Mario Montemurro, consigliere comunale dei verdi di Matera, nonchè provetta ed appassionata guida turistica ed innamorato dei luoghi di cui parla, con il “memoriale” che pubblichiamo a seguire indica una “chiave” da lui rilavata all’interno degli atti relativi ai lavori in corso nel Parco della Murgia che potrebbe consentire agli Enti finora bloccati di poter intervenire per un maggior rispetto dei luoghi…..e salvare il salvabile. Ecco il testo:

“Memoriale: Lavori Parco della Murgia: Una “chiave” per aprire un varco nel muro della burocrazia.”

PREMESSA

Il progetto “Parco della Storia dell’Uomo” nelle sue articolazioni “Preistoria” e “Civiltà Rupestre” è finanziato dalla Legge di Stabilità 208/2015, comma 347, e insieme ad altri, fanno parte di un “pacchetto” di 18 progetti rientranti nel Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) “Matera Capitale Europea Cultura 2019” che prevede interventi infrastrutturali e di valorizzazione del sistema dell’offerta turistico-culturale del capoluogo lucano.

Invitalia ne è il Soggetto Attuatore. I progetti, per un valore di oltre 26 milioni di euro, comprendono la realizzazione del Parco della Storia dell’Uomo – articolato nei quattro parchi tematici “Preistoria” e “Civiltà rupestre” (nel Parco della Murgia), “Civiltà contadina” (nei Sassi), “Città dello Spazio” (presso Centro di Geodesia Spaziale) – il sistema delle cave sei-settecentesche e la viabilità dell’area circostante, l’adeguamento ambientale della discarica “La Martella”, interventi su infrastrutture stradali e sugli accessi alla città e progetti vari che riguardano servizi per la mobilità e l’accoglienza.

L’idea del “Parco della Storia dell’Uomo” nasce in seno all’amministrazione De Ruggieri che tempo dopo, da privato cittadino (dicembre 2020) avrà modo di chiarire di essersi solo limitato “nell’offrire l’idea progettuale del Parco della Storia dell’Uomo con la sua articolazione temporale e spaziale e nell’offrire raccomandazioni, molte volte non accolte, perché in contrasto con la rigida immodificabilità di un progetto approvato, contrattualizzato e quindi appaltato”.

IL MURO

E’ vero, infatti, che l’iter tecnico-procedurale è stato gestito autonomamente da Invitalia (stazione appaltante) e che il Sindaco di Matera non poteva chiedere la modifica di un progetto che ha vinto una gara d’appalto, né ordinare il fermo dei cantieri, in assenza di rilievi giuridicamente rilevanti che dovrebbero essere evidenziati dagli organismi tecnici (non politici) competenti. Se fosse intervenuto avrebbe esposto se stesso e il Comune, e quindi la comunità materana, al rischio concreto di un contenzioso milionario con i progettisti e imprese esecutrici.

In effetti, le proteste dei cittadini, anche organizzati nel comitato spontaneo (di cui faccio parte) “SOS Murgia Timone” ricco di sensibilità e competenze specifiche – oltreché legali – nulla hanno prodotto sotto il profilo dell’interruzione della modifica del paesaggio, sotto gli occhi di tutti, in corso ormai di ultimazione.

Lo stesso neoeletto sindaco Domenico Bennardi, pur non apprezzando alcune scelte progettuali, e pur essendosi impegnato in campagna elettorale a trovare ragioni oggettive per fermare i lavori, non ha potuto motu proprio prendere iniziative coercitive senza che le stesse potessero esporlo personalmente – come minimo – al reato di abuso di ufficio.

Probabilmente i “fumi” dell’anno della Capitale Europea della Cultura hanno distratto noi cittadini (ma certamente non chi all’epoca li amministrava) dalle conseguenze di un’approvazione di un progetto a dir poco controverso. Erano trascorsi infatti tutti i tempi tecnici per poter opporre qualsiasi ricorso contro una decisione che si era concretizzata in data 22 febbraio 2019 a termine della Conferenza di Servizi Decisoria cui avevano preso parte la Regione Basilicata – Ufficio Urbanistica e Pianificazione, la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio, la Regione Basilicata – Dipartimento Ambiente ed Energia, Ufficio Parchi, biodiversità e tutela della natura, il Comune di Matera, l’Ente Parco della Murgia Materana, la Provincia di Matera e l’ASM Azienda sanitaria locale.

I cittadini si accorgevano effettivamente dei lavori nella primavera del 2020 solo quando si iniziano a vedere le prime recinzioni arancioni nel Parco. Troppo tardi, quindi, rispetto ai tempi legali per opporre pur legittime osservazioni o produrre formali ricorsi amministrativi. Essendo mancata la fase di comunicazione del progetto – che avverrà molto dopo e solo in seguito alle proteste – nessuno si è potuto rendere conto, per tempo, del reale impatto del progetto sotto il profilo culturale, storico e paesaggistico.

Da quel momento si è consumata e si è allargata sempre più la frattura tra la cittadinanza e le istituzioni preposte. Da una parte i cittadini che pretendevano giustizia per la storia dei luoghi, dall’altra la Stazione Appaltante (Invitalia), la Soprintendenza, la Direzione Lavori e le amministrazioni che avevano preso parte all’iter autorizzativo terminato nella CDS decisoria del 22/02/2019. Tra queste anche la nuova amministrazione Bennardi che pur ravvisando le incongruità del Progetto sotto il profilo paesaggistico non hanno avuto a disposizione uno strumento al tempo stesso tanto legittimo quanto efficace per poter pretendere sostanziali variazioni di un progetto appaltato e già in corso di realizzazione.

Per questo motivo anche la mia iniziativa (gennaio 2021) di voler promuovere un tavolo tecnico – istituzionale in cui gli enti preposti e la parte politica potessero rimodulare gli interventi alla luce delle stringenti regole previste dal Piano del Parco è caduta nel vuoto, in quanto nessuno ha ritenuto di doverne dare conto, ma si è invece teso a rispondere con illazioni su miei presunti accessi abusivi nelle aree di cantiere e accusandomi indirettamente di manie di protagonismo.

Nel mentre il tempo passava, scandito dalle immagini del “cantiere” in corso, la comparsa di muri e muretti a secco, passerelle lignee e metalliche, riporti di terreni alloctoni, bianche scalinate in pietra lavorata in marmeria, movimento terra e mezzi di lavoro pesanti al di sopra dell’ambiente da tutelare e da “valorizzare”, hanno inesorabilmente mutato il paesaggio originario.

LA CHIAVE

E’ accaduto la notte del 27 marzo u.s. che rileggendo – per l’ennesima volta – le carte che hanno reso questa vicenda inattaccabile dal punto di vista procedurale, l’attenzione si è soffermata su due delle numerosissime righe del verbale della Conferenza di Servizi Decisoria del 22/02/2019.

In un passaggio, l’arch. Francesco Chiarella, nell’esprimere il parere per conto della Regione Basilicata ufficio Urbanistica e Pianificazione Territoriale, dichiara di essere favorevole al Progetto ma “[…]ritiene tuttavia opportuno, ai fini di un migliore inserimento paesaggistico, segnalare la necessità che vengano osservate le seguenti prescrizioni: inquadrare gli interventi nell’ambito delle Norme Tecniche d’Attuazione del Piano del Parco […]”.

Un passaggio chiave, questo, sfuggito sinora a tutti ma che invece è il più importante di tutti perché una prescrizione mantiene la sua validità per tutta la durata dei lavori che ne devono, senza alcuna possibilità di deroga, tenere conto.

Un elemento chiave per poter consentire finalmente agli enti preposti, Comune di Matera ed Ente Parco in primis, di poter far valere le ragioni della tutela del paesaggio e con esso delle radici culturali della Città senza esporsi al pericolo di essere citati in giudizio per danni.

Un’occasione irripetibile che apre scenari diversi ma che certamente vanno nella direzione di ricucire uno strappo con la comunità e con la storia autentica dei luoghi.

Ora non resta che attendere il tempo tecnico per le risposte e trarne le conseguenze, anche se non dovessero arrivare.

Ma una cosa è certa: l’amministrazione comunale può essere a questo punto – finalmente – parte attiva nella volontà di fare luce “tecnicamente” sulla rispondenza delle opere rispetto al Piano e del Parco e tutto ciò che non risulterà in regola dovrà essere ripristinato. Regole, quindi, non opinioni.

Alla lettura del Piano del Parco nuoce infatti la discrezionalità amministrativa in quanto la protezione della natura è un processo squisitamente tecnico, e dunque la sua gestione non può essere manipolata in funzione della ponderazione comparativa di interessi diversi (compreso il tema della accessibilità).

Il Piano del Parco tutela l’interesse pubblico alla conservazione del patrimonio naturale e le idee, i progetti che vogliono realizzarsi in esso devono rimanere sganciati dalla quotidianità degli interessi umani.”