scultrice sapiente” di quella morfologia del territorio in cui l’esperienza umana, cominciata nella notte dei tempi, ha continuativamente agito adattandosi ad esso come ancestrale forma di resilienza. L’acqua infatti, primo agente di morfogenesi, a Matera, in una forma unica al mondo, è riuscita a mettere in contatto l’uomo e la roccia, scolpendo la forra della gravina, i “graviglioni”, la rupe dell’Idris ma anche liberando il Piano dalle argille. Da quando l’uomo è entrato in contatto con la tenera roccia calcarenitica in cui si è progressivamente “accomodato”, l’acqua ha continuato ad essere un vitale tessuto connettivo, prezioso perché poco disponibile, che l’uomo ha dovuto guadagnarsi senza perderne nemmeno una goccia applicando il suo ingegno umile e sapiente tramandato nel corso dei secoli. A partire dal XX secolo, questo rapporto speciale tra l’elemento acqua e i cittadini, si è gradualmente stemperato fino ad interrompersi. E’ tempo di agire, pensando alle nuove generazioni, nel tempo dello Sviluppo Sostenibile, riappropriarci culturalmente dell’elemento attraverso azioni concrete di carattere educativo ed urbanistico.

PREMESSO CHE
La risoluzione ONU del 28 luglio 2010 ha dichiarato per la prima volta nella storia il diritto all’acqua come “un diritto umano universale e fondamentale”
L’acqua, la più preziosa delle risorse, rappresenta il paradigma della vita. E’ infatti presente in tutti gli esseri viventi ed è il più prezioso dei beni comuni, da difendere e da tutelare.
L’Agenda 2030, il piano d’azione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, dedica all’acqua il Goal n.5 e secondo il target 6b occorre “Sostenere e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione idrica e fognaria”
CONSIDERATO CHE
L’acqua è anche il basilare tessuto connettivo delle comunità umane e rappresenta un patrimonio naturale che diventa parte fondamentale della dimensione identitaria dei luoghi e delle popolazioni che in essi vivono. E che ciò è maggiormente significativo per la città di Matera, dove la storia dell’acqua coincide con la storia della nascita e dello sviluppo della stessa Città e ne definisce i caratteri della sua peculiarità mondiale.
Negli ultimi decenni, con l’avvento della infrastrutturazione idrica moderna, il “senso dell’acqua”, della necessità di recupero, del suo valore materializzatosi nell’articolato sistema di canalizzazione e raccolta delle acque tramandatoci dagli avi, è andato progressivamente disperdendosi;
Il mancato utilizzo effettivo dell’eredità rappresentata dall’articolato sistema di raccolta delle acque ha determinato nel tempo la sua obliterazione parziale e la sua sottrazione alla memoria stessa della Città.

SI IMPEGNA SINDACO E GIUNTA
A riscoprire il valore della tradizione di un ingegno tramandato di generazione in generazione che ha visto nascere ed evolversi un intricato e magnifico sistema idro-antropologico fatto di canali e cisterne, di neviere, piscine e palombari.
A sensibilizzare i cittadini, con il coinvolgimento delle associazioni e della scuola, alla riscoperta profonda, storica e culturale, sul valore dell’acqua e sul suo consumo consapevole, facendosi promotori di buone pratiche sostenibili nella gestione ed efficientamento delle fontane pubbliche e a definire una strategia comunale per l’acqua basata sull’uso efficiente di questa risorsa;
A promuovere il recupero del valore cittadino dell’ingegno tramandato di generazione in generazione che ha visto nascere ed evolversi a Matera il complesso e magnifico sistema idro-antropologico attraverso un catasto delle sorgenti, delle cisterne, dei pozzi, delle piscine, dei canali, delle neviere, piscine palombari e di tutte le strutture antropiche legate all’elemento e procedere alla loro valorizzazione, attraverso un piano di gestione, al ripristino, per quanto possibile, della loro funzionalità, ed alla loro divulgazione in chiave turistica ed educativa rivolta alle nuove generazioni anche coinvolgendo associazioni e scuole.

A dotare tutte le nuove opere pubbliche, i progetti di rigenerazione urbana e i parchi urbani esistenti e di nuova istituzione, di sistemi per la raccolta delle acque piovane per usi irrigui ma anche per il riutilizzo delle acque bianche per fini impiantistici.
A promuovere, insieme alle altri enti e Istituzioni, l’individuazione di tutte le risorse possibili per un monitoraggio più accurato e per una “risistemazione” di talune tratte dell’acquedotto al fine di ridurre lo spreco di acqua fino ai nostri “rubinetti”.
A promuovere progetti di grande portata, anche attraverso concorsi internazionali di idee e nell’ambito della rigenerazione urbana, sulla regimentazione delle acque reflue e di pioggia non solo da attuare attraverso sistemi ingegneristici ma anche con la sostituzione di pavimentazioni impermeabili con superfici in grado di favorire l’infiltrazione nel sottosuolo e diminuire il ruscellamento.
A vigilare, anche in concorso con altri enti o istituzioni, attraverso progetti di monitoraggio, sulla salubrità dei corsi d’acqua del Torrente Gravina di Matera, Torrente Gravina di Picciano e Torrente Jesce e a farsi promotori di azioni concrete atte alla loro tutela.
Matera, I consiglieri comunali: