Con l’incremento turistico alimentato da Matera capitale europeo della Cultura anche il Parco della Murgia,insieme ai rioni Sassi, sono diventati una zona franca dove il degrado aumenta a causa della elevata presenza di visitatori e di quella ‘minoranza’ menefreghista che devasta, imbratta, demolisce, altera l’equilibrio di un habitat particolare e, tra l’altro, patrimonio dell’Unesco. Servono senso di responsabilità, controlli, sanzioni quando occorrono e, sopratutto, una svolta. L’Ente Parco non puo’ essere tutelato con poche unità per decine di ettari. E poi l’accesso ovunque e comunque con tutti i danni che la cosa comporta. Finchè si tratta di anime sensibili che ascoltano e rispetto la natura va bene, ma quando si passa a bivacchi e ad altre forme di degrado non ci siamo. Le risorse del Parco sono arcinote, ma la politica continua a far poco o nulla per frenare il degrado. Servono investimenti, risorse e volontà precise per tutelare e valorizzare i luoghi, rileggendo con attenzione la legge di settore che alcuni-probabilmente- hanno dimenticato. E la stessa cosa vale per i rioni Sassi. Se non siamo alla ”zona franca” dove tutto è permesso o quasi, e il degrado di percorsi, speroni, chianche divelte e abbandono di rifiuti lo confermano, poco ci manca. La riflessione denuncia di Legambiente Matera non va lasciata inascoltata a Matera e a Potenza, dove ha sede la Regione Basilicata, che ha istituito e finanzia (poco) l’Ente Parco della Murgia Materana.

Circolo di Matera

Palazzo delle Buone Pratiche, rione Pianelle 1

Il Parco della Murgia materana è costantemente sotto attacco.

Le sue leggi, a cominciare dall’art. 2, comma 2 (“La tutela, il recupero e la valorizzazione del comprensorio murgico, interessato dalle presenze di archeologia preistorica e storica, sono di preminente interesse regionale”), sono ignorate. L’ennesima invasione di auto a Murgia Timone, qualche giorno fa, che il circolo Legambiente di Matera ha documentato anche con un video, ripropone il problema dell’assoluta mancanza di un piano di gestione dell’area e della pressoché totale assenza di controlli.

A tutte le ore del giorno e della notte aree delicate del Parco vengono trasformate in un parcheggio. Non si contano gli atti di vandalismo e gli abusi perpetrati ai danni alla fauna e alla flora. Ad aggravare il quadro già preoccupante di aggressione e depauperamento di questo patrimonio naturale è l’eccessivo livello di antropizzazione della Murgia condizionato dalle massicce presenze di visitatori.

Solo per fare qualche esempio, si assiste impotenti al progressivo abbassamento del livello di superficie della chiesa rupestre di San Vito, che non può non avere tra le cause l’intenso calpestio e l’uso indiscriminato di bastoni da escursioni.

All’interno di molte altre chiese rupestri sono visibili lesioni e segni di incisioni provocate da un uso improprio di questi attrezzi. L’accesso al Parco, oggi ancora più di ieri, andrebbe governato e filtrato con visite guidate per assicurare il rispetto e la pratica di un altro dei principi cardine della legge istitutiva, e cioè “la salvaguardia di biotipi e di formazioni geologiche, geomorfologiche, speleologiche di rilevante valore preistorico, storico, scientifico, culturale, didattico, scenico e paesaggistico”.

Ma nonostante le esigenze di protezione, conservazione dinamica, ricostituzione e miglioramento del patrimonio naturale e archeologico richiedano provvedimenti urgenti di governo e di controllo delle presenze, il Parco è lasciato in balia di se stesso, indifeso e impoverito da abusi di ogni genere. In alcune aree della zona A, a più alta protezione, sulla carta, si registrano i segni di una graduale riduzione delle specie vegetali autoctone più rare.

Questa resa incondizionata alle violazioni delle leggi del Parco è anche il risultato di una amministrazione dell’Ente che è stata sempre orientata da nomine dettate dalla politica e non dalla competenza. Il poltronificio ha in ostaggio anche l’ambiente.

Da quando il Parco è stato istituito, nel 1990, la redazione dei bilanci avviene senza il preventivo confronto con la Consulta del Parco. E dal suo insediamento il presidente dell’Ente Parco non ha mai rivolto un invito al circolo di Legambiente per confrontarsi sulle questioni più importanti e per ricevere proposte e suggerimenti. Anna Longo, presidente del Circolo Legambiente di Matera, sostiene che: “L’associazione può dare il suo contributo ad un modello di gestione del Parco rispondente ai principi fissati dalla sua legge istitutiva e rimarcati nella legge quadro. A questo scopo chiediamo formalmente al presidente dell’Ente la convocazione di un incontro nel quale discutere le problematiche denunciate e ripristinare l’osservanza di regole per la tutela e la valorizzazione dell’area.”

Matera 8 11-2019