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Le 64 barre nucleari della Trisaia dopo quasi 60 anni finalmente a secco

Fanno parte dei lasciti statunitensi della Prima Repubblica e per oltre mezzo secolo, tra il 1968 e il 1970 , sono state tenute a mollo- in acqua- nelle piscine della Trisaia nell’impianto Itrec di Rotondella (Matera). Un simbolo , quelle barre del reattore nucleare di Elk River (Minnesota), della lotta contro quella filiera di produrre energia che la Basilicata ha più volte ricordato, con la lotta dei 100.000 di Scanzano Jonico del 2023, e poi con i ricorrenti piani dei Governi (da Berlusconi a Meloni) per la scelta dei siti nucleari ottimali. Abbiamo già dato. La notizia della Sogin che da oggi, 25 giugno, ha avviato con un preciso piano in sicurezza il processo di stoccaggio a secco delle barre, non può che essere apprezzato. Saranno trasferite in una cask, una capsula, e custodite nel deposito’’temporaneo’’ in attesa del sito unico nazionale.Quando? Dove? Al momento la scelta non c’è stata. La Basilicata punti sulle fonti energetiche alternative, ma senza devastare il paesaggio come già accaduto in alcune zone della regione.. Ma non fidarsi è meglio… E il presidio di ‘No Scorie’ a Scanzano è lì a ricordarlo.

COMUNICATO STAMPA
Sogin avvia le operazioni di ‘stoccaggio a secco’ del combustibile nucleare dell’impianto Itrec di Rotondella
Rotondella, 25 giugno 2026. Sogin ha avviato oggi le operazioni che porteranno al reincapsulamento dei 64 elementi di combustibile nucleare che si trovano nella piscina dell’impianto Itrec di Rotondella (Matera). Un traguardo significativo nell’ambito delle operazioni di ‘stoccaggio a secco’ di questo combustibile, che rappresenta uno degli obiettivi principali del programma di dismissione dell’impianto lucano.
L’intervento, preceduto dalle attività preliminari avviate questa mattina, consiste nel trasferimento di ciascun elemento di combustibile dalle capsule di confinamento in cui si trovano attualmente a nuove capsule idonee al loro inserimento nei due contenitori speciali, denominati cask, già presenti nel sito. Il combustibile sarà quindi inserito ‘a secco’ nei due cask che, a loro volta, saranno stoccati in sicurezza nel deposito temporaneo del sito in attesa del loro trasferimento al Deposito Nazionale, una volta disponibile.

Le operazioni si svolgeranno nella piscina dell’impianto e sotto battente d’acqua, per assicurare una naturale schermatura dalle radiazioni. Le attività saranno eseguite secondo specifiche procedure ingegneristiche definite per garantire la sicurezza durante tutte le fasi operative, e per consentire l’ispezione visiva di tutti gli elementi, finalizzata alla verifica della loro integrità strutturale. La fine delle operazioni di reincapsulamento è prevista entro la metà del prossimo anno.
Il progetto di ‘stoccaggio a secco’ dei 64 elementi di combustibile nucleare del ciclo uranio-torio, provenienti dal reattore americano Elk River, è stato interamente pianificato da Sogin e sarà realizzato dai tecnici dell’impianto che hanno seguito uno specifico addestramento.
Questo traguardo è il frutto di un complesso lavoro tecnico e organizzativo raggiunto dalla Società attraverso una costante interlocuzione con Isin, l’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione.

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