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Il Sorpasso all’ultimo tornante

Come un Leopard in scala minore, un’auto può diventare arma di distruzione di massa.
L’ATTENTATO in solitario di Modena è l’ultimo di una catena di stragi, che finora aveva risparmiato noi italiani.
Con l’inasprirsi delle tensioni sociali siamo facili profeti ad aspettarci che qualcuno ci riprovera’.
Questo Paese, prima che sul lavoro, è fondato – in gran parte allineato ai suoi simili – sulla incondizionata LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE AUTOMOBILISTICA.
E pensare che gli italiani sanno manifestare con parole e vezzi il loro amore per i bambini.
Curiosità: la parola BAMBINO è un export ubiquitario, che scorre in originale italiano sulle labbra dei parlanti di ogni altra lingua.
Ma il nostro vero BENIAMINO sono le carrozze di lamiera su 4 ruote, che annullano le distanze e coprono qualsiasi spazio storicamente pervenutoci.
Risultano nocive soprattutto per la “carne della nostra carne”, i più piccoli e sensibili, proprio le tossine che rilasciamo nell’ambiente nel segno del prediletto binomio di mobilità e status symbol.
Non da ultime, le invisibili particelle di usura dei pneumatici che si vanno a depositare su ogni filo d’erba.
E non faccio sconti a nessun tipo di inquinatori: abbiamo visto e soprattutto udito strombazzare nell’ultimo fine settimana in centinaia le rampanti due ruote, in questa terra di tutti e di nessuno che è diventata la ex capitale della cultura.
Erano dappertutto, in piazze, strade e vicoli.
Talora scortate da vigili con mini-sirene, manco fosse un corpo diplomatico.
Tutto concesso dai nostri magnanimi amministratori, tanto si sa che i materani, buoni come il loro pane, lasciano correre di tutto.
Saluterebbero con la consueta cordialità anche un carro armato che schiacciasse con i suoi cingoli le scale dei Sassi…
Ma a chi non piacciono LE LIBERTÀ?
Ci sono libertà per cui i nostri migliori avi hanno dato la vita, e in nome delle quali noi, per riflesso di quella storia, respingiamo al mittente qualsiasi manipolazione dei nostri 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali (anche se ahinoi in parte disattesi).
Ma le libertà NON sono tutte equamente desiderabili.
Alcune riscattano universalmente dall’oppressione, dal ricatto da Stato etico tipo Iran, dalla miseria (quando saremo liberati definitivamente dal capolarato e dalle mafie?).
Altre si consumano nel tacito sacrificio della LIBERTÀ DEGLI ALTRI, in genere masse che si immaginano grigie e indifferenziate, dislocate nel “terzo mondo”.
O a danno di creature che “più vicine a noi non si può”, come la stessa prole.
Il principio liberale per cui tutto ciò che non è espressamente vietato è ammesso sta diventando il perno dell’illiberalita’.
E così vediamo ronzare sulle nostre teste, nella peggiore sci-fi, curiosi ragni imbottiti di chip e sensori, che ci spiano pure dalle finestre.
E AI ci propina audio e video di eventi sintetici mai esistiti, come se fossero veri. Non vige obbligo di segnalare “ATTENZIONE: AI”.
Ma chi ha dato l’ok a marchingegni che, una volta sul mercato, non si possono più bandire!?
E INVECE NO. Un popolo che si rispetta, deve – è il caso di dire – AUTOimporsi delle condizioni di sostenibilità.
La libertà al volante, già sinistramente illustrata agli arbori da “Il sorpasso” di Dino Risi (1962), è al tornante finale, e deve essere quanto meno rimodulata.

Le leggi vanno cambiate: mai più una sempiterna armata Brancaleone di vetture con a bordo il solo conducente!
I veicoli a motore, energivori già al momento di esser prodotti (elettrici inclusi), possono essere giustificati solo se si affermano come mezzo di vera UTILITÀ SOCIALE CONDIVISA.
Devono esserci postazioni in cui “imbarcare” almeno un pedone che per scelta ecologica o altro rinuncia a una propria vettura.
Un sistema a punti deve premiare i meritorii che ammettono anche più di un passeggero supplementare.
Può essere che nemmeno pubbliche coccole (e sorveglianza) alla cinese servano, come non serve l’offerta di centinaia di bici pubbliche bellamente ignorate dai materani.
(Il sistema VAIMOO rischia di diventare VACCITUMOO, vista anche l’inidoneita’ delle strade, capaci di indurre al ritiro anche il più accanito dei ciclisti come me, dopo una sgraziata scivolata sulle chianche).
Allora bisogna, orrore orrore, anche SAPER VIETARE ciò che è nocivo per il clima, la socialità, la salute (tra l’altro, il cibo spazzatura), e che non da ultimo aggrava i disastrosi buchi della sanità pubblica. Nel rispetto di handicap e difficoltà individuali.
Senza decisioni rigorose, unite a una presa di coscienza ambientale, siamo condannati al peggior declino morale e fisico mai visto da occhi umani.

Stefano Matera
Stefano Matera
La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue. Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore. Con tutta l'ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: "Meglio che lavorare". Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni. Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento. La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci. Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
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